Copertina 7,5

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2019
Durata:non disponibile
Etichetta: Peaceville Records
Distribuzione:Audioglobe

Tracklist

  1. MøRKELEGGELSE
  2. DA HIMMELEN FALT
  3. På TVERS AV TIDENE
  4. DEN UTSTøTTE
  5. I FLAMMENS FAVN
  6. SKARPRETTERENS øKS
  7. DEN KALDE BLODSVEI
  8. SISTE REIS
  9. KARANTENE
  10. DET SVARTE JUV

Line up

  • Thomas Eriksen: everything

Voto medio utenti

Ritorno discografico per Thomas Eriksen e i suoi Mork, un lavoro che trasuda black metal da ogni solco.
Il nostro giunge al quarto album in carriera sul sentiero della tradizione estrema nordica.
Anche se la label ce lo presenta come il “nuovo” corso del black metal norvegese, in verità qui si pesca a piene mani dai gruppi seminali che hanno fatto la storia del genere.
L’opener ”morkeleggelse”,é introdotta da una cupa melodia di archi, che ci portano in un territorio oscuro e desolato.
Batteria nel più classico dei “tupa-tupa” style e chitarre zanzarose con un orchestrazione dissonante che richiama il giro dei riff.
Le vocals del nostro é acida e cavernosa; ci sono anche parti cadenzate che richiamano i Satyricon dei tempi belli con chitarre nerissime per poi riprendere a marciare spediti.
Da himmelen falt”, é un up tempo veloce con riffing zanzaroso di vecchia scuola black metal norvegese.
Il brano é anche pervaso di oscurità melodica in alcuni punti, con chitarre che ricamano riffing più drammatici.
All’interno troviamo un intermezzo atmosferico più cadenzato, dove il basso ricama e delinea il percorso ritmico; brano non troppo sostenuto ma ricco di atmosfera.
I flammens favn”, invece colpisce diretta senza pietà alcuna l’ascoltatore, un brano feroce con riffing zanzarosi.
Il nostro usa un registro più alto e doloroso con anche parti più cadenzate e qualche concessione melodica nel riffing.
Un brano che pesca a piene mani nel solco della tradizione con saliscendi ritmici e riffing serrati.
Den kalde blodsvei”, é un mid tempo sostenuto da chitarre zanzarose, gelide e old school black metal.
Un brano che ha al suo interno una parte più cadenzata dove si sente un sapore black/thrash nerissimo e senza speranza.
La titletrack é un solido brano black metal con qualche puntata doom come nell’apertura.
Il basso é nitido, come le chitarre zanzarose in questo mid tempo; all’interno una parte vocale pulita che pian piano diventa uno screaming cavernoso prima dell’accelerazione.
In questo brano conclusivo, c’é anche un breve solo melodico di chitarra che chiude con un effetto temporalesco il disco.
Un disco che non sarà mai la quintessenza della fantasia e dell’estro creativo; ma la passione per la vecchia scuola black metal é innegabile e va apprezzata; buon ritorno, ma se cercate il nuovo, rivolgetevi altrove.
Recensione a cura di Matteo Mapelli

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