Lo scorso 27 marzo è uscito il secondo album dei tedeschi
Kerrigan, intitolato
Wayfarer, successore di quel piccolo gioiello che fu, nel 2023, il debutto discografico
Bloodmoon, entrambi rilasciati dalla
High Roller Records.
A distanza di qualche mese, i due fondatori della band
Jonas Weber (voce e chitarra) e
Bruno Schotten (chitarra), ci hanno gentilmente concesso la seguente intervista che riproponiamo integralmente:
(Photo submitted for promotional purposes Credit @Samira Aline)
Ciao ragazzi, benvenuti sulle nostre GLORIOSE pagine e complimenti per i bellissimi dischi sfornati finora che, noi di metal.it, abbiamo apprezzato parecchio!
Subito una curiosità: da dove deriva il monicker “Kerrigan”?
Jonas: Grazie mille per i complimenti! Il nome deriva dal videogioco “Starcraft” dove, uno dei principali protagonisti, è Sarah Kerrigan, di cui, sia io che Bruno, siamo entrambi fans. Il taglio fantascientifico del nome inoltre calzava piuttosto bene con le nostre aspettative e quindi, da subito, abbiamo adottato il nome “
Kerrigan” per lavorare sul nostro nuovo progetto. Inizialmente, doveva essere un nome temporaneo, ma, poco dopo, abbiamo deciso di tenerlo.
Bruno: E’ partito tutto quasi per scherzo; ma sia io che Jonas siamo sempre rimasti legati ai ricordi di quel videogioco. Abbiamo deciso abbastanza in fretta di utilizzare questo monicker e non siamo mai tornati sui nostri passi. E’ un nome po' inusuale in effetti, ma ci ha anche aiutato a distinguerci dalle altre bands.
Come nasce la band?
Jonas: In realtà, il progetto
Kerrigan nasce durante le prove della nostra funeral doom band, chiamata Lone Wanderer, tra il 2018 e il 2019. In quel periodo io e Bruno stavamo ascoltando parecchio materiale di vecchie grandi band del passato, come Wolk (UK), Heavy Load e molte altre che ci hanno influenzato. Ci scambiavamo delle idee e diversi riffs alla fine di ogni sessione ed all’inizio di quella successiva. Tutto questo poi è sfociato nel nostro primo demo “
Heavy Metal 2020”, seguito dal full-length “
Bloodmoon”, in cui abbiamo optato per una batteria vera, suonata da
Jonathan Döring. Dopo il sorprendente successo di
Bloodmoon, abbiamo ricevuto numerosissime richieste per suonare in diversi shows dal vivo, cominciando a realizzare che eravamo una band vera a tutti gli effetti ed esibendoci ai nostri primi concerti. Dopo il primo anno di tour, abbiamo avuto un cambio di formazione e
Jakob Zeblin è diventato il bassista della band.
Bruno: Le origini della band hanno qualcosa di magico. E ’molto raro sviluppare da subito una connessione istantanea a livello di composizione. Sebbene sia io che Jonas siamo entrambi molto esigenti, quando si tratta di trovare dei riffs o di scrivere una canzone, tra noi è stato tutto spontaneo ed è accaduto in un attimo, quasi per caso. Alla fine, eravamo entrambi reciprocamente soddisfatti di quello che stavamo componendo e abbiamo pensato di immortalare quello che stavamo creando cosi, prima ancora di quanto immaginassimo, ci siamo trovati a casa mia a registrare “
Heavy Metal 2020”, il nostro primo demo, da cui tutto ha avuto inizio. Poi, con la line-up al completo, i
Kerrigan hanno avuto inizio, come vera e propria band.
C’è qualcuno che ha creduto in voi da subito sin dall’inizio e chi vi sentite di ringraziare particolarmente?
