(The Music Cartel / Vinyl Magic 3)The Sabians - Beauty for Ashes

Copertina Sette anni rinchiusi in un monastero ortodosso dell’Alaska lasciano il segno. Lo sa bene Justin Marler, ex-chitarrista/cantante della cult band Sleep, che li ha vissuti in prima persona. Una lunga parentesi d’isolamento totale, allo scopo di ritrovare se stesso ed il proprio equilibrio interiore.
Ed anche l’interesse per la musica, visto che appena lasciato il luogo mistico Justin ha immediatamente contattato il vecchio compagno drummer Chris Hakius con l’intento di riformare una band. Parrebbe una storia alla Blues Brothers, con il monastero al posto del carcere, ma è la realtà dei fatti.
Nasce così la nuova formazione The Sabians, che vede dunque la presenza di due ex-Sleep. Coloro che stanno già pregustando un seguito di “Jerusalem” dovranno rivolgersi da altre parti, “Beauty for ashes” propone un sound molto differente dall’ultraheavy del passato.
Questo debutto è costruito su trame hard rock/doom più sinuose che potenti, più autunnali che criptiche, con il frequente inserimento di elementi acustici e folk, suggestive aree spirituali, e notevole propensione per un impatto di melodica malinconia, che oggi viene definita post-grunge ma in realtà prende spunto dal vecchio rock settantiano di Jethro Tull, Van Der Graaf, Galadriel, ecc.
Molto particolari anche le parti vocali, Marler non è mai stato un urlatore ma qui mantiene tonalità ancor più soffuse del solito, giungendo in certi punti alla litania gregoriana, frutto di una ritrovata sensibilità religiosa, ed anche a livello di liriche si preoccupa di esprimere concetti legati al rapporto tra carnalità e spiritualità, contrasti tra corpo e mente, tra cuore e cervello, argomenti lontani anni luce dal classico “sex and drugs and rock’n’roll”
Ora non vorrei trarre in inganno facendo pensare ad un lavoro etereo e molliccio, i The Sabians non sono certo i nuovi Sleep, casomai l’eredità è stata raccolta dagli High on Fire dell’altro ex Matt Pike, ma sono intensamente hard e vigorosamente crepuscolari.
Dal passato hanno preso il gusto di diluire le canzoni in lunghi percorsi, dove s’incontrano pesanti e nervosi riffs ed oasi di quiete riflessiva (“Breathe”), arpeggi e vocals notturne che fanno pensare ai Tool (“Beauty for ashes”), situazioni prettamente acustiche e romantiche (“Restoration”,”Lull”) ma anche passaggi vicini allo stoner (“Via dolorosa”,”Downcast”) fino a raggiungere fughe più complicate dalle nervature progressive (“Bleed”), in un rincorrersi di atmosfere piuttosto raffinate e certamente adulte, uno stile nettamente personale che a tratti sembra quasi voler concedere sacralità alla musica fisica.
Certo che in alcuni momenti si nota l’assenza di qualche strappo più violento, e non sempre la formula dolce-amara gode della giusta compattezza (“Black lie”), ma in un periodo di forti critiche all’uniformità delle scene stoner e doom, accusate di lanciare solo cloni, la particolare proposta dei The Sabians merita di essere sostenuta.
Un disco che piacerà molto agli appassionati del doom melodico alla Abdullah, e non deluderà comunque i fans del filone più roccioso tipo Goatsnake, ma nemmeno i cultori degli Sleep.

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Genere: Doom Metal / Stoner / Sludge
Anno di uscita: 2003
Durata: 49 min.
Tracklist:

  1. VIA DOLOROSA
  2. BREATHE
  3. BEAUTY FOR ASHES
  4. RESTORATION
  5. BLACK LIE
  6. DOWNCAST
  7. BLEED
  8. LULL

Line up:

  • Justin Marler: guitar, vocals
  • Patrick Huerta: lead guitar
  • Rachel Fisher: bass
  • Chris Hakius: drums

Voto medio utenti: Nessun voto

7
Recensione a cura di
Fabrizio 'Stonerman' Bertogliatti
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