THE MOB: Reb Beach (guitar, vocals)

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Gruppo:Mob, The

Un gran bel disco quello dei The Mob, che vedono contemporaneamente in formazione i talenti strepitosi di Reb Beach, Doug Pinnick, Kelly Keagy e Timothy Drury oltre all’importante contribuzione di Mr. Kip Winger.
La diatriba tra band “genuina” o progetto assemblato “ad arte”, a questo punto, come già sottolineato in sede di recensione, visti i risultati, diciamo che diventa una questione piuttosto trascurabile, mentre è sicuro, almeno per quanto mi riguarda, che il loro debutto abbia già ottenuto di diritto l’accesso al ballottaggio per la tradizionale playlist delle preferenze dell’anno.
Era in ogni caso interessante cercare di capire come stessero le cose (alla fine, come s’intuisce da quello che state per leggere, possiamo presumibilmente parlare del classico compromesso tra le due posizioni estreme) e disquisire brevemente con Reb Beach su questa ennesima, ma ripeto, molto convincente, “all star band”.

Direi di iniziare con qualche informazione generale sui The Mob … Come siete arrivati a questo gruppo e alla sua incredibile line-up?
La Frontiers mi ha semplicemente chiesto di realizzare, con una band adatta allo scopo, un disco di rock melodico. Avevo sempre desiderato lavorare con Doug Pinnick ed ero molto curioso di sentire come la sua voce avrebbe potuto “suonare” applicata alla mia idea di rock dalle venature “poppeggianti”. Kip ha accettato di produrre il disco come un favore personale nei miei confronti e Kelly vive a Nashville non lontano da Kip, e quindi è stato tutto piuttosto semplice. Ho suonato dal vivo con Timothy per anni, per cui il suo nome è stato il primo a cui ho pensato per ricoprire il ruolo di tastierista.

Parliamo delle Vostre canzoni … Chi le ha composte? Quali sono quelle che ritieni possano essere gli highlights del disco, i brani da ascoltare per primi e che catturano chiaramente “l’essenza” della band?
Ho scritto io la maggior parte delle canzoni. Diciamo che ho messo gli ingredienti fondamentali e che Kip mi ha aiutato ad amalgamarli, semplicemente utilizzando lo stesso modo di lavorare già sperimentato nei Winger. Dopo aver registrato la base musicale, ci ho cantato sopra delle parole prive di senso cercando di adeguarle al suono che avevo in mente. Successivamente Doug ha dato un significato ai testi, mantenendo le stesse sonorità del demo. In realtà ha utilizzato molte delle liriche del demo, sistemandole e migliorandole.
Penso che “Love will carry on” sia un buon esempio delle vibrazioni che il gruppo è capace di trasmettere e sono molto fiero di questa canzone. E’ un brano melodico piuttosto semplice con un verse funky favorevole alle capacità espressive di Doug.
Mi piace molto anche “I will follow” perché è una delle poche canzoni che ho esplicitamente scritto con in mente la voce di Doug. Credo che questa sia l’unica traccia del disco a possedere veramente un po’ dell’attitudine musicale dei King's X.

Le note promozionali parlano di un disco che potrà essere apprezzato innanzi tutto dai “vecchi” fans del suono dei Winger, mentre personalmente ritengo che ci sia molto di più nel Vostro debutto e che questo sia un brillante esempio di hard rock melodico, maturo, con prerogative classiche e flavour moderno allo stesso tempo. Qual è la tua opinione in merito? Se dovessi descrivere i The Mob a chi Vi conosce solamente per il Vostro passato artistico quali parole utilizzeresti?
Credo che l’unico aspetto che distingue questo disco da tutte le cose da me fatte in precedenza sia la voce di Doug e che sia unicamente ad essa che si deve la componente “moderna” del nostro suono. Ho avuto la possibilità di dedicare parecchio tempo alla fase di scrittura e quindi le canzoni forse appaiono un po’ più efficaci di quelle contenute in molti dischi tipicamente assemblati in modo frettoloso e senza la dovuta cura.
All’infuori di questo ed escludendo l’apporto di Doug, si tratta semplicemente di un album di rock melodico piuttosto caratteristico del mio stile e se qualcuno vuole comprendere davvero chi sono dal punto di vista musicale, dovrebbe ascoltare il mio lavoro solista, “Masquerade”: è il miglior esempio del mio modo di comporre e di suonare.

Doug Pinnick e Reb Beach apparentemente sembrano due personalità artistiche abbastanza distanti tra loro … Come siete riusciti, nonostante tutto, ad amalgamarvi così bene ed ottenere un effetto così bilanciato e convincente?
Sono contento che tu abbia apprezzato il risultato ed in realtà è proprio tutto lì … nel risultato. Non ci sono “segreti” e non abbiamo fatto nulla di speciale, se non eseguire ognuno la propria parte al meglio delle sue possibilità.

