Godzilla In The Kitchen: i “Kaiju” della Sassonia …

La “singolare” denominazione incuriosisce, ma poi a conquistare è la miscela sonora che il trio tedesco (Simon Ulm al basso e voce, Eric Patzschke alla chitarra e Thiago Presto alla batteria) Godzilla In The Kitchen propone nel suo recente “Termination Sequence” (Tonzonen Records).
Un sound che prende spunto da “mostri sacri” del settore come Tool, Soen e Mastodon, ma che si sviluppa in maniera abbastanza “autonoma” e comunque mai troppo prevedibile, alimentato da idee e tensione espressiva.
Una bella “novità” (per quanto già artefici di due dischi in studio e di un live) nell’ambito dell’alternative metal europeo (e internazionale), insomma, che meritava indiscutibilmente un “supplemento d’indagine” …

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Grazie per la disponibilità e benvenuti su Metal.it. Innanzitutto, la domanda più ovvia … cosa si “nasconde” dietro il nome così insolito della vostra band?
È una storia ormai “antica”! Tanto tempo fa eravamo ancora giovani e spensierati e mangiavamo brownies “insaporiti” alle erbe. Dovevamo presentarci ad un raduno e Simon era convinto che non ce l’avremmo fatta. La risposta è stata: «Ehi amico, certo che ce la faremo! Ci andiamo e facciamo come “Godzilla In The Kitchen”! È così che la band ha preso il nome. Probabilmente avrebbe dovuto essere una sorta di “un elefante in una cristalleria”, o il suo equivalente tedesco. Ma alla fine è diventata invece la denominazione della nostra band. E quando il nostro amico e artista Mario Thieme è riuscito a trasformare l’intera faccenda in una fantastica copertina per il nostro primo album, è diventato chiaro che c’era davvero molto da dire sul nome e sull’idea che c’era dietro.
Subito dopo, direi di presentarvi ai nostri lettori, in particolare a coloro che non conoscono il vostro percorso artistico …
Siamo una fantastica band alternative metal di Lipsia, in Germania. Abbiamo iniziato tantissimo tempo fa come band strumentale di metal psichedelico e abbiamo trascorso anni in tour con brani molto progressivi e lunghi. Poi, nel 2024, abbiamo cambiato formazione e la nostra musica ha iniziato a sembrare diversa. Thiago ha portato una potenza più diretta alla batteria e l’abbiamo recepita. Simon ha iniziato subito a “urlare” ed è così che siamo arrivati a questo nuovo album e al nuovo stile che suoniamo oggi. Per riassumere, siamo due tedeschi e un brasiliano che indossano jeans, hanno la barba e il cappellino, amano una buona birra, hanno un discreto senso dell’umorismo, ma fanno musica seria. Non ci poniamo alcun limite e lasciamo che siano le nostre jam session e le emozioni che proviamo mentre suoniamo a guidarci. È lì che nasce la magia.
Il nuovo “Termination Sequence” è dunque il vostro primo album “cantato” … un cambiamento importante nell’approccio della band … come è nata questa esigenza e in che modo pensate che possa arricchire la vostra espressione artistica?
Non c’era alcuna necessità, solo una sensazione. Ci trovavamo bene con il nostro approccio strumentale, ma avevamo voglia di fare qualcosa di nuovo. Anche Andy Schmidt dei Disillusion (poi coadiutore della band in fase di arrangiamento N.d.A.) ha rafforzato la nostra convinzione. Quando ha ascoltato per la prima volta i brani strumentali, ci ha detto seccamente: “Cominciate a cantare, una volta per tutte!”. Questo ci ha dato una spinta in più e ci ha confermato che dovevamo avventurarci in un territorio nuovo. E una volta che abbiamo iniziato a mettere in pratica le prime idee, ne siamo rimasti completamente affascinati. Insomma, la voce è praticamente un quarto strumento e, ovviamente, ora possiamo imporre le nostre opinioni a chiunque sia disposto ad ascoltarci!

Personalmente ho apprezzato molto questa decisione, anche perché trovo i vostri testi piuttosto interessanti … quali sono i temi che sentivate di “dover” affrontare?
Credo che la principale fonte di ispirazione per i testi siano le strane contraddizioni dell’esistenza umana. Nonostante tutti i suoi aspetti terrificanti, questa era caratterizzata da conflitti, superintelligenza artificiale, biotecnologie ed esplorazione interplanetaria potrebbe benissimo essere uno dei periodi più affascinanti della storia dell’umanità. E finché il mondo continuerà a generare queste contraddizioni, non rimarremo mai a corto di argomenti da trasformare in musica davvero interessante. Musica che, si spera, la gente apprezzerà tanto quanto le idee che stanno alla base. È proprio la navigazione in questo panorama la principale fonte di ispirazione per la maggior parte delle canzoni di questo album.
Com’è cambiato il vostro processo di composizione e registrazione dell’album alla luce del nuovo approccio? Cosa è rimasto simile al passato e cosa avete fatto in modo diverso?
Scriviamo la maggior parte delle nostre idee di base durante le jam session. Improvvisiamo e vediamo dove ci portano. Poi combiniamo e testiamo quelle idee nel contesto e improvvisiamo le transizioni tra una e l’altra. Una volta che siamo soddisfatti dell’atmosfera generale del brano strumentale, aggiungiamo le parti vocali che nel frattempo sono magicamente apparse nelle nostre teste. Questo è rimasto simile agli ultimi album, con l’unica differenza rappresentata dal quarto livello costituito da testi e melodie vocali. Continuiamo a provare finché non siamo tutti d’accordo sul fatto che ci piace e pensiamo che sia buono!

