Copertina 6

Info

Genere:Punk
Anno di uscita:2004
Durata:36 min.
Etichetta:Regain
Distribuzione:Self

Tracklist

  1. DEATH FROM BEYOND
  2. SWALLOW YOUR SOUL
  3. HOWLING
  4. THE RAVEN
  5. BONDAGE GODDESS
  6. REVELATION UNORTHODOX
  7. FUNERAL DREAM
  8. PENTAGRAM MURDERER
  9. BLOOD ANGELS RECITAL
  10. EROTIKILL
  11. BLOOD NYMPHOMAN
  12. DEATHWISH
  13. WE LIVE AGAIN

Line up

Non disponibile

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Dilaga la moda dei side-project, sbucano da ogni dove formazioni alternative create dai musicisti per sperimentare stili e situazioni diversi da quelli abituali. Iniziative talvolta interessanti e lodevoli, ma che inevitabilmente finiscono per sovraccaricare un mercato già pesantemente inflazionato.
A questo proposito saggiamo l’ennesimo progetto chiamato Devils Whorehouse, ideato da due componenti dei Marduk: il chitarrista Morgan Hakansson ed il bassista B.War. Un full-lenght che segue il mini-cd “Howling” pubblicato alcuni anni fa e contenente quattro brani originali, tutti riproposti in questo album, più quattro cover ripartite tra Misfits e Samhain.
Sono proprio le bands di Glenn Danzig la fonte ispirativa del presente album, il quale ne ricalca gli schemi, l’impostazione vocale pulita e l’attitudine tra il serio ed il faceto.
Una goliardata horror-grandguignolesca, con puntate nel territorio delle depravazioni sessuali sadistico-bondage ed eccessi assortiti. Musicalmente, un misto di punk orrorifico con un tocco di Motorhead e qualche spruzzata di black metal, tanto per non dimenticare la provenienza dei musicisti.
Progetto senza troppe pretese che gioca sull’effetto contrasto di vedere trucidi blacksters, solitamente alle prese con tematiche criptiche ed oscure ai limiti del fanatismo, divertirsi giovialmente con uno stile certamente più solare, sguaiato e spensierato. Non credo però che l’iniziativa troverà credito tra i fans dei Marduk, assai distanti per mentalità da questi Devils Whorehouse.
In ogni caso l’album non si discosta da una dignitosa mediocrità. A parte l’essenza derivativa che non aiuta certo ad alzare il livello, i brani sembrano composti in modo frettoloso e con ben poche idee ripetute più volte.
Una parte dei brani vorrebbe esprimere la furia asciutta e svelta del punk’n’roll da battaglia, ma nell’insieme risulta troppo scontata e plastificata, con poca carica esplosiva ed ancor meno scioltezza casinista. Non cambia la sostanza quando il gruppo rallenta il ritmo per accentuare l’atmosfera in senso horror e tormentato, perché il risultato è quantomai debole e forzato e canzoni come “Bondage goddess” o “Funeral dream”, pur non indegne, non riescono a trasmettere quel pathos maligno che le proteggerebbe dall’anonimato.
Dunque per l’ennesima volta un progetto alternativo del quale non sentivamo la mancanza e che, tranne per una strettissima cerchia di fans personali dei musicisti, passerà nel dimenticatoio senza lasciare traccia.

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