Copertina 8,5

Info

Genere:Gothic / Dark
Anno di uscita:2019
Durata:47 min.
Etichetta:My Kingdom Music

Tracklist

  1. A MOSAIC WITHIN
  2. DHUL-QARNAYN
  3. SCEPTER AND SOIL
  4. CYCLOPEAN
  5. LO SPOSO DELL’ORIZZONTE
  6. EVERYTHING EVOKES
  7. WALLS OF STONE, TAPESTRIES OF LIGHT
  8. WHORES FOR ELEUSIS
  9. LORICA
  10. ROMAN DIARY
  11. OUR WITHERING WILL

Line up

  • Gianluigi Girardi: vocals
  • Emanuele Rastelli: guitars, bass, keyboards, harsh vocals
  • Mattia Stancioiu: drums, programming
  • Milena Saracino: vocals

Voto medio utenti

"però c’è una cosa che perfino David Lo-Pan deve sapere per forza: che tutti i moti esistenti nell’universo nascono dalla differenza di potenziale tra le forze negative e quelle positive.”
(John Carpenter's Big Trouble in Little China)

Considerando che l'intero cosmo è in movimento perenne quindi la cosa più difficile da ottenere è l'equilibrio.
"Sì ok ma che c'entra con un disco?", mi sembra di vedere le nuvolette di pensiero sopra le vostre teste: ci arriviamo tra poco.
Sulla genesi, l'arco di tempo importante (8 anni) per comporlo e la scintilla che ha generato "Byzantine Horizons" - terzo studio album per i milanesi Crown of Autumn- vi rimando al nostro report sulla listening session: oggi finalmente possiamo parlare della musica che il mastermind Emanuele Rastelli ed i suoi compagni di viaggio ci propongono.

"Parla soltanto quando sei sicuro che quello che dirai è più bello del silenzio". Forse Emanuele Rastelli segue il celebre aforisma arabo alla lettera, ma finalmente possiamo affermare che quella perla che fu "Splendours From The Dark" ha un degno successore.
"Byzantine Horizons" è un disco grosso, spesso, importante, colmo di idee e suggestioni, emozionante, aggressivo, carezzevole: so che spesso si abusa del termine ma penso che "magnifico" sia la parola che meglio possa definirlo.
E qui entra in scena il concetto di equilibrio con cui abbiamo aperto la nostra recensione: non c'è un singolo componente che prevalga sugli altri.
Alle harsh vocals di Emanuele fanno da contraltare le linee eteree e delicate di Milena Saracino, con le potenti timbriche di Gianluigi Girardi che sembrano essere il perfetto mediatore tra le due estremità: il climax ascendente di "Dhul-Qarnayn" valga come esempio; i riff "megadeth-iani" che gonfiano "Evertything Evokes" o "Whores of Eleusis" sostenuti dal drumming potente ma mai invasivo di Mattia Stancioiu, vengono smorzati ed addolciti dalle partiture più leggere di "Walls of Stone, Tapestries of Light" o "Cyclopean".
Persino le alternanze tra italiano ed inglese contribuiscono a rafforzare la sensazione di un bilanciamento perfetto; "Lo Sposo dell'Orizzonte" - in cui Milena e Gianluigi creano un duetto da pelle d'oca- o "Lorica" ne sono un perfetto esempio.

Ma "Byzantine Horizons" non contiene solamente eccellente musica, anche il songwriting si attesta su livelli altissimi attingendo sia alla storia che ad aspetti più mistici frutto delle passioni di Emanuele Rastelli.
Solitamente nel nostro paese si tende a banalizzare e generalizzare sostenendo che la produzione penalizza band valide, luogo comune smentito dai COA: il disco suona pieno, potente e soprattutto (ovviamente) equilibrato in ogni sua componente, dai passaggi piu delicati di "Our Withering Will" -con Girardi sugli scudi- a quelli decisamente thrasheggianti di "A Mosaic Within".

Non cercate di catalogare "Byzantine Horizons", oltre che ardua è un'impresa francamente inutile, ascoltatelo, interiorizzatelo e soprattutto godetene per quello che offre: musica di qualità superiore che sarei stupito di non trovare a fine 2019 nella mia personale top ten.
Concludo con due auguri:
1) spero che i Crown of Autumn non ci facciano aspettare altri 8 anni per il prossimo disco;
2) un minitour magari solo in Italia non sarebbe una grande idea?

Crown of Autumn - "Lorica"







Recensione a cura di Alessandro Zaina

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Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 10 apr 2019 alle 16:27

Che le produzioni italiane abbiano rovinato più di una band, secondo me è un dato di fatto e non un luogo comune. Negli anni poi la cosa è radicalmente cambiata e, fortunatamente oggi abbiamo produttori e studi all'altezza. Esiste poi un altro problema storico, i cantanti. Purtroppo, nel nostro paese, più che nel resto del mondo i nostri padiglioni auricolari hanno dovuto sopportare voci assolutamente fuori luogo e veri e propri disastri (ovviamente parlo unicamente della scena hard rock/heavy metal). Anche qui, negli anni, la maggiore attitudine e la preparazione dei cantanti dediti al nostro genere preferito hanno notevolmente migliorato la situazione. Purtroppo però (e qui veniamo al disco in oggetto), capita ancora che in produzioni di un certo livello come è, appunto, il disco recensito ci sia troppa differenza tra la proposta musicale, la prestazione strumentale e le prestazioni vocali. Ovviamente non si tratta di un totale disastro, ma la non completa riuscita delle linee vocali (a parer mio come sempre) fa si che il disco non decolli completamente e ciò che poteva essere ottimo è, alla fine dei conti, solo discreto.

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