Copertina 7

Info

Anno di uscita:2013
Durata:28 min.
Etichetta:Relapse Records

Tracklist

  1. AWAKEN THE SERPENT
  2. SILENCE
  3. RAT EATER
  4. SALVATION IS WAITING
  5. OUT OF THE FIRE
  6. ACID FUZZ
  7. DENY THE TRUTH
  8. MKULTRA
  9. I SERVE…
  10. INTERNATIONAL CONSPIRACY
  11. CHEMISTRY OF CONSCIOUSNESS

Line up

  • Joel Grind: vocals, guitar
  • Philthy Gnaast: bass
  • Nikki Rage: drums

Voto medio utenti

Non sta certo a me dover presentare il personaggio Joel Grind e la sua creatura Toxic Holocaust. Chiunque si professi amante del thrash metal, quello più selvaggio e duro, deve assolutamente conoscere la band americana e la sua discografia. Beh, questo “Chemistry of consciousness” è il quinto lavoro in studio per il biondo tuttofare, in quasi quindici anni di carriera. Una buona media, che garantisce soddisfazione ai fans più sfegatati, grazie a dischi di un buon livello, né troppo frettolosi, né lenti come un parto podalico.

Chi ha ascoltato almeno una volta in vita sua i Toxic Holocaust sa perfettamente cosa aspettarsi da questo nuovo album. Inutile sottolineare come la proposta non sia mutata di una sola virgola, e questo, ve l’assicuro, è un bene, perché è esattamente quello che tutti si aspettano da Grind e soci, ed è per l’appunto ciò che ci viene proposto, con un sound assolutamente riconoscibilissimo, pur se pregno di tutto ciò che ha influenzato la carriera musicale di Joel. Brani veloci, corti, immediati, perfetta miscela tra l’attitudine rock ‘n’ roll dei Motorhead, la furia selvaggia del thrashcore d’annata, richiami al thrash nella sua interezza, dalla scena americana a quella tedesca, senza tralasciare una vena blackosa, nella sua accezione più antica, quindi Hellhammer/Celtic Frost .

Il tutto, ormai, oliato e funzionante alla perfezione. Ed ecco, quindi, brani più diretti e violenti (“Awaken the serpent”, “Salvation is waiting”), altri leggermente più ragionati (“International conspiracy”, “Silence”), ed altri più leggeri e rock ‘n’ roll (“Acid fuzz”, “Out of the fire”), per non lasciare scontento nessuno… E a sottolineare una sorta di ritorno alle origini per la band, c’è anche un ritorno al vecchio logo (assolutamente superiore a quello usato per “Conjure and command”, che non c’azzeccava proprio nulla con la loro proposta…), e alla copertina colorata, che da sempre caratterizza le loro uscite discografiche.

Cosa aggiungere… Mezz’ora scarsa di violenza, dritta al punto, senza inutili fronzoli, impreziosita da una produzione che suona molto live e rende i brani ancora più taglienti. I denigratori continueranno a tacciare i Toxic Holocaust di immobilismo sonoro e di ripetitività, ma i thrash maniac sono sicuro che saranno in grado di apprezzare quanto proposto in questo album…

Recensione a cura di Roberto Alfieri

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