Jonas: Abbiamo riscosso parecchi consensi nella scena locale di Friburgo, sin dai primi shows in cui presentavamo i nostri demo. Questo ci ha fatto capire immediatamente che eravamo ben più di un semplice nostro progetto. Io, in particolare, voglio ringraziare Chris Münch della
FUCKING KILL RECORDS per il suo supporto iniziale. Dopo aver ascoltato i nostri demo, era davvero entusiasta ed ha avuto per primo l’idea di registrare tutto su cassetta e in vinile. E’ stato sempre grazie a Chris che siamo entrati poi in contatto con la
High Roller Records. Merlin e Steffen della
HRR ci hanno supportato in tutto durante le registrazioni e la promozione di
Bloodmoon; lo stesso hanno fatto, con la medesima passione, per il nostro secondo album
Wayfarer. Siamo sempre stati molto fortunati ad avere a che fare con persone che ci hanno dato l’opportunità di far conoscere la nostra musica all’interno della scena.
Bruno: Damon Good (compositore e mastermind dei Mournful Congregation) merita sicuramente una menzione speciale, visto che ha inaspettatamente mixato il nostro demo tape del 2020. Siamo rimasti stupiti dal feedback che abbiamo ricevuto dopo
Heavy Metal 2020, era la nostra prima vera creatura e non avevamo alcuna aspettativa in merito. Quando la
FUCKING KILL RECORDS lo ha rilasciato e abbiamo visto le reazioni entusiaste, noi per primi ci siamo resi conto che il progetto era destinato a crescere e quindi abbiamo subito pensato a un primo vero e proprio full-length!
Vi aspettavate i numerosi consensi raccolti già con il disco d’esordio Bloodmoon?
Jonas: Ho sempre avuto molta fiducia nella musica che abbiamo scritto per
Bloodmoon e speravo potesse essere apprezzata, ma non avrei mai potuto credere che avremmo riscosso cosi tanti consensi, in poco tempo! Le opportunità che ci sono state offerte dopo il rilascio del disco sono state quasi surreali! Abbiamo suonato con bands del calibro di Cirith Ungol e Asphyx, partecipando al “Kit Rising IV” nel 2024, poi le signing sessions, tutto questo è stato fottutamente bello, qualcosa che nessuno si sarebbe mai aspettato dopo la registrazione solamente di un demo e di un album.
Bruno: Come ha detto Jonas, i consensi riscossi da
Bloodmoon sono stati stupefacenti, a tratti scioccanti, era come se stessimo bruciando le tappe troppo velocemente per una band appena nata che solitamente suona in posti deserti, nell’indifferenza generale, cercando disperatamente di far arrivare a qualcuno la propria musica, o di promuovere il proprio progetto tramite i social. Per noi invece, non è stato cosi. Siamo entrati in studio con il nostro progetto e subito dopo ci siamo ritrovati a suonare davanti a centinaia di persone e siamo davvero grati per questo, perché significa che la gente ama davvero la nostra musica. Devo ammetterlo, penso che
Bloodomoon occuperà sempre un posto speciale nel mio cuore, perché contiene alcuni dei primissimi riffs che io e Jonas abbiamo composto agli albori del progetto, nel 2020.
Con il vostro debutto avete stupito tutti, per merito di un sound fresco, esplosivo ed ispirato ma, dalla vostra, avevate il vantaggio di essere dei “perfetti sconosciuti”. Durante la genesi di Wayfarer invece, avete sentito la pressione delle enormi aspettative generate da Bloodmoon?
Jonas: Non la chiamerei pressione, però certamente pensi a come la gente possa reagire a certe parti di una canzone. La cosa importante è non lasciare che questo pensiero influenzi la tua scrittura. Il fatto che molti brani di
Wayfarer siano stati scritti ai tempi di
Bloodmoon ci ha sicuramente aiutato, garantendo una certa continuità, per cui, le parti su cui abbiamo lavorato non sembrano mai completamente differenti rispetto al vecchio materiale.
