Copertina 6,5

Info

Anno di uscita:2003
Durata:41 min.
Etichetta:Exile on Mainstream
Distribuzione:Brainstorm

Tracklist

  1. GET DOWN CHILDREN
  2. TROUBLED MAN
  3. AIN’T DIGGIN YOUR SCENE
  4. PLASTIC
  5. SWEET LOVE
  6. MAILMASTER
  7. GOOD LOVIN’
  8. GIMME A BREAK
  9. MONEY
  10. TONGUE KUNG FU
  11. SAME OL’ THANG

Line up

  • International Frehn: guitar, vocals
  • The Rev D: bass
  • Jetlag Se: drums
  • Kitty: keyboards
  • Kat D.D. Rokk: synth
  • Hannibal: guitar

Voto medio utenti

Exile on Mainstream, l’attiva label di Berlino, vuole dimostrare di non avere nel mirino soltanto le succose prede stoner-doom alle quali ci ha abituato, ma di essere altrettanto attenta al sottobosco musicale germanico, all’interno del quale si agitano formazioni interessanti e sganciate dalla potente lobby dei true-metallers, vera istituzione di quell’opulenta nazione.
I TigerBeat sono infatti di Amburgo, industriosa città che loro pretendono di trasformare in patria del rock’n’roll evidenziando notevoli capacità di fantasia e bizzarria. Il gruppo, in realtà un trio allargato con alcune collaborazioni, ci propone uno stile tutto sommato classico ma da considerarsi fuori dagli schemi per i tempi correnti. Massicce dosi di energico retrò-rock ispirato in particolare dai primi Rolling Stones, mischiato a buone melodie pop-oriented, chitarrismo bluesy e spruzzate di un elettronica semplice, scarna e quasi giocosa.
Musica divertente, atmosfera da sex-party grazie all’interpretazione preponderante e sensuale del vocalist Frehn, cenni di attitudine stradaiola in canzoni moderatamente ruvide come “Get down children” e “Troubled man” e vivacità carnale negli spunti di orecchiabilità, su tutti la riflessiva “Mailmaster”. Molto godibile anche lo sgangherato rockblues “Same ol’thang”, dimostrazione che sotto l’apparenza disincantata e guascona i ragazzi di Amburgo coltivano sane e solide basi musicali.
Non viene mai meno il rivestimento ruspante e garage che alimenta la sensazione di calore live, dimensione ideale per apprezzare in pieno un tipo di rock che ha la sua forza nell’immediatezza e nella fisicità.
Si dice infatti un gran bene delle esibizioni dei TigerBeat, per le quali non và sottovalutato l’aspetto visivo visto che i due componenti principali della band sono stati spesso protagonisti di sfilate di moda nella loro città. Facile prevedere che questo fatto, unito al loro sound ritmato e trascinante, contribuisca a creare concerti piuttosto affollati di pubblico femminile e a far levitare la popolarità del gruppo nella propria zona di attività.
Un esordio senz’altro piacevole, leggermente penalizzato da una produzione avara di potenza, che piacerà ai rockers che non disdegnano formazioni come Strokes e White Stripes, visto che i TigerBeat possono rappresentarne una versione maggiormente rumorosa, meno commerciale e probabilmente più eccitante.

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