Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2019
Durata:45 min.
Etichetta:Frontiers Music

Tracklist

  1. PURE EVIL
  2. WILD BUTTERFLIES
  3. LAST DECEMBER
  4. MY HEART BELONGS TO YOU
  5. HOW MANY MORE GOODBYES
  6. BEAUTIFUL ONE
  7. DYSPHORIA
  8. FIRE AWAY
  9. BRIGHT STAR BLIND ME
  10. STARBREAKER

Line up

  • Tony Harnell: vocals
  • Magnus Karlsson: guitars, keyboards, backing vocals
  • Jonni Lightfoot: bass
  • Anders Köllerfors: drums

Voto medio utenti

Mi sono avvicinato all’ascolto di quest’album con molta curiosità. Quella tipica di un grande estimatore di Tony Harnell, che ai tempi del primo lavoro degli Starbreaker aveva accolto con una certa perplessità la sua collaborazione con Magnus Karlsson, valutandola come una possibile “distrazione” dalla missione prioritaria ... far ritornare i TNT un gruppo di vertice.
Il risultato si rivelò in realtà piuttosto riuscito, e oggi che Harnell ha lasciato i vecchi compagni liberi di sprofondare nella greve mediocrità di “XIII”, la ricomparsa sulle scene metalliche di quel felice progetto artistico non può che alimentare aspettative e interesse.
E allora diciamo subito che “Dysphoria” è un buon disco, che riprende il discorso iniziato con il citato esordio eponimo e poi proseguito nel secondo “Love's dying wish”, mescolando accattivante hard melodico con chitarre robuste e ben affilate.
Non manca nemmeno un pizzico del mood ombroso affiorato nel full-length del 2008, ma indipendentemente da ogni raffronto con il passato, ciò che conta veramente è la classe con cui la band (completata da Jonni Lightfoot e Anders Köllerfors) tratta per la terza volta la nobile materia melodic metal, alternando con sapienza e acume momenti piuttosto “rilassati” a folgori dinamiche e bellicose.
La partenza è proprio all’insegna di quest’ultimo approccio … “Pure evil” aggredisce i sensi con il suo poderoso assalto siderurgico condotto dagli stratosferici registri vocali di Tony e dalla propulsiva chitarra di Karlsson, il tutto assecondato da un granitico puntello ritmico.
Gli ardori si placano immediatamente con “Wild butterflies”, soffusa e malinconica, con un vago sentore celtico che può farla registrare dall’apparato cardio-uditivo come una sorta d’ibrido tra Whitesnake e Ten.
Si continua con la buona “Last december”, che mesce riff grintosi e soffice melodia, mentre a “My heart belongs to you” è affidato il compito di sconfinare in territori esplicitamente adulti, percorsi con disinvoltura anche per merito dell’esibizione abbastanza Perry-ana del valoroso vocalist americano.
Beautiful one” è una ballad pianistica di notevole efficacia emozionale e se l’enfasi romantica di "My heart belongs to you” appare un po’ ridondante e “dolciastra”, ci pensano la title-track dell’opera e “Fire away”, che incrociano Rainbow e TNT, a risollevare le sorti del programma, seguite da una “Bright star blind me” che coglie nel segno attraverso un’atmosfera vibrante e caliginosa, estremamente adescante.
L’epilogo è riservato a “Starbreaker”, “pericolosissima” reinterpretazione di un classico dei Judas Priest, risolto in bello stile da una formazione che per cultura, capacità ed esperienza si può permettere di sostenere senza troppi imbarazzi prove così impegnative.
Segnalando, infine, il contributo di Simone Mularoni (responsabile di mastering e missaggio) all’efficace resa sonora di “Dysphoria”, non mi rimane che accogliere con favore un “ritorno” forse non adatto a “strabiliare” il pubblico di riferimento e tuttavia in grado di soddisfare con gusto e qualità i fans vecchi e nuovi degli Starbreaker.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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