(11 novembre 2004)Saxon – 11.11.04 – Auditorium Flog, Firenze

Il concerto dei sempreverdi Saxon è stato per il sottoscritto e per il compagno di (s)ventura Mr. Enrico Laghi un incubo finito, fortunatamente, con la visione della luce.

L’incubo.
La partenza da Ravenna è di quelle sagge. Il via ci arride verso le 18.00. Che vuoi che sia, dico io, in autostrada fino a Firenze sono solamente 180 km… come direbbe il Graz, n’a passeggiata de salute.
Ma quando mai!
Alle 18.30 ci ritroviamo a Bologna. Fermi per la classica coda che da anni attanaglia il nodo italiano più sventurato e sfigato di sempre. Tutti passano da Bologna. Anche questa sera, purtroppo… anzi, soprattutto questa sera…
Il tempo non aiuta. Pioggia battente e vento madornale. Tanto comunque è presto.
Usciamo da Bologna alle 21.00. Due ore e mezza di fila per… incredibilmente nulla. Non un incidente. Non un blocco delle forze dell’ordine. Solo il dannato traffico.

Superato il nodo bolognese, presto ci accorgiamo che da Sasso Marconi fino a Barberino, l’autostrada diventa una enorme, immensa e tortuosissima zona di scavo per lavori in corso.
Che ci crediate o no, abbiamo preso anche la nebbia, pioggia con nebbia e neve, senza contare una interminabile fila di quasi 80 km di camion! Mortacci, e poi? Ce n'è più??
Quasi. Arriviamo a Firenze pochi minuti prima delle 22.00. Volete sapere il bello? Alle 22.00 chiudeva il casello di Firenze! Altri due minuti e la frittata sarebbe stata completa.
Ok, veniamo al concerto.
Persi, per ovvi motivi, i Chinchilla, arriviamo poco dopo l’inizio del combo inglese.

La luce.
I Saxon sono stati realmente impressionanti. Compattezza, potenza, melodia, personalità, affabilità, tanta tanta classe e tanto fiato. Almeno quattro generazioni sono stasera presenti alla serata.... metallers, punk, motociclisti ed alternativi sono tutti uniti per tributare alla band di Biff Byford e Paul Quinn la giusta, meritatissima ovazione.
Vi dico subito che la tracklist che vedete in foto non è stata rispettata. Molte songs sono state eseguite a richiesta della folla.
Esatto, i Saxon sono diventati, per l’occasione, i juke box di loro stessi, rivangando dal passato vere perle come ‘Rock The Nations’ o ‘Backs To The Wall’ o ‘Solid Ball Of Rock’, miscelando la vecchia grinta con le composizioni più moderne, quali l’opener ‘Lionheart’, ‘Beyond The Grave’, ‘Man And Machine’ e ‘Witchfinder General’.
Semplicemente galattica la versione di ‘Ride Like The Wind’ o la hit di sempre ‘Princess Of The Night’, anche se l’apice di intensità è comunque raggiunta sulle note della magica ‘Crusader’, acclamata da tutti i presenti al Flog, così carica di emozioni da far venire la pelle d’oca anche ai più sprovveduti o ai neofiti dei leoni inglesi.
Concedetemi una esternazione: la voce di Biff è come un rhum, più avanza con l’età, più migliora. È un dato di fatto, non una opinione.
Così come l’inizio dello show è stata praticamente tutta sulle spalle di ‘Motorcycle Man’, la fine è tutta per l’immancabile ‘Wheels Of Steel’ e per l’inno di sempre, quel ‘Denim And Leather’ che non presenta, ancora oggi, segni di scalfittura da parte degli anni, ma che, anzi, è perfettamente attuale e calata nella realtà Metal moderna.

Ho visto tanti concerti fino ad ora, ma credetemi, vedere i Saxon ancora oggi è pura gioia.
Un vecchio detto apostrofa più o meno così: se vedi una persona che dice di non sapere sa, ma che in realtà non sa di sapere, svegliala, poiché egli sta dormendo. Se ne vedi un altra che dice di sapere, ma che in realtà non sa, digli che è uno stolto. Se ne vedi un'altra che dice di sapere, e che in realtà sa, seguila, poiché egli è un saggio. Chi vuol intendere, intenda.

Se potete, andate a vedere Biff e soci (la line up attuale è veramente solida e musicalmente perfetta), rimarrete estasiati dalla naturalezza, dal carisma, dall’atteggiamento e dall’enormità di una delle più grandi bands inglesi di Heavy Metal di sempre. Non per nulla, Iron Maiden e Judas Priest sono le altre due anime della triade…
The Eagle Has (not) Landed.


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