Ho fatto la stessa domanda ai Soul SirkUS, un’altra incredibile “all star” band e gradirei conoscere anche la tua opinione ... Come giudichi il trend attuale dei progetti paralleli e dei super-gruppi, che spesso promettono più di quello che mantengono? E in che modo i The Mob si diversificano da tutti gli altri progetti analoghi?
Come ho accennato prima, quando i musicisti mirano esclusivamente all’aspetto economico, all’essere pagati il più presto possibile e passare oltre, la musica non può che soffrirne. E’ necessario molto tempo e dedizione per scrivere una buona canzone. Devi tirare fuori dieci cattive idee per riuscire ad averne una realmente valida. Inoltre, molti grandi musicisti non sono in grado di comporre delle canzoni veramente efficaci e sono addirittura contenti quando riescono ad uscirsene con del materiale che io personalmente considererei inaccettabile. Kip ha degli standard di lavoro molto elevati e credo che questo faccia la differenza.

Si può quindi affermare che la contribuzione di Kip Winger in veste di produttore (e musicista) sia stata particolarmente importante per i The Mob?
Assolutamente. Se non fosse stato per Kip, probabilmente sarei ancora impegnato nella stesura dei brani. E’ un vero e proprio stacanovista e gestisce in modo esemplare ed efficiente ogni fase della lavorazione. E’ un perfezionista, sapevo che con lui non avrei avuto alcuna preoccupazione e che il disco non avrebbe potuto essere niente di meno che eccellente.

Dobbiamo considerare i The Mob come la classica “meteora” della scena musicale o ci sarà qualcosa di più?
Tutto dipende dai risultati che riusciremo ad ottenere. Mi piacerebbe molto riuscire a fare un altro album e ancora di più andare in tour. Questa band sarebbe formidabile dal vivo: quattro bravi cantanti e Doug potrebbe anche suonare il basso.

A questo proposito, ci sono delle reali possibilità di vedervi suonare dal vivo, magari anche qui in Italia?
Se le vendite saranno soddisfacenti dovrei immaginare che ci sarà QUALCUNO disposto a sponsorizzare un tour. Incrociamo le dita.

Alla fine, sei completamente soddisfatto del disco o c’è qualcosa che riascoltandolo oggi avresti preferito fosse diversa?
Sono più soddisfatto del solito. Probabilmente un paio di canzoni non sono risultate esattamente come le avevo immaginate, ma è abbastanza normale che non tutto fili completamente liscio. Odio le “dissolvenze” nelle canzoni. Chiunque si sia occupato di masterizzare il Cd ha incasinato un po’ le cose da questo punto di vista, giacché credo che le dissolvenze siano generalmente deleterie per i brani musicali.

E ora una piccola curiosità ... Perché avete scelto questo nome dalle valenze “criminali”? Vi considerate un gruppo di “malfattori musicali” molto pericolosi per i Vostri colleghi e concorrenti (l’espressione The Mob identifica, in slang, un’associazione legata al crimine organizzato, specialmente ai gangsters di Cosa Nostra nell’America degli anni venti/trenta N.d.A.)?
OH MIO DIO NOOO!!!! Questo è esattamente quello che non volevo. Pensa che qualcuno voleva addirittura chiamare il gruppo Kingdom of Heaven!!! Personalmente ritengo i nomi come quello così pretenziosi … Abbiamo lottato per mesi per la scelta del nome. A questo scopo, avevo deciso di concentrarmi sulle foto della band e vedere se riuscivano ad ispirarmi. Il nome non poteva essere troppo “alla moda”, siamo troppo “vecchi” per questo e, contemporaneamente, non avrebbe dovuto essere nemmeno banale. In quelle immagini apparivamo come dei rockers “consumati” che facevano musica assieme, come una piccola gang riunitasi in un qualche vicolo. Questo mi ha fatto tornare in mente i The Mob, una band nella quale avevo suonato anni fa e che non produsse nulla d’importante. Si dimostrò essere l’unico nome non ancora utilizzato e il solo non odiato da tutto il resto della band e dal nostro entourage.

Ritornando alla questione “all star band”, qual è la tua line-up ideale di “tutti i tempi”?
Victor Wooten
Jean Luc Ponty
Allan Holdsworth
Dave Weckl
(Caspita! Neanche un “vero metallaro”! N.d.A.)

Siamo alla fine. C’è qualcosa che ti piacerebbe dire a tutti i tuoi fans italiani?
Adoro l’Italia! Mia moglie è italiana e fa gli spaghetti ogni domenica. Li cucina mentre io guardo il football in TV. Divertitevi e spero di vedervi presto!

Intervista a cura di Marco Aimasso

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