Copertina 7

Info

Anno di uscita:2017
Durata:36 min.
Etichetta:Season of Mist

Tracklist

  1. GUNDOG ALLEGIANCE
  2. INDOMITABLE
  3. CIBUS
  4. SPORE
  5. ANARCHRISTIC
  6. STENTOR OF DOOM
  7. REDUNDANT
  8. COMMITMENT FAIL
  9. THE RED PILL
  10. SPECIES. PATH. EXTINCTION
  11. GUINEA SWINE
  12. CIRRHOSIS
  13. I AM THE VULTURE
  14. MAGELLANIC SHRINE

Line up

  • Serge Kasongo: Vocals
  • Nicolas Malfeyt: Bass
  • Jan Hallaert: Guitars
  • Olivier Coppens: Drums

Voto medio utenti

Avevo perso le tracce dei Leng Tch’e da diversi anni - dal 2010 per la precisione, quando uscì “Hypomaniac” per Season Of Mist – tanto che pensavo fossero definitivamente spariti dalla circolazione favoriti anche dalla fuoriuscita definitiva dell’ultimo membro della line-up originale, Sven de Caluwé, singer dei più noti conterranei Aborted.
Invece eccoli di ritorno con ”, con una line-up si spera il più stabile possibile, e con un lavoro nuovo di zecca, intitolato “Razorgrind, la cui “mission” principale è quella di rimettere prepotentemente in circolazione il nome della band e fare del “sano rumore come si faceva ai vecchi tempi”.

I 14 brani ivi contenuti si dividono fra death e grindcore, in cui la creazione del groove (a tratti melodico) è fondamentale per la costruzione dei pezzi sui cui scatenare un riffing affilato al momento giusto. Se tutto ciò vi ricorda l’impronta dei Napalm Death ci avete preso in pieno poiché l’imprinting della band inglese è ben codificato nei Leng Tch’e

Questo passaggio, o evoluzione che dir si voglia, è ben visibile se si confronta la lunghezza media dei brani scritti dai belgi: dagli esordi ad oggi il minutaggio si è elevato, dilatandosi gradualmente, segno della volontà di articolare maggiormente la propria proposta.

Il risultato finale è quello di un lavoro che non annoia, “Razorgrind” si lascia ascoltare fino alla fine, non è presente il rumore caotico fine a se stesso, ma presenta una logica costruttiva in fase di composizione.
Nascono così tracce come “The red pill”, “Guinea swine”, la furiosa doppietta iniziale “Gundog allegiance”/”Indomitable”, e la conclusiva suite “Magellanic shrine” (in cui la band si fionda a capofitto in territori esclusivamente death metal), episodi felici di un lavoro onesto che non pretende di rivoluzionare il mondo.

Speriamo solo di non dover ancora aspettare una vita per avere la conferma (o la smentita) delle sensazioni provate durante l’ascolto.

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