Copertina SV

Info

Anno di uscita:2004
Durata:37 min.
Etichetta:Relapse
Distribuzione:Self

Tracklist

  1. SUGAR COATED SOUR
  2. 43% BURNT
  3. JIM FEAR
  4. *#..
  5. DESTRO'S SECRET
  6. THE RUNNING BOARD
  7. CLIP THE APEX...ACCEPT INSTRUCTION
  8. CALCULATING INFINITY
  9. 4TH GRADE DROPOUT
  10. WEEKEND SEX CHANGE
  11. VARIATIONS ON A COCKTAIL DRESS

Line up

  • Dimitri Minakakis: vocals
  • Brian Benoit: guitars
  • Benjamin Weinman: guitars
  • Adam Doll: bass
  • Chris Pennie: drums

Voto medio utenti

Quando il buon Graz mi ha recapitato questo disco ho subito pensato che fosse impazzito, in quanto questo disco è stato originariamente pubblicato nell'ormai lontano 1999. Tuttavia, facendo una rapida ed approssimativa ricerca, mi è sembrato di capire che questa è la ristampa in digipack extralusso del disco in questione. Mettendo a parte il come, il quando ed il perchè, la cosa che conta è che ci è data la possibilità di parlare di questo capolavoro indiscusso. Premetto però che mi sembra assolutamente pleonastico lanciarmi in arzigogolate elegie per decantare le lodi e le qualità di questa band e di questo disco a distanza di quasi 5 anni, quando ormai la critica ed i fans lo hanno già consacrato come uno dei dischi più influenti della musica dura in generale (e se date uno sguardo in giro ve ne accorgerete). Sarebbe troppo facile e risulterebbe quanto meno apologetico, quindi mi esimerò da estatici panegirici. Quello che qui conta è rimarcare che i DEP sono portabandiera di un modo di intendere la musica tipicamente degli anni '90, un modo scevro da qualsivoglia preconcetto e limite mentale. Il disco in questione è l'emblema della globalizzazione di suoni, e di modi di intendere la musica, frutto delle contaminazioni avvenute negli anni '90. Parliamo di un disco che non mostra minimamente i segni del tempo né a livello musicale né a livello concettuale. Il valore aggiunto di questo disco consiste nell'assoluto valore tecnico della band, la quale frulla insieme, in un mix eccitante e sconvolgente allo stesso tempo, le matrici hardcore e metal del suono estremo, le avanguardie di quello che poi è stato definito postcore (o math core se preferite), momenti di libero sfogo strumentale affine al jazz, ritmiche costantemente non ortodosse e via dicendo. Fanno tutto ciò con una violenza ed un'intensità prossime al parossismo, senza per questo risultare dispersivi, pretenziosi o semplicemente inefficaci e disomogenei. Il titolo del disco lascia intendere la volontà della band di avvicinarsi alla perfezione, e in questo caso vi assicuro che ci siamo molto, ma molto, vicini. Assolutamente da avere e da venerare.
Recensione a cura di Luigi 'Gino' Schettino

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