Copertina 8

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2018
Durata:44 min.
Etichetta:Profound Lore Records

Tracklist

  1. ANIMAL CROWN
  2. ON HORSEBACK THEY CARRIED THUNDER
  3. THE CROWS AHEAD CRY WAR
  4. THE DREAMING PLAIN
  5. A NATION OF IMMIGRANTS

Line up

  • Isaac Faulk: drums, tambourine, piano
  • Shane McCarthy: guitars, vocals
  • Jamie Hansen: bass, vocals
  • Joey Truscelli: guitars

Voto medio utenti

Dopo due album usciti per Prosthetic Records, che ne avevano evidenziato il grande talento, gli americani Wayfarer passano alla Profound Lore Records e danno alle stampe "World's Blood", un album che "rischia" di essere uno dei migliori di tutto il 2018 in ambito estremo e, certamente, quello in cui il quartetto di Denver riesce a trovare la quadratura del cerchio.
Non che quello che ho appena scritto fosse una cosa scontata: l'abbandono del chitarrista Tanner Rezabek, membro fondatore, il passaggio di etichetta, le vocals tutte in carico al bassista James Hansen erano tutti elementi che potevano instillare nei dubbi circa la bontà del nuovo lavoro.
Dubbi che, invece, vengono spazzati via sin dalle prime note della splendida "Animal Crown", opener di un lavoro passionale, sanguigno, caldo, meravigliosamente descritto da un artwork che è specchio perfetto del suo contenuto, un contenuto che attinge alle esperienze post metal dei Neurosis e le forgia in una colata fumante di Black Metal dal sapore "cascadian" e dai toni melanconici, quando il gruppo indugia in arpeggi ispiratissimi, e rabbiosi, quando le chitarre, possenti, urlano la loro volontà distruttiva.
"World's Blood" sembra essere un grido di dolore il cui eco si perde negli assolati paesaggi di un deserto bollente, un grido di rabbia e orgoglio che, musicalmente, è sorretto dalla straordinaria prova di Isaac Faulk, in forza anche ai Blood Incantation, dietro al drum kit, e dal growl sommesso di Hansen che riesce a rendere quasi palpabile, aiutato dalle struggenti armonie delle sei corde, la natura selvaggia del Colorado che, analizzando a fondo l'album, è la vera protagonista dei cinque, lunghi, brani di una sorta di poema dedicato alla propria terra, alla propria cultura, alle proprie tradizioni e, appunto, alla natura che le circonda.
Non è facile per niente imbattersi in una musica come questa capace di fondere elementi tanto diversi quali folk, post metal e black in un connubio praticamente perfetto, motivo per il quale, quando questa specie di "magia" si realizza, è assolutamente necessario non solo tributare il giusto omaggio ai suoi artefici, ma anche supportarli nel loro percorso artistico e gioire del fatto che, ancora, la fuori c'è qualcuno capace di creare grande musica con il cuore e non porcherie con il portafogli.
Recensione a cura di Beppe 'dopecity' Caldarone

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