Copertina 7

Info

Anno di uscita:2003
Durata:51 min.
Etichetta:Remedy
Distribuzione:Frontiers

Tracklist

  1. FIRE IN THE MINSTREMLAND
  2. KILL THE MAJESTY
  3. THE NINTH GATE
  4. KING OF DREAMS
  5. VAMPIRE'S DANCE
  6. SPIRITS OF THE DEAD
  7. IN DUBIO PRO SATHANAS
  8. HEART OF A RAVEN
  9. SUNDAY AGAIN (HIDDEN BONUS)

Line up

  • Sven The Axe: vocals
  • Christian Miller: guitars
  • Marcel Kemper: guitars
  • Adrian Brock: drums
  • Andy Herz: bass

Voto medio utenti

Come per il precedente album "Reign In Hell", i Solemnity mantengono alta la loro fede per l'epic metal americano, ed infatti l'ascolto delle canzoni presenti sull'album (basta non tener conto dell'assurda hidden track!) e l'artwork non tradiscono le vere origini dei Solemnity, che non sono nativi del paese a stelle e strisce ma arrivano dalla Germania. Dicevamo dell'aspetto grafico, ed ecco che, come una delle loro maggiori fonti d'ispirazione (e qui mi riferisco ai Manowar), i Solemnity si sono rivolti al noto disegnatore di Sword & Sorcery, Ken Kelly, il quale negli ultimi tempi ha collaborato spesso con Joey DeMaio e soci. Da un'altra delle band che ritengono indispensabili riprendono invece un brano, si tratta di "Spirits of the Dead", tratto da "Mystification" ovviamente dei Manilla Road. Sulla lunga "Vampire's Dance", dai toni davvero epici e talvolta horror, arriva poi a dare una mano Steve Sylvester, con ottimi risultati, tanto da farne uno dei pezzi migliori del CD. Tra le altre influenze che affiorano qua e la, direi i Running Wild per certe introduzioni (come su "Fire In The Minstremland") ed i Blind Guardian per l'approccio ai chorus. Se "In Dubio Pro Sathanas" non può che ricordare i primi Omen, la titletrack e "The Ninth Gate" mi hanno invece fatto pensare rispettivamente agli Heavy Load ed ai Metal Church. Peccato per certe caduta di tono (la banale "Heart of a Raven" ad esempio), alcune ingenuità di troppo e per qualche tentennamento di Sven, sopratutto sulle note più alte (a cui prova a sopperire con la passione ed il feeling), che inficiano la resa complessiva di "King Of Dreams". L'ascolto dell'orribile hidden track mi ha quasi spinto a togliere mezzo voto a "King Of Dreams", ma poi ho preferito non infierire e tentare di ignorarla. Fortunatamente questa linea di condotta va limitata solo alle tracce che vanno dalla 9 sino al termine del CD, le prime 8 canzoni, quelle vere offrono parecchio di più.
Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

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