Bruno: Sicuramente abbiamo pensato a
Bloodmoon in fase di scrittura e a come questo nuovo album potesse essere differente, perché non ha senso ripetere lo stesso disco all’infinito. In effetti, in
Wayfarer c’è qualcosa di nuovo e un’atmosfera diversa che può ampliare il sound dei
Kerrigan. Tuttavia, avere parti già scritte è il modo migliore per lavorare, perché abbiamo potuto sviluppare il nuovo lavoro, partendo dal mood del suo predecessore.
In Wayfarer l’elemento predominante (presente, a tratti, anche su Bloodmoon) è l’enorme aura malinconica che caratterizza il song-writing. Da dove nasce tutta questa drammaticità? E’ qualcosa di premeditato, o la diretta conseguenza di stati emotivi personalmente vissuti?
Jonas: In realtà è molto difficile dare una risposta precisa a questa domanda, specialmente se la musica non viene scritta con una certa consapevolezza. Penso che sia io che Bruno abbiamo numerose influenze musicali che, per loro stessa natura, sono malinconiche e questo ovviamente si riflette nelle nostre canzoni, senza che avessimo deciso preventivamente di puntare su un determinato stato d’animo. Quando cerco una melodia, prediligo quelle più struggenti, dal tocco incerto e fragile, mi piacciono perché sono più affini alla mia natura e quindi spesso coincidono con la parte migliore di una canzone.
Bruno: Beh, non è un segreto che il nostro sound si diriga sempre verso il lato più malinconico del rock, metal, post-punk e anche della pop music degli anni 80. Comunque, per me, l’atmosfera dei brani viene modellata in base al timbro vocale di Jonas e delle armonie che è in grado di costruire. Quello che adoro particolarmente di queste melodie è il modo in cui scorrono in maniera fluida, perché sono spontanee. Ricordo parecchie situazioni in sala di registrazione in cui trovavamo le linee vocali definitive in poco tempo, senza nemmeno bisogno di discutere, perché funzionavano da subito, in maniera naturale ed era semplicemente grandioso!
Wayfarer ha una produzione leggermente più morbida, soprattutto per quanto riguarda le chitarre e quindi suona forse più misterioso e onirico.
C’è un brano di Wayfarer a cui siete particolarmente affezionati?
Jonas:
Red Light Tower è una canzone molto importante per me, perché ha avuto una gestazione di oltre 3 anni, ho iniziato a scriverla nel 2022, un periodo speciale per i
Kerrigan; ne abbiamo fatti di passi in avanti da allora, da quando eravamo semplicemente un duo che registrava demo, ad essere una band completa che suona dei concerti propri! Di tanto in tanto, quando ascolto questo pezzo, mi sembra di rivivere le sensazioni di questo viaggio e, alla fine, sono veramente soddisfatto del risultato finale, sia musicalmente, che per il testo. Inoltre, il modo in cui Adam Burke ha disegnato la torre sul retro della cover, è stata la ciliegina sulla torta e permette all’ascoltatore di fantasticare ulteriormente.
Bruno: Secondo me l’album è poliedrico, per cui, è difficile scegliere un brano in particolare. Io e Jonas ci siamo suddivisi distintamente i compiti durante il processo di scrittura, ma abbiamo anche collaborato in occasione di un paio di brani che hanno una dimensione prettamente chitarristica, perché adatte agli assoli. Per me, probabilmente la traccia migliore è stata scritta da Jonas ed è
Dystopia, che mi capita spesso di fischiettare. Oltre a quella, penso che
The Ice Witch e la title-track, siano le mie preferite.
Quali sono le principali differenze, a vostro avviso, tra i due dischi?
Jonas: La differenza principale è il suono. Dopo l’ascolto di
Bloodmoon abbastanza spesso ci capitava di voler provare a essere meno aggressivi e infatti in
Wayfarer l’approccio è diverso. Abbiamo mixato l’album insieme a Cristoph Brandes agli Iguana Studios e ci siamo ritrovati parecchie volte a discutere su quale dovesse essere il sentimento generale dell’album e di tutti i dettagli che per noi erano importanti.
