SoleDriver: percorsi melodici dell’anima …

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Gruppo:SoleDriver

Un’altra collaborazione tra artisti “eccellenti” … l’ennesimo “rimescolamento” del prestigioso roster della Frontiers Music … beh, è sufficiente ascoltare “Return Me To Light”, il primo parto discografico dei SoleDriver, per rendere tali frequenti rimostranze del tutto pretestuose e in ogni caso superflue.
Il lavoro svolto da Alessandro Del Vecchio (Edge Of Forever, Hardline, Jorn, e moltissimi altri gruppi …) e Michael Sweet (Stryper, Iconic, Sweet & Lynch, Sunbomb, …), alla prova dei fatti, non ha nulla del sodalizio “studiato a tavolino” o del progetto estemporaneo nato per ingannare il tempo e tenere desta l'attenzione del pubblico. L’impressione è che l’empatia tra i protagonisti dell’albo sia “reale” e che questo aspetto abbia contribuito fattivamente a realizzare un’operina di melodic rock dai tratti stilistici tradizionali, ma tutt’altro che fastidiosamente routinaria.
Una sensazione oggi ulteriormente consolidata dalle parole di un sempre disponibile Alessandro Del Vecchio, con il quale, vista la sua monumentale carriera, è stato inevitabile divagare un po’ anche su altri temi …

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Ciao Alessandro, e bentornato su Metal.it! Dalla precedente intervista sono passati circa otto anni e, tra le altre cose, un numero esorbitante di tuoi contributi (a vario titolo) a svariate produzioni musicali, l’ultima delle quali si chiama SoleDriver … e allora direi di cominciare col chiederti come e quando è nata la decisione di formare una band con Michael Sweet e, già che ci siamo, perché avete scelto questa denominazione per la vostra “alleanza” …
Cavoli, 8 anni? Allora ne son passati di dischi! Il nome “SoleDriver” è un gioco di parole tra le nostre iniziali, S e D, perché originariamente abbiamo chiamato la band sempre Sweet-Del Vecchio, e allora volevamo mantenere quella radice, dandogli, però, una connotazione un pelo più spirituale, con Sole che letto potrebbe anche essere Soul e Driver come guida, percorso. In pratica la guida dell’anima.
Nel disco ti sei occupato anche delle chitarre, una piccola “novità” che aggiunge un’ulteriore skill specifica al tuo già invidiabile curriculum … com’è maturata questa scelta e come ti sei trovato nel prestigioso ruolo di “guitar hero”?
Onestamente è stato Michael a spingere tanto affinché suonassi le chitarre. Io le avevo solo registrate per i demo, ma lui ha sempre considerato quelle chitarre come definitive, in stile e arrangiamento. Io non mi sento un chitarrista fatto e finito, sono un po’ chitarrista da scrittura, non ho un arsenale infinito come i veri chitarristi, ma suono solo per i pezzi. A quanto pare però forse aveva ragione Michael visto che tutti han lodato le chitarre del disco. Rimane che di fronte ai chitarristi veri, mi defilo ahah! Il mio vero strumento sono e saranno sempre le tastiere, chitarra e basso mi diverto a suonarle e all’occorrenza le sfodero sui dischi, ma sempre suonando solo a servizio dei pezzi.
Considero “Return me to light” un album molto riuscito, che attinge dai “testi sacri” del rock melodico senza abusare dello sfruttamento dei nobili cliché … quali erano gli intenti espressivi principali del progetto? Ritieni di aver raggiunto interamente gli obiettivi prefissi?
Hai centrato il punto. Volevamo fare un disco melodico, classico, ma nostro. Diciamo che l’album è il nostro modo di vedere il rock melodico. Ci trovi dentro di tutto ma in veste nuova, personale.

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L’affinità tra te e Michael mi sembra molto spiccata, soprattutto in brani come “Rise again”, “Pieces of forever” e “Soul inside”, i quali, assieme alla title-track dell’opera, vedono le vostre due personalità artistiche integrate in maniera davvero esemplare … cosa ci puoi dire su questi pezzi e in quali ritieni sia emersa pienamente la vostra sinergia? I vostri rapporti valicano la sfera professionale?
Io e Michael condividiamo molto nella sfera musicale e professionale, soprattutto nell’etica lavorativa. Poi nel lavorare tanto assieme ci siamo accorti anche che molte visioni della vita ci accomunano anche se io non sono cristiano mentre Michael fa ruotare l’universo intorno alla religione. Ma da persone spirituali, ci troviamo molto affini.
Io penso che brani come “Pieces Of Forever”, “Rise Again” e “Out Of The Dark” siano i brani più riusciti come alchimia dei nostri due mondi. Dentro c’è tutto il sound classico ma rivisitato in maniera personale e diverso dal solito. Sono anche i pezzi che a livello strumentale hanno una sinergia, secondo me, superiore.


