(12 novembre 2006)TOOL + MASTODON - Torino, Mazda Palace, 12 Novembre 2006

Non sono passati certamente 10.000 giorni, per fortuna aggiungerei, dal 19 giugno, data " storica " che ha visto i Tool strabiliare gli estasiati astanti presenti al DatchForum di Milano, quindi il sottoscritto è stato ben felice di raggiungere la fredda ed angusta Torino, in occasione del secondo mini tour italico del quartetto americano.

Passando oltre al viaggio massacrante per via degli innumerevoli cantieri autostradali ( maledetto TAV di merda!!! ) ed al simpatico gesto di un figlio di puttana che mi ha sfasciato la serratura della macchina, mi appresto a raccontarvi la spettacolare esibizione alla quale ho assistito.

Il MazdaPalace di Torino è una minuscola location, una sorta di Rolling Stone meneghino leggermente più ampio, ma che al massimo può contenere 700/800 persone; si rivelerà comunque ideale per il sound dei nostri, essendo di fatto un locale raccolto ed accogliente.

Dopo la strepitosa esibizione dei Mastodon, roba da slogarsi la mascella, l'attesa per i Tool si è fatta, minuto dopo minuto, sempre più insostenibile.
Quando l'enorme stazza di Carrey, l'asfittica figura di Jones e l'affascinante silhouette di Chancellor, hanno preso posizione sul palco, ecco che l'hype per l'uscita dello sciamano Keenan è esplosa.

Ovvio che il suo ingresso ed il suo look ( jeans, stivali, torso nudo e maschera antigas ) hanno esaltato tutta la platea.
" Stinkfist " apre subito le danze, ed è già festa. I suoni sono abbastanza puliti e la risposta della gente non tarda ad arrivare.
Si salta, si balla, si urla: decisamente un ottimo inizio di concerto.
" The Pot ", che rende sempre meno rispetto alla versione su disco, stempera leggermente gli animi riottosi dei quattro, ed è il momento per Chancellor di dimostrare, come se ci fosse bisogno... tutto il suo valore come bassista.
Un'ossatura quasi funky, un incedere ritmico incessante ed imperioso, sul quale Maynard si scioglie in una prestazione più che buona ( a Milano aveva sbagliato l'attacco... ).

Tutto intorno rimane immutato; luci e filmati sono praticamente gli stessi del precedente tour, i fantomatici effetti laser tarderanno, e non poco, ad emergere.
Comunque, tralasciando questi piccoli dettagli, sopraggiunge " Forty Six And 2 ", decisamente l'anello debole della setlist ( orcozio!!! perché non mettono " The Grudge " ??? perché????? ), ma quando il riff magmatico di " Jambi " irrompe dalle casse, ecco che l'apoteosi si manifesta in tutto il suo splendore.
Tutto il pubblico si fonde con la band, creando di fatto un'unica creatura...emozioni come se piovessero.
Lacrime dal pene, sperma dagli occhi.

I Tool sono bastardi, godono nel vedere il proprio pubblico duramente provato da così tante emozioni; quindi, finita "Jambi ", partono subito con " Schism ", il piccolo intermezzo " Lost Keys " e l'incredibile " Rosetta Stoned ".
Una mazzata tremenda, le gambe vacillano, gli occhi sono ricolmi di lacrime e un sorriso ebete è stampato su tutte le facciazze dei presenti.
Vogliamo bene a questi quattro bastardi, eheheheh.
Dopo la consueta pausa, con i quattro seduti sotto al drum kit, ci apprestiamo ad assistere al finale del concerto.

" Swamp Song " prende il posto di " Sober ", e personalmente mi è dispiaciuta come scelta, pur riconoscendo l'ottimo impatto che la song ha avuto su tutti.
" Lateralus " rivolta le budella dei pochi che riescono ancora a stare in piedi, mentre finalmente i laser cominciano a funzionare, e l'effetto finale è veramente lisergico.
Tra musica che scava nell'anima, video disturbanti ed effetti di luce ipnotizzanti, si consuma un rituale alieno.
" Vicarious " è il penultimo passo verso la compiacenza finale, che avviene per mano di " Ænema ", ed è la fine di tutto.
Grande esibizione, anche se ho preferito ( sarò un pazzo? ) l'esibizione di Milano.
Ottima l'acustica, che è calata solo su " Swamp Song ", e buoni gli effetti visivi.
Pubblico sveglio e pronto nel rispondere come meglio si deve nei confronti di una band unica ed inimitabile.

Loro?
Beh, Adam Jones un fantasma inquietante, Justin Chancellor una dinamo instancabile, Danny Carrey un cuore pulsante...
Maynard?
Lui è Dio.

Tool setlist:

Stinkfist
The pot
46&2
Jambi
Schism
lost keys
Rosetta stoned
(intermezzo)
Swamp
Lateralus
Vicarious
Ænema


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