Bruno: Per me
Wayfarer è leggermente più raffinato nella composizione. Abbiamo dato il massimo sulle melodie, sulle armonizzazioni, sul comparto strumentale e su come ogni strumento doveva suonare all’interno della canzone. Specialmente il basso ha avuto un ruolo predominante, sia in fase di scrittura, sia nel processo del mixaggio finale. Grazie alle abilità di Jakob tutto è riuscito sorprendentemente bene. Credo che tu abbia ragione a definire
Wayfarer più sognante e
Bloodmoon più roccioso.
Due parole sull’affascinante artwork di Wayfarer, ad opera di Adam Burke dal cui impatto visivo, come nel caso di “Bloodmoon”, si può già percepire quali atmosfere caratterizzano il disco.
Jonas: E’ incredibile come le copertine di Adam Burke riescano a catturare lo stato d’animo dei nostri album! Il suo tocco iconico nell’artwork di
Bloodmoon, ha creato delle grandi aspettative per la copertina di
Wayfarer e non siamo rimasti affatto delusi dal risultato finale. Chiaramente, noi avevamo già una vaga idea di come dovesse essere il fronte e il retro, cosi gli abbiamo dato delle linee-guida che riguardavano il viandante che cavalva in primo piano e il paesaggio sullo sfondo, ma il modo in cui Adam ha capito cosa cercavamo e come ha modellato il suo stile, è andato ben oltre le nostre più rosee aspettative!
Bruno: Ricordo che ero piuttosto scettico quando ho visto il primo schizzo di Adam, ma poi il disegno finale era veramente bello e, da quel momento, non ho più dubitato del suo lavoro. Quando poi abbiamo aperto la prima versione del nostro artwork siamo rimasti a bocca aperta. Nel suo ruolo, Adam è uno dei migliori. Per quello l’abbiamo voluto anche per l’EP di
The Ice Witch. Avere un vinile 7 pollici, era uno dei miei piccoli obiettivi personali, perché io amo questo formato, magari oggi inutile, ma comunque molto affascinante.
Quali sono le vostre principali influenze musicali?
Jonas: Un miscuglio di generi assai diversi tra loro! Oltre al metal, nel mio caso c’è una moltitudine di sottogeneri, nella nostra musica infatti, ci sono un sacco di radici pop, rock e di tanta musica tipica degli anni 80.
Bruno: Se mi chiedi quali sono le mie bands preferite, la risposta potrebbe essere anche sorprendente! Ci sono molte band di classico heavy metal oscuro (Witchfinder General, Quartz, Wolf…) oltre ovviamente a quelle scontate (Sabbath, Maiden, Priest). Ma, ancora più lunga è la lista di band post-punk degli anni 80, di quella della new wave e di doom metal estremo. Due bands che ho sempre amato parecchio, sono The Smiths e The Who. Spesso mi chiedo se queste formazioni abbiano poi una reale influenza nel mio song-writing. Con i
Kerrigan, cerchiamo di essere indipendenti, senza scendere patti con nessuno e senza voler somigliare a qualcuno in particolare. Ci è di grande aiuto non ascoltare metal durante il processo di composizione, cosi le idee sono più spontanee. E’ ironico: quando io e Jonas scriviamo e registriamo, ascoltiamo un sacco di musica NON metal (ahahah)!
Oltre al metal, seguite altri generi?
Jonas: Si, certo! Solitamente tendo ad ascoltare sempre la stessa vecchia roba, ma quando sono dell’umore giusto, c’è sempre la possibilità di ascoltare qualcosa di nuovo. Oltre alle influenze dei
Kerrigan, di cui abbiamo parlato prima, attualmente mi piace ascoltare Falco, nonostante sia estremamente difficile etichettarlo in un genere particolare. Anche il dungeonsynth mi ha ispirato parecchio negli ultimi anni, inoltre adoro i Summoning, con il loro stile unico.
Bruno: Per me, tutto ruota intorno al movimento post-punk degli anni 80. Sia i classici, sia roba dimenticata. Consiglio vivamente: Magazine, Wire, Sad Lovers and Giants, Lowlife.