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Quali sono le vostre influenze più importanti, dal punto di vista musicale? Come descrivereste la vostra musica e a chi si rivolge maggiormente?
Noi tre uniamo una serie di influenze molto diverse provenienti da generi musicali molto diversi, ma la più evidente è probabilmente l’hard rock e la musica alternativa degli anni ’90. È una nuova combinazione di rock anni ’90, prog, soul brasiliano e, in generale, metal. A giudicare dai commenti che riceviamo, sembra essere musica pensata soprattutto per musicisti o per persone che amano ascoltare la musica in modo molto attivo.
Cosa vi ha spinto a passare dalla Argonauta Records alla Tonzonen Records?
Innanzitutto, abbiamo ancora un enorme debito di gratitudine nei confronti di Gero della Argonauta Records. Ci ha messo sotto contratto quando avevamo, credo, circa 200 follower su Instagram. All’epoca non sapevamo assolutamente nulla del mondo della musica e abbiamo mosso i nostri primi grandi passi insieme a lui. Gli siamo molto grati per questo. In definitiva, le due etichette hanno strategie diverse, e un fattore determinante nel nostro passaggio alla Tonzonen Records è stata la relativa vicinanza della sede dell’etichetta alla nostra città natale. Poter discutere certi argomenti faccia a faccia è un vantaggio assoluto, e il legame personale con Dirk della Tonzonen è stato decisivo per noi. La Tonzonen Records è composta da veri e propri amanti del vinile, proprio come noi. Forse il nostro sound è un po’ più pesante rispetto alla media delle band della Tonzonen, ma la loro passione per la musica e l’attenzione ai dettagli ci hanno convinto immediatamente.
Dove vi vedete inseriti nell’odierno panorama musicale così “caotico”? Come valutate lo stato di “salute” attuale della musica rock?
La musica e l’arte in generale si trovano in una situazione strana. Con le tecnologie disponibili oggi, la quantità di musica prodotta e pubblicata è semplicemente pazzesca. Intelligenza artificiale o meno, il flusso costante di canzoni provenienti da un oceano infinito di band e artisti è travolgente. Le possibilità di sfondare e diventare un grande successo dall’oggi al domani sembrano scarse, ma che importa? Facciamo quello che vogliamo, scriviamo le canzoni che ci va di scrivere, ci mettiamo il cuore in ogni fase del processo e vediamo dove ci porta. Una cosa che, onestamente, ci infastidisce della scena rock odierna è la quantità di basi musicali utilizzate, specialmente durante i concerti dal vivo. Non fraintendeteci, tutti usano effetti, che siano analogici o digitali, tramite console di missaggio o pedalboard. Non è questo il punto. Ma quando intere tracce di chitarre, voce, batteria o altri effetti vengono riprodotte dall’impianto PA, lo troviamo fastidioso. A nostro avviso, la musica rock ha sempre tratto la sua forza dalla sensazione di essere al 100% dal vivo. Personalmente, ogni volta che una parte troppo consistente proviene da una traccia di accompagnamento, comincio a percepire queste strane vibrazioni da “tormentone” (ha usato il termine “Schlager” … una "canzonetta di successo", o qualcosa di simile, insomma … N.d.A.)! Non credo che sia una buona tendenza e, allo stesso tempo, trovo strano che così tanti ascoltatori sembrino non accorgersene nemmeno più. Per quanto riguarda lo stato di salute della musica rock in sé, c’è ancora tantissima ottima musica in giro. È solo che sta diventando sempre più difficile farsi strada tra tutto quel frastuono. Continueremo a fare il nostro lavoro, senza porci alcun limite, e lasceremo che sia la musica a parlare da sé.

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Di recente avete fatto un tour molto intenso in Germania … pensate che sarà possibile portare le canzoni di “Termination Sequence” su di un palco qui in Italia? E, più in generale, qual è la situazione attuale dal punto di vista dei concerti dal vivo?
Oh, certo! Al momento stiamo semplicemente facendo tournée ovunque ci accolgano. Abbiamo ricevuto tantissimi riscontri positivi dall’Italia già durante il tour di “Exodus” e ci piacerebbe moltissimo calcare i palchi italiani. In generale, non vediamo l’ora di suonare su quanti più palchi meravigliosi possibile e davanti a un pubblico numeroso. Chiunque legga questa intervista e voglia vedere i Godzilla scatenarsi nel proprio club o festival: contattateci, siamo carichi e pronti.
Siamo giunti alla fine... grazie ancora per il tempo che ci avete dedicato e congratulazioni per il vostro progetto musicale ... lascio a voi le ultime parole di questa chiacchierata ...
Ciao Marco, grazie mille per le tue domande ponderate, è stato un vero piacere. Magari ci vediamo di persona durante il nostro primo tour in Italia!

Band photos provided by Sheltered Life PR for free promotional use.
Intervista a cura di Marco Aimasso

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