Copertina 6,5

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2019
Durata:43 min.
Etichetta:ATMF

Tracklist

  1. SKALDENS DøD
  2. FROST WITHIN
  3. RITE OF ODIN
  4. PROFETIEN
  5. JOIN ME TOMORROW
  6. NORRøN MAGI

Line up

  • Ulf Kveldulfsson: all instruments
  • Stein Akslen: vocals

Voto medio utenti

Facendo seguito alle premesse contenute nel debut EP di due anni fa, gli Aera, svedesi di nascita e americani di adozione, proseguono nel loro personale recupero delle sonorità Black Metal della seconda metà degli anni '90 con il nuovo lavoro "The Craving Within", sempre edito dalla nostrana ATMF, che aggiunge un tocco pagano alla proposta dei Nostri.
L'album, infatti, si muove sulle stesse coordinate del predente e ci offre una manciata di brani del tutto dediti a quel tipo di metallo nero che tanto andava di moda nel periodo storico che vi ho indicato e dunque canzoni dedite ad un suono gelido ( amplificato dall'uso della drum machine), tagliente nel suo riffing minimale, ma anche ricco di melodia pagana, sottolineata dagli interessanti inserti di tastiera, che, per l'occasione, risulta essere l'aspetto preponderante e più caratterizzante dell'album.
Appare evidente che il progetto del poli strumentista Ulf Kveldulfsson si sia avvicinato, con il nuovo lavoro, alle sonorità tipiche dei Borknagar dei primi due album, senza dimenticare quel tocco folk tipico dei primissimi Ulver, con un risultato finale di certo non originale ma che è in grado di far rivivere determinate atmosfere e melodie tipiche degli album dei gruppi appena citati.
Certo, i vertici epici di un "The Olden Domain" o la misantropia estrema di un "Nattens Madrigal" sono davvero molto lontani, ma è innegabile che "The Craving Within" sia caratterizzato da buone intuizioni, da interessanti traiettorie epiche e da quel tipico sapore nordico che in un album del genere, solitamente, riesce sempre a fare la differenza.
In sostanza, non un lavoro imprescindibile, ma di certo un ascolto molto piacevole soprattutto se, come il sottoscritto, siete degli inguaribili nostalgici.
Recensione a cura di Beppe 'dopecity' Caldarone

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