Pregi e difetti della scena metal attuale?
Jonas: Musicalmente, adoro questa sorta di movimento retro, è il giusto tributo a un’epoca in cui la creatività era veramente incontaminata. Sfortunatamente alcuni fraintendono, interpretandola come fossero delle cosplay bands, privilegiando l’apparenza e i costumi, alla sostanza, focalizzandosi sul trucco, invece che sul song-writing. Penso che questo fenomeno sia già visibile nei grandi festival; nel billing trovi già parecchi gruppi tutti molti simili, che si esibiscono in modo imbarazzante ed hai la sensazione di assistere piuttosto allo spettacolo di un circo! In termini economici, probabilmente le cose possono anche funzionare per loro, ma non ci vedo alcun beneficio sotto il profilo artistico. La cosa che mi infastidisce maggiormente è che ci sono migliaia di persone che consumano e accettano questo prodotto, motivando ulteriormente queste bands a battere un sentiero musicale privo di qualità e identità.
Bruno: Partiamo da quello che non va: la scena, a volte, sembra molto superficiale. Certamente, ci sono alcuni personaggi realmente dediti alla causa nella maniera giusta, vanno ai concerti, suonano in band o ospitano shows, discutono di album e musicisti degli ultimi 50 anni, ne conoscono tutte le curiosità e la storia e possono vantare una sorta di centro culturale condiviso. Ma poi, dall’altra parte, c’è anche un buon numero di persone che ha una visione distorta della cosa, e la vive come se si trovasse a un party o solo per mettersi in mostra. Questa gente non conosce la storia, non rispetta le radici, non fa alcuno sforzo per approfondire e sembra accontentarsi di conoscere un paio di album vantandosi di appartenere alla scena. Tutto questo, rafforza ulteriormente quel lato commerciale di cui parlava Jonas. In questo modo, il metal diventa solo ed esclusivamente un business, finendo per influenzare musicisti e fans. Fa male vedere che anche grandi nomi oggi, basino tutto sull’apparenza, su come vestono o si truccano. La cosa positiva però è che, dall’altro lato, ci sono numerose formazioni giovani che si dedicano anima e corpo al sound e alla composizione creando un heavy metal fresco, con il giusto spirito! C’è ancora qualcosa di dannatamente esaltante quando ci si imbatte in una band dal suono duro e con delle idee brillanti, che ti catturano o con dei riffs di chitarra che ti fanno alzare il pugno in cielo! Fin tanto che esisterà questa passione spontanea, l’heavy metal non cadrà! Inoltre, i festivals più piccoli ,sono la testimonianza che si può promuovere concerti e bands underground, restando fedeli alla VERA scena.
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(Photo submitted for promotional purposes Credit @Samira Aline)
Progetti per il futuro? Vi vedremo mai in Italia?
Jonas: Al momento, siamo concentrati a portare le nostre nuove canzoni sui palchi, per cui, stiamo lavorando al tour per il 2027 con l’aiuto della Dragon Productions. Amo l’Italia quindi sarei felicissimo di suonarci e alzare il nostro vessillo anche li. Musicalmente, abbiamo già del nuovo materiale, ma ne riparleremo quando i tempi saranno maturi per la composizione e la registrazione. Di sicuro,
Wayfarer non sarà l’ultima cosa che sentirete da noi!
Bruno: Di progetti per il futuro ne abbiamo in abbondanza e l’Italia è uno di questi! A proposito, grazie per avermelo ricordato: devo aggiungere il Limoncello alla lista delle bevande del tour....ahahah!
Ragazzi, grazie di cuore per la disponibilità e continuate a farci sognare, come viandanti alla perenne ricerca di nuove emozioni, sotto una luna di sangue!
Jonas: Grazie a voi per l’intervista e speriamo davvero di poterci vedere a casa vostra per poter celebrare l’heavy metal insieme!
Bruno: Grazie a voi per l’intervista e continuate a far ardere la fiamma!