Copertina 7

Info

Anno di uscita:2012
Durata:82 min.
Etichetta:Eastworld Recordings

Tracklist

  1. SEASONS
  2. THE HILLS HAVE EARS
  3. MIND CUT
  4. SYSTEM CHECK
  5. DEATH TRAP
  6. SOUTHERN CROSS
  7. THE PROPHECY
  8. ELECTRIC TEARS
  9. THE DRIVE BY
  10. COMPUTER COWARDS
  11. HOWLING MOON
  12. RIGHT TO DECIDE (BONUS)
  13. AEROSPACE AGE (BONUS)
  14. THE FLOWERING OF THE ROSE (BONUS)
  15. TRANS AIR TRUCKING
  16. DEEP VENTS
  17. GREEN FINNED DEMON
  18. THE MYSTERY TRACK

Line up

  • Dave Brock: vocals, guitar, synth
  • Tim Blake: keyboards, theremin
  • Mr. Dibs: vocals, bass
  • Niall Hone: bass, guitar
  • Richard Chadwick: drums, vocals

Voto medio utenti

Dall’esordio nel 1970, con il singolo “Hurry up sundown” e con l’album che porta il nome del gruppo, gli Hawkwind hanno vissuto una carriera quasi ininterrotta fino ai nostri giorni. Più un collettivo musicale che una classica rock band, la loro line-up è stata un continuo avvicendarsi di personaggi noti e di illustri sconosciuti, che hanno ruotato intorno all’unico vero punto di riferimento stabile: il polistrumentista Dave Brock.
Col tempo, la discografia ha raggiunto dimensioni impressionanti, anche se il pubblico è ormai circoscritto ad uno strato di fedelissimi fans che mantiene viva la tradizione ormai quarantennale. Gli ultimi lavori sono stati pubblicati con cadenza annuale, mantenendosi sempre su livelli dignitosi.
Il capitolo del 2012 si intitola “Onward” e vede la ricomparsa di un “vecchio” componente come Tim Blake, eccentrico tastierista. Parte del materiale pare perfino superiore alla media del recente passato, un bel concentrato di cosmic-rock, psichedelia, sci-fi ed attitudine visionaria, col marchio inconfondibile della veterana formazione. Molto forte la prima parte del lavoro dove sono concentrati i pezzi più tosti, tirati e acidi, in particolare “Seasons”, “The hills have ear”, l’ultra-catchy “Death trap”. Poi, data la sovrabbondanza di bonus track, compaiono alcune canzoni deboluccie ed un paio di riempitivi. Ma fosse anche solo per il rispetto dovuto ad un nome così glorioso, qualche saltuaria battuta a vuoto si può certamente perdonare.
Sono rimasto piacevolmente sorpreso nel trovare gli Hawkwind ancora vogliosi ed entusiasti, tanto da pubblicare un album che si aggira sull’ora e mezza di musica e rimane comunque piacevole fino in fondo. Un vecchio leone come Brock, che ha quasi inventato da solo il filone psych-rock, tutt’ora sfoggia quel pizzico di classe capace di distinguerlo dalla massa degli emuli successivi. Gira e rigira, i migliori interpreti si confermano quelli della vecchia guardia, costante che coinvolge ormai la maggior parte della musica hard’n’heavy.

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