Sadist, il silenzio degli innocenti...

Info

Gruppo:Sadist
I Sadist non hanno bisogno di presentazioni, sappiamo tutti quanto hanno contato (e quanto attualmente contano) nel panorama Metal italiano, e anche in quello straniero. Sono passati tre anni dal loro ultimo omonimo disco che li ha visti tornare in pista, e adesso è tempo di dare spazio a delle nuove idee, concretizzate nel nuovo album Season In Silence, fieramente presentato dal gigante buono Trevor! Buona lettura!

Ben tornati sul mercato Sadist! Per prima cosa volevo chiedervi come è stato recepito da pubblico e critica il vostro omonimo ritorno sulle scene del 2007? Siete soddisfatti oppure ad oggi cambiereste qualcosa se possibile?
Trevor: Il disco precedente, l’omonimo Sadist del 2007, era per noi molto importante e per diversi motivi, principalmente perchè quello era il disco che riaffacciava i Sadist al mercato discografico dopo diversi anni di riflessione e c’era da capire come pubblico e media avrebbero risposto allo stesso. Da parte nostra ci siamo impegnati molto, abbiamo messo sul campo tutto quello che avevamo dentro e con il master in mano a fine registrazioni eravamo certi che ognungo di noi aveva dato il massimo e che niente era rimasto intentato. Siamo tuttora molto soddisfatti, orgogliosi del disco di ritorno e vedendo quello che è successo negli ultimi tre anni credo che anche critica e fans lo sono. Le vendite sono state davvero buone e l’attività live più che intensa, proprio per tutti questi motivi abbiamo aspettato tre anni prima di partorire un nuovo album.

In questi tre anni non siete stati affatto fermi, anzi, siete stati addirittura protagonisti di un tour in Armenia! Come si è svolta questa esperienza? Avete qualche aneddoto particolare per i lettori di Metal.It? Ma soprattutto come se la passano, musicalmente parlando, in quelle località così lontane, esiste un scena Metal?
Trevor: Come dicevo pocanzi l’attività live non si è mai fermata, siamo stati ospiti dei festival più importanti in Europa e protagonisti di diversi tour anche in paesi molto lontani quali appunto: Armenia, Crimea, Ucraina, Russia… L’esperienza in Armenia è stata pazzesca, ci sentiamo spesso con i promoter del posto e devo dire che sono persone davvero speciali, persone che hanno voglia di ridere, di crescere, stanno vivendo la libertà e questo li fa apparire sempre molto cordiali, pieni di iniziativa.
Era bellissimo vedere le nostre gigantrofie sui muri della capitale Yerevan, sentirti chiedere un autografo dai ragazzi in giro per la città e dai loro genitori, anche se il ricordo più bello è quello di un ragazzo arrivato dall’Iran. Prima del concerto è venuto da noi e raccontato quanto era stato difficile uscire dall’Iran ma rischiare valeva pena, era il suo compleanno e festeggiare ad un concerto dei Sadist per lui era troppo importante, inutile dire che cose come queste ti segnano per tutta la vita, questa è la risposta a chi ti chiede cos’è la musica. Riguardo la scena Metal anche in Armenia esiste uno zoccolo duro, gli show sono andati tutti molto bene, è un luogo dove tornerei sicuramente anzi dove spero di poter tornare molto presto!

