Glorior Belli - The Great Southern Darkness

Copertina 7

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2011
Durata:48 min.
Etichetta:Metal Blade

Tracklist

  1. DARK GNOSIS
  2. SECRET RIDE TO REBELLION
  3. THEY CALL ME BLACK DEVIL
  4. NEGATIVE INCARNATE
  5. BRING DOWN THE COSMIC SCHEME
  6. THE GREAT SOUTHERN DARKNESS
  7. THE FOOLHARDY VENTURER
  8. PER NOX REGNA
  9. THE SCIENCE OF SHIFTING
  10. CHAOS MANIFESTED
  11. HORNS IN MY PATHWAY

Line up

  • J.: vocals, guitars
  • G.: drums

Voto medio utenti

I francesi Glorior Belli sono in attività dal 2002 e prima di questo "The Great Southern Darkness" avevano realizzato altri tre albums, prendendo il via su un ferale e asfissiante Black Metal, che già in occasione del precedente "Meet Us at the Southern Sign" (2009) ha iniziato a mostrare il fianco ai venti di cambiamento.

Non sorprende cosi scoprire su "The Great Southern Darkness" un Black imbastardito da un marcato feeling Southern & Blues, sporco e pregno di groove, anzi, è stato proprio sapere di questa loro intuizione che mi ha spinto ad avvicinarmi al disco.
Soluzioni subito in primo piano con l'opener "Dark Gnosis", dall'incedere ipnotico ed allo stesso tempo brutale, e se in qualche pezzo (come ad esempio su "They Call Me Black Devil") i Glorior Belli sembrano faticare a trovare il giusto equilibrio, con "Negative Incarnate", "The Science of Shifting" e sopratutto con la titletrack fanno invece centro.
Infatti, "The Great Southern Darkness" è un brano che fonde mirabilmente cattiveria e ferocia con un Blues polveroso e malinconico, con J. (come ora si fa chiamare Infestvvs) autore di una prova convincente anche al di fuori dei registri vocali più estremi.
Altre canzoni, come "Secret Ride to Rebellion" o "The Foolhardy Venturer" (violenta, satura, alienante) lasciano ancora trapelare il mostro oscuro, e se l'amalgama va ulteriormente perfezionato, il percorso intrapreso dai Glorior Belli sembra poterli portare ad ottenere risultati più che interessanti.

Well, its a dirty job but someone's gotta do it
And it's a dirty review but someone's gotta write it ...
Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

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