I testi del disco mi sono sembrati parecchio profondi, all’interno di un crogiolo sonoro che al tempo stesso sa essere anthemico e accattivante … c’è un “messaggio” particolare dietro le canzoni di “Return me to light”? Quanto sono importanti le liriche nell’economia complessiva della vostra proposta artistica?
Sui testi abbiamo lavorato con Giancarlo Floridia che si è rivelato il perfetto ponte tra le nostre due visioni spirituali, perché “Return Me To Light” è un disco pieno di messaggi profondi, dove si parla di vita nel suo bilanciamento tra bene e male, gioia e sofferenza, un disco carico di dolore e di rivincita. Il titolo stesso parla proprio di questo ritorno alla luce, alla positività, soprattutto in periodo storico come questo. Testi scritti quasi due anni fa che diventano vivi ed attuali.
Escludendo magari i SoleDriver (forse troppo “freschi” di costituzione) e gli Edge Of Forever (la “tua” creatura, a cui presumo tu sia particolarmente legato … a proposito, tanti complimenti per “Ritual”!), tra i tanti prodotti discografici a cui hai fattivamente collaborato, quali ritieni sia stato il più soddisfacente dal punto di vista emotivo e/o professionale?
Grazie per i complimenti su “Ritual” che davvero ritengo l’apice degli Edge Of Forever. Sicuramente tutto quello fatto con i Revolution Saints è il mio testamento, al di fuori delle mie band. Ma anche Hardline con “Danger Zone” ha significato e significa tanto perché è stato il mio biglietto da visita al mondo in maniera ampia.
Credi sarà possibile sostenere l’uscita del disco con l’attività dal vivo? Immagino sia “abbastanza” complicato, ma sarebbe davvero bello vedere i SoleDriver su un palco …
È complicato e ci sono tanti fattori di mezzo, ma ti assicuro che è nei nostri obiettivi, perché per noi questo non è “solo” un progetto, anzi.

Probabilmente è un po’ “prematuro” e tuttavia conoscendo la vostra celebre “iperattività” te lo chiedo lo stesso … ci sarà un nuovo disco dei SoleDriver? Ci state già pensando?
Non ci stiamo ancora pensando, ma è assolutamente nei nostri piani. Magari tra 3 anni in modo che si possano diluire Sunbomb e gli altri dischi che facciamo assieme, in modo che SoleDriver rimanga sempre unico e speciale.
Domandina “difficile”, che in realtà è abbastanza scontata … cosa rispondi a chi accusa la Frontiers Music di “abusare” di te e del suo roster, rimescolando continuamente i suoi prestigiosi aderenti?
Ognuno ha la propria opinione e ci sta che, prima di tutto, non gli piaccia cosa faccio e, secondo, che non gli piaccia magari vedere me o altri musicisti sempre spesso presenti. Io rimango dell’idea che se il pubblico, in generale, è contento ma, soprattutto, gli artisti son contenti non c’è molto da dire se non che se ti piace lo ascolti, indipendentemente da chi fa cosa, e se non ti piace passi oltre.
Io son solo felice e grato di poter fare cosa amo più di tutto, cioè far musica.
Di questi tempi si fa un gran parlare dell’intelligenza artificiale, una disciplina che è destinata a cambiare la società in molti modi (e non tutti molto “rassicuranti”) … cosa ne pensi? Come valuti, riferendosi in particolare al mondo della musica, la sua applicazione?
Io sono, in realtà, molto incuriosito da tutto quello che è tecnologia perché sono del parere che tutto possa diventare un tool per fare meglio o esplorare risorse diverse. Pensa alle batterie elettroniche. Sembrava fosse la morte della musica, invece a 50 anni dalla loro invenzione siamo qua che sfruttiamo questa tecnologia per creare ancora più musica e con soluzioni magari inesplorate prima. Penso sarà lo stesso con la AI, chi sa fare farà ancora di più.

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Siamo alla fine e a questo punto, come di consueto, lascio a te, dopo averti ringraziato per la disponibilità, le ultime parole dell’intervista …
Marco, ti ringrazio per le domande fuori dal comune e per il supporto a questo disco. Sono sicuro che chi ama la voce di Sweet adorerà sentirlo su questi pezzi. Il disco è pieno di sfaccettature, quindi godetevelo ad alto volume!


Photo Credit Alessandro Del Vecchio@Maurizio Del Piccolo
Foto fornite da Frontiers Music
ad uso promozionale libero e gratuito




Intervista a cura di Marco Aimasso

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