(Duna)McBain John - The In-flight Feature

Copertina Sul finire degli anni '80 il chitarrista John McBain è stato protagonista, insieme a Tim Cronin e Dave Wyndorf, della nascita di uno dei più importanti e popolari gruppi rock del decennio successivo: i Monster Magnet.
Ed è sempre lui il principale artefice dello splendido sound hard-psichedelico che ha reso memorabile l'album "Spine of God", considerato oggi all'interno dell'area stoner/psych una pietra miliare fondamentale
Però, pochi mesi dopo quello storico successo, McBain sorprendentemente abbandonava il gruppo, prontamente sostituito dall'ottimo Ed Mundell. In occasione di separazioni improvvise ed apparentemente immotivate si tirano in ballo le solite divergenze musicali, quasi sempre utili camuffamenti di conflitti interni ben più aspri e distruttivi. Forse ciò è accaduto anche nei Magnet, ma esaminando il prosieguo della carriera di McBain e della sua ex-band non si può neppure escludere che in questo caso siano state veramente le inconciliabili ambizioni stilistiche il reale motivo della frattura.
Infatti è noto che l'egocentrico Wyndorf abbia plasmato nel tempo il gruppo trasformandolo in una realtà di successo dell'high-energy rock, dopo aver cancellato le originali caratteristiche del periodo d'esordio, mentre il chitarrista ha continuato ad alimentare le sue prospettive sperimentali sia con il progetto Wellwater Conspiracy che con saltuarie ma proficue collaborazioni.
Una filosofia d'avanguardia che McBain ha portato avanti per l'intera carriera fino ai nostri giorni, come testimonia il suo ultimo lavoro solistico che pubblica dopo un lungo periodo di riservato silenzio.
Si tratta di un disco quasi integralmente strumentale, dalla struttura fluida e libera, un rock d'ispirazione psichedelica con evidenti richiami alla tradizione antica, che viene aggiornato e rivitalizzato da iniezioni di feeling desertico e svariati modernismi elettronici.
Le lunghe digressioni di "In Santiago airspace" e "Farewell iron age" mostrano l'ottimo amalgama di tutti gli elementi in possesso di McBain, dal chitarrismo ipnotico alle parentesi ambientali, dagli echi spaziali Barrett-iani alle variazioni robotiche e così via, legati insieme da un'interpretazione leggera ed avvolgente che ai suoi limiti estremi assume connotati quasi narcolettici, vedi ad esempio un brano dai toni soffusi e trasognati come "Metronomicon".
Nel complesso l'atmosfera generale dell'album è quella morbida e rilassata che si avvicina, più che alle ovvie radici Floydiane e Crimsoniane, a proposte contemporanee del tipo Orquesta del Desierto o l'ultimo Brant Bjork, con qualche puntata verso gli intimismi cantautorali.
Molti passaggi raffinati e cristallini sembrano l'ideale accompagnamento per immaginari trip cosmici, mentre risulta del tutto assente qualsiasi tipo di fragore convulso ed aggressivo, sostituito da una attenta ricerca di linee tranquille dall'insinuante effetto onirico.
Siamo molto lontani dal ruggente heavy-psych dei primi anni e l'attuale impostazione non può certo pretendere di essere adatta a tutti, visto l'impegno piuttosto elevato che richiede. Se consideriamo che l'unico esempio di forma-canzone classica è il breve cameo "Hubblebubble", omaggio all'epoca sixtiees esile e fluttuante come una bolla di sapone, è facile intuire che il resto dev'essere affrontato con la necessaria attenzione.
Comunque chi è preparato ad un discorso musicale serio e maturo, con momenti di intensità magnetica, eleganza nelle rifiniture, varietà, profondità e delicatezza nell'esecuzione, ne apprezzerà certamente il buon livello di qualità. Per McBain un nuovo capitolo discografico nel segno della continuità, che lo segnala come uno dei più ispirati musicisti della corrente psichedelica applicata al rock.

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Genere: Hard / Rock / AOR / Glam
Anno di uscita: 2006
Durata: 47 min.
Tracklist:

  1. THE UNDERWATER PORNOGRAPHER'S ASSISTANT
  2. VIMANAS OVER NOB HILL
  3. IN SANTIAGO AIRSPACE
  4. CENTAUR OF THE SUN
  5. MOTHERBOARD
  6. HUBBLEBUBBLE
  7. FAREWELL IRON AGE
  8. VS 666
  9. METRONOMICON
  10. FOG MACHINE

Line up: non disponibile

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7
Recensione a cura di
Fabrizio 'Stonerman' Bertogliatti
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