E ora veniamo al nuovo disco: come mai un titolo come Season In Silence? Inoltre che ne diresti di dilungarti sul concept del disco? So che i testi hanno un peso importante nell’economia generale della vostra musica, giusto?
Trevor: E’ da oltre due anni che attraverso le liriche e il concept in generale (compresi sleeve & artwork), ragiono su quello che sarebbe stato Season In Silence. Quest’album rappresenta per me qualcosa di molto importante e che va ben oltre la musica. Il silenzio è quello dell’inverno, del ghiaccio, della stagione fredda vissuta al mio paese nell’entroterra ligure, dove la neve non tarda certo ad arrivare.
Il vero concetto del disco è nato proprio lì ai lati del bosco con foglio e penna mi sono lasciato letteralmente trasportare dall’ispirazione che la natura selvaggia intorno riesce a regalarti, come dico sempre per me sarebbe impensabile riuscire a vivere lontano da tutto questo, sono un malato inguaribile, amo alla follia i miei posti e trovo sia giusto riassumere pensieri, racconti inerenti ai luoghi stessi.
Il comune denominatore dell’album è sicuramente il freddo, vissuto attraverso il pensiero di una persona che vive a stretto contatto con il bosco, anche nella stagione più silenziosa e minacciosa dell’anno.
All’interno troverete storie vere di persone che hanno vissuto e che ho avuto la fortuna di incontrare, Night Owl è una di queste. Viveva nel bosco un uomo solo, lontano da tutti e tutto, lui non aveva paura del bosco di notte, niente lo spaventava, solo una cosa riusciva a vincere sul temerario il rumore del vento tra gli alberi, questo è solo un piccolo antipasto di quello che troverete.
Ci sono poi brani come Frozen Hands dove la metafora del freddo è rappresentata dalla freddezza dell’uomo verso quello che ci stiamo perdendo per strada, la natura è sempre più minacciata dal nostro egoismo, ma tutto questo sembra interessare a pochi.
I testi sono nati vicino ad una casa abbandonata dove intorno regna il silenzio totale, il miglior posto per dare libero sfogo alla penna, del resto se ti fermi e guardi attentamente gli alberi immagini di vedere qualcosa. Dalle finestre senza vetri della casa stessa ho dato vita ad Evil Birds canzone che riprende ciò che si era interrotto qualche anno fa ai tempi di Crust e più precisamente di Christmas Beat dove un efferato assassino seriale mieteva vittime durante il periodo natalizio, le sue tracce si erano perse ma oggi troviamo l’ormai anziano uomo ritirato in una piccola e fatiscente abitazione vicino al bosco dove a distanza di anni riscopre di essere ancora vittima dei suoi strani desideri di un tempo e di lì a poco ci troveremo davanti ad una serie di omicidi consumati sulla candida neve.

Musicalmente parlando Season In Silence rimanda per certi versi alle vostre origini artistiche, ma come si è svolto il processo di scrittura delle canzoni? Preferite lavorare in separata sede ognuno per conto vostro oppure è tutto frutto di un meticoloso lavoro in sala prove?
Trevor: Season In Silence è un album molto Sadist dove all’interno si possono trovare tutti gli elementi che da sempre vanno a costituire la nostra musica, la violenza, la melodia, le inquietanti liriche, le gelide tastiere. Continuiamo a lavorare sempre con lo stesso modus operandi e quando qualcuno di noi ha un’idea e crede sia buona per i Sadist la sottopone al resto della band e in sala prova si cerca di sviluppare al meglio la stessa. E’ difficile dire chi di noi offre maggiore contributo alla realizzazione dei brani, diciamo che tutti contribuiscono in maniera attiva offrendo il proprio e personale apporto, ‘siamo dei diligenti scolaretti’.

tanto si odono dei riff che per la loro impostazione ricordano un po’ i Meshuggah e più in generale tutta quella corrente del Metal contemporaneo che gioca molto con la sperimentazione, mi chiedevo se percepite influenze stilistiche esteriori oppure “evitate” di seguire la scena? Ci sono band che negli ultimi anni hanno suscitato interesse in voi?
Trevor: Il disco suona molto Sadist e questo è quanto anche perchè a dirla tutta certe sperimentazioni di cui parli le abbiamo improvvisate ormai quasi 15 anni fa ai tempi di Crust dove in effetti erano presenti riff molto groovy e granitici, se nell’ultimo album riecheggiano certi suoni non è altro che frutto di quello che è il ‘Sadist’s Sound’. Ormai siamo quasi dei ‘vecchietti’ e onestamente sono anni che abbiamo un nostro trademark molto forte, credo che assorbire o assimilare quello che musicalmente ti circonda sia cosa riferibile più facilmente alle giovani leve specie per i primi anni quando per forza di cose si trovano ancora alla ricerca della loro vera identità.

