Copertina 6

Info

Anno di uscita:2019
Durata:34 min.
Etichetta: Punishment 18 Records

Tracklist

  1. CURSED TO MANKIND
  2. TIME
  3. ROPES
  4. BLOOD FADES TO ICE
  5. NIGHTMARE
  6. ASCENDING TO DISORDER
  7. FBH
  8. ALIVE
  9. TRAINED TO PAIN
  10. BURIED

Line up

  • Michele Sanna: drums
  • Daniele Manca: guitars
  • Antonio Sanna: guitars, vocals
  • Fabio Sinibaldi: bass

Voto medio utenti

Secondo album per i cagliaritani COMA a distanza di ben 6 anni dal precedente "Mindless" che mi rimase impresso per l'assonanza della copertina con quella di "Coma of Souls" dei Kreator, band alla quale i Coma si rifanno in lungo e per lungo, sparando un thrash violento e veloce, non privo di qualche lieve inflessione melodica (come in "Time"), costruito su riff efficaci e "fomentanti", che dal vivo - ma non solo! - promettono un vero macello.

34 minuti di assalto frontale in questo "Disorder" che ahimè, nonostante tante buone premesse, mi ha lasciato parzialmente soddisfatto e con tanto amaro in bocca, perchè musicalmente l'album funziona ed è grintoso e violento come il genere richiede (sebbene ci sia un po' di altalenanza nella qualità dei brani), ma in tutta sincerità la parte vocale mi impedisce di apprezzarlo come sarebbe d'uopo: sfortunatamente le vocals di Antonio Sanna, anche alla chitarra, sono fin troppo urlate e stridule: ben venga l'assenza del vocione in growl che da sempre a mio personalissimo parere rovina tutti i gruppi thrash che ne fanno uso, ma qui si va all'estremo nella direzione opposta, con degli strilli esageratamente acuti e gracchianti che non rendono merito alla qualità dei riff e degli assoli proposti dai Coma. Una voce più corposa e spessa (o rimodulata verso il basso come in "Buried", assai migliore come risultato) oppure sempre alta ma pulita (tanto per citarne uno, Russ Anderson dei Forbidden) avrebbe senza dubbio valorizzato un "Disorder" non eccezionale ma in ogni caso godibile, peraltro enfatizzato dal bel sound di chitarre (dal taglio saggiamente non troppo moderno) e della sezione ritmica.

Speriamo che i ragazzi possano acquisire ancora più maturità e compiere le giuste scelte per il loro sound, perchè brani come "Nightmare", "Alive" e la conclusiva "Buried" fanno chiaramente trasparire che i Coma il thrash metal non solo lo sanno suonare, ma lo sanno davvero intendere.

Recensione a cura di Gianluca 'Graz' Grazioli

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Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 27 giu 2019 alle 19:15

La mia fortuna, è che con il lavoro che svolgo, mi sono trovato a dover rispondere talvolta ad alcuni clienti insoddisfatti per chissà quale motivo, cercando di capire per quanto possibile dove vi fosse un errore mio, e dove invece il recensore di turno stesse sparando a zero senza pensare alle conseguenze di quello che scrive. Mi salva il fatto che qua non si parli di lavoro, dove una recensione negativa può davvero tagliare le gambe, ma di musica. Credo che il bello della musica sia che ognuno la interpreta e la valorizza secondo il suo stato d'animo, i suoi gusti, le sue conoscenze tecniche e, ovviamente, il suo giudizio globale, anche quando negativo, porta sempre con se degli insegnamenti utili per potersi migliorare e crescere. Purtroppo non è il caso di questa recensione. Qua sono state sparate quattro sentenze senza un senso, che poco hanno a che fare col gusto del recensore. Mentre Grazioli da una motivazione al suo voto "basso", ossia che non gli piace la mia voce e il modo in cui vengono cantati i pezzi (opinione condivisibile), qua non c'è traccia di cognizione di causa. Vengono citati i Kreator come band di riferimento: niente di più falso. I tedeschi non sono annoverati di certo tra i miei gruppi preferiti, e non mi ispiro a loro nel cantato: è solo la mia voce, utilizzata come uno strumento seguendo le direttive di chi ha prodotto l'album. Viene lasciato sottinteso un plagio verso "Angel of Death": ma stiamo scherzando? Con "Trained to Pain" non hanno ne una nota ne tantomeno una metrica in comune, per non parlare delle linee vocali completamente diverse. Sfido chiunque a smentirmi. Viene buttato li un "produzione non delle migliori", quando forse non ci si è neanche degnati di leggere dove e come è stato registrato l'album, ne chi ne ha curato la produzione e il mixaggio: "Disorder" può tranquillamente non piacere e non dire niente di nuovo, ma millantare che la produzione "non sia delle migliori", senza dare uno straccio di motivazione, onestamente lo reputo un pò uno sparare nel mucchio. In conclusione: a me del voto non sbatte un cazzo, ci mancherebbe, ne positivo ne negativo che sia. Mi interessa sapere cosa la gente pensa del mio (nostro) lavoro. Quello che non mi va giù è leggere recensioni redatte con pressappochismo, tirando in ballo deduzioni personali che non rispondono alla verità e che devo, per onestà intellettuale, smentire. Ecco quello mi fa incazzare. Che poi "Disorder" non piaccia a tutti, o meglio, ad alcuni faccia proprio cagare ci sta, fa parte del gioco e lo accetto.

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