Amici lettori, amiche lettrici,
uno degli argomenti più affascinanti e, se vogliamo, “cerebrali” del nostro amato heavy metal sono di sicuro i Concept Album. Dischi concepiti come un’unica opera narrativa, la cui trama viene spalmata attraverso le varie tracce del lavoro, catturando dunque l’attenzione dello spettatore che, oltre a godere della dimensione sonora di un disco, può immergersi nella lettura e nella comprensione di un testo che sviluppa una trama dal suo inizio fino all’epilogo finale.
Per risalire all’origine di questa abitudine musicale dovremmo addirittura tornare agli anni ’40, o almeno così ci dice la storia: sarebbe infatti “Dust Bowl Ballads” di Woodie Guthrie il primo concept album della storia (1940), sebbene il primo esempio concreto nel mondo del rock pare appartenere nientemeno che ai Beach Boys, il cui “Little Deuce Coupe” del 1963 raccontava una storia ruotante intorno al mondo dei motori.
Ma il vero boom dei concept album si verifica indubbiamente a cavallo tra gli anni ’60 e i ’70, anni in cui escono capolavori immensi quali “Freak Out!” di Frank Zappa, “Tommy” degli Who, lo stesso “Sergent Pepper” dei Beatles (qui la controversia è annosa, tra chi pensa che l’album dei Beatles sia semplicemente ‘tematico’, e chi lo inserisce invece di diritto nel novero dei concept), fino ad approdare ai capolavori progressive di Pink Floyd (“the Wall”), Gentle Giant (“Three Friends”), Genesis (“The Lamb Lies down on Broadway”), Jethro Tull (“Aqualung”) solo per citare i primi che vengono alla mente.
Inevitabilmente, dai nomi succitati, è facile dedurre che il concept album è un escamotage tematico/narrativo che prende piede più agevolmente nella musica progressive, probabilmente per l’intellettualismo e la preparazione non solo musicale dei musicisti prog, che da sempre intendono sciorinare il loro sapere (strumentale ma anche lirico) nella stesura di un album. Dal prog settantiano al metal-prog dei giorni nostri, com’è facile immaginare, il passo è breve.
“Into the Concept” vuole dunque essere una sorta di viaggio trasversale, alla scoperta di piccole gemme incastonate in un disco, di storie magari non approfondite e che invece meritano più di un occhio di riguardo, di album a volte NON progressive, ma in cui la storia, il racconto è l’elemento trainante. Nel succedersi degli articoli, la nostra redazione cercherà di presentarvi albums appartenenti ad autori, stili e periodi diversi; l’obiettivo, in questa sede, è quello di concentrarsi principalmente sulla trama, le parole e le fonti che hanno ispirato i nostri beniamini nella stesura di dischi che in alcuni casi sono passati, nel loro piccolo, alla storia. Buona lettura.
P.S. Il campo d’azione di questa rubrica può essere davvero vasto; ci piacerebbe, per quanto possibile, raccogliere anche le vostre richieste o desideri, per cui non esitate a commentare, indicando i concept albums di cui gradireste leggere un articolo di approfondimento. La vostra opinione, come sempre, è la nostra ispirazione!