Trovo molto interessanti anche i vari inserti ritmici che rimandano al Jazz/Fusion, avete degli interessi specifici anche in questo settore? Avete mai pensato ad uno stravolgimento di qualche brano Jazz, riletto ovviamente con la vostra perversa chiave stilistica…
Trevor: Personalmente non sono un grande amante della musica Jazz ma è anche vero che non spetta a me concepire certe soluzioni.
Sia Tommy che Andy e Alessio apprezzano il genere e questo è il motivo della riconoscibilità di certi passaggi e/o inserti nei brani Sadist.
A dire il vero da parte loro era venuta fuori l’idea di rileggere in chiave del tutto nostra un brano jazz ma la mia opposizione è stata forte e la cosa fortunatamente è rientrata, no dai scherzi a parte penso che i Sadist siano una band che nella sperimentazione ha costruito il proprio biglietto da visita e sono certo che tali tentativi sono e saranno sempre ben accolti da chi segue la band.

Chi si è occupato della copertina? Ci sono riferimenti simbolici oppure è un lavoro di pura fantasia?
Trevor: Non sono qui alla ricerca di lodi ma l’artwork è frutto di un mio lavoro durato oltre due anni, ho curato il concetto del disco anche in fase grafica, ovviamente avevo e avevamo bisogno di una mano competente e il nome di Davide Nadalin e Nerve Design è venuto fuori in seduta stante. Conosciamo Davide da diversi anni ed oltre ad essere un amico nutriamo in lui grande stima professionale, aveva già collaborato con noi alla realizzazione dell’album precedente e anche questa volta ci siamo affidati alla sua incredibile mano. Abbiamo lavorato insieme, passo dopo passo ci si vedeva di persona spiegando lui quello che avrei voluto. La cover doveva essere qualcosa di eccezionale e nonostante non avessi grossi dubbi ero in ansia, curioso di capire dove sarebbe arrivato. Davide si è messo a lavoro da subito e senza troppi tentativi è riuscito ad accontentare sia me che il resto della band. Ricordo che come tutti i giorni io e Tommy eravamo in studio e quando è arrivato il provino siamo saltati dalla sedia dicendo questa è la copertina, ‘buona anzi ottima alla prima’. Il feeling (in qualsiasi frangente) è qualcosa che non puoi inventare, o c’è o non c’è! La breve attesa è stata ripagata da un incredibile artwork incentrato per intero su foto figuranti la mia valle dove personalmente l’importanza era decisamente notevole, sognavo questo disco da troppo tempo e una volta finito tutto il lavoro mi sono sentito soddisfatto come mai prima.

Per quanto riguarda la produzione invece cosa mi dici? Dove è stata eseguita? Possiede un qualcosa di molto diretto e live ma al tempo stesso di studiato in ogni dettaglio. Insomma, quanto conta un buon lavoro dietro al mixer nel mercato musicale odierno?
Trevor: Come per l’album dil ritorno l’omonimo Sadist del 2007 anche Season In Silence è nato all’interno dei Nadir Studios con l’ unica differenza che quest’ultimo cd ha potuto godere del rinnovamento degli studi. Poter contare sul nostro studio è qualcosa di unico specie perchè dietro alle macchine si cela una persona come Tommy (produttore del disco) che ormai dopo quasi vent’anni di lavoro come fonico in studio ha acquisito un’esperienza tale e una professionalità da riuscire ad accontentare sempre tutti, anche se a detta sua quando si tratta di un disco dei Sadist (essendo la sua band) la responsabilità è maggiore.
La produzione specie di questi giorni è molto importante, affacciarsi oggi al mondo intero con un disco non all’altezza è un vero e proprio autogol, ormai a qualsiasi livello l’ascoltatore vuole sentire i dischi che suonano davvero puliti ma al tempo stesso potenti, in linea con quelli d’oltreoceano. Le nostre intenzioni erano quelle di registrare in maniera quasi del tutto acustica anche perchè consci del fatto che il disco affronterà il grosso della promozione in sede live era nostro dovere realizzare qualcosa che saremmo stati in grado di riproporre on stage, fortuna che dal vivo possiamo contare sul supporto del tentacolare Tommy!

Per quanto riguarda la promozione strettamente live si sta iniziando a muovere qualcosa? Pensi che potrete tornare a visitare terre e culture lontane? Ma soprattutto a quando un dvd dal vivo?
Trevor: Siamo davvero felici e soddisfatti di quello che sta succedendo, il disco è uscito ad aprile e da maggio ad ora abbiamo partecipato a diversi open air in Europa tra questi: HELLFEST in Francia, METAL FEST in Ungheria, Austria e Germania, METAL CAMP in Slovenia, GODS OF METAL in Italia, BRUTAL ASSAULT in Repubblica Ceca, METAL MEAN in Belgio, senza dimenticare il trittico di date insieme ai Megadeth e a dirla tutta nessuno di noi ha voglia di fermarsi qui, anzi, è di questi giorni la notizia che ad ottobre inizieremo un lungo tour europeo che dovrebbe partire dalla Polonia per poi estendersi a tutti i restanti paesi dell’Est Europa e successivamente Germania, Olanda, Belgio, Svizzera, Italia, Spagna, Portogallo etc...
Culture lontane credo ti riferisci ad esperienze quali il tour in Armenia e/o Crimea? Sono state momenti incredibile di grande spessore umano, vedere e sapere il sacrificio che hanno fatto i promoter e fans per portarci nel loro paese è stato qualcosa di impagabile, speriamo ci siano altre occasioni. Per quel che concerne un possibile dvd live sono molte le persone che hanno espresso tale richiesta e non nascondo che un pensiero lo abbiamo fatto e forse anche per più di una volta anche se al momento siamo concentrati sulla promozione di Season In Silence, chissà, come sempre il tempo sarà amico e confidente e poi non dimentichiamoci che il prossimo anno sono vent’anni di Sadist, potrebbe essere una buona occasione, non credi?? (Decisamente si! Ndr).

Siamo verso la conclusione… progetti immediati, del tipo nuove canzoni in preparazione, o è troppo presto? Siete uno di quei gruppi che riesce a scrivere in tour?
Trevor: A dire il vero stiamo già pensando a qualcosa di nuovo anche se ovviamente il tutto è in fase più che embrionale, senza presunzione la composizione dei brani Sadist richiede molta fantasia, studio e tempo, proprio per quest’ultima ragione siamo in parte già rivolti al seguito di Season In Silence.
Comporre in tour non è una cosa banale anche se quando suoni con assiduità ti trovi quasi costretto visto che una volta finito di promuovere il disco come per magia dovrai essere pronto con qualcosa di fresco e nuovo, oggi funziona così, fino a poco tempo fa il disco era il coronamento del progetto, un qualcosa di unico raggiunto versando sudore sul palco, adesso la cosa si è letteralmente capovolta complice anche il calo delle vendite sono aumentati i concerti e per suonare più spesso dal vivo le band sono obbligate a partorire con maggiore frequenza, anche se personalmente credo che un disco ogni due anni sia la cosa ottimale.
E poi a fine anno io e Tommy saremo impegnati in un side project parallelo con artisti internazionali di cui per il momento non posso ancora fare i nomi.

E’proprio in questi giorni che il mondo della musica si sta stringendo intorno alla morte di Peter Steele, ti piacevano i Type 0 Negative?
Trevor: Sembra essere davvero un anno maledetto per il Metal dalla morte di Mike degli Evile a quella di Peter Steele, da quella di Paul degli Slipknot alla morte del mai troppo citato Ronnie James Dio, fortuna che per tutti questi artisti e per molti altri rimarrà quello che hanno fatto e scritto finchè sono rimasti in vita qualcosa che li farà sentire sempre con noi. I Type O Negative sono stati una band seminale, nel 2007 abbiamo avuto la fortuna di suonare prima di loro al Gods Of Metal ed è stata una grande soddisfazione, oltre che un onore!

Ok, siamo alla fine, chiudi come vuoi!
Trevor: Intanto grazie a tutto lo staff di Metal.it per avermi dato l’opportunità di questa piacevole chiaccherata, mi raccomando continuate così c’è bisogno di voi e di tutte le persone che con passione e dedizione portano avanti il nome del Metal e poi un saluto a tutti i lettori, ci vediamo on stage! Alla prossima e come sempre… IN ALTO IL NOSTRO SALUTO!!!









Intervista a cura di Andrea 'BurdeN' Benedetti

Ultimi commenti dei lettori

Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?