Halestorm, dentro la vita selvaggia di Arejay (Arejay Hale, batteria)

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Gruppo:Halestorm

Qualche giorno prima dell'uscita ufficiale del nuovo “Into The Wild Life”, terzo abum degli Halestorm, incontriamo, in occasione della data italiana a Milano, Arejay Hale che, assolutamente entusiasta dei traguardi raggiunti con la band, ci racconta il background di questo terzo album che, a suo dire, rappresenta più di tutti la vera essenza della band.

Bentornato in Italia, Arejay, come stai?
Arejay: Grazie davvero, per noi è sempre un immenso piacere tornare qui in Italia. Ogni volta il pubblico ci regala grandi emozioni e noi ci divertiamo davvero tantissimo a suonare davanti a fan così scatenati! L'ultima volta che gli Halestorm si sono esibiti qui a Milano è stato lo scorso anno, in aprile siamo stati sul palco dei Magazzini Generali... ricordo che quella serata fu una delle date più belle di tutto il tour: pubblico fantastico, show adrenalinico ed ovviamente miglior vino!!!
Oggi, di nuovo qui a Milano mi sento carico, non vedo l'ora di salire sul palco e poter presentare i brani del nostro nuovo album ai fan italiani: sono curioso ed impaziente di vedere quale sarà la loro reazione e spero davvero che ci si possa divertire come io mi sono divertito l'ultima volta!
“Into The Wild Life” è il vostro nuovo album, il terzo della vostra carriera, quali sono le parole che useresti per presentarlo ai fan italiani?
A: Questo album è abbastanza diverso dai precedenti “Halestorm” e “The Strange Case Of...” perchè per la prima volta tutta la band è entrata contemporaneamente in studio ed ha lavorato in modo completamente differente rispetto a come affrontava le registrazioni in passato.
Ci siamo rinchiusi a Nashville, nel “santuario” di Jay Joice, il nostro nuovo produttore, che per questo terzo album ci ha seguiti con professionalità e costanza in ogni momento. La decisione di lavorare con lui è stata un passaggio naturale al quale la band è arrivata senza troppa fatica, innanzitutto perchè amiamo il suo modo di lavorare, Jay è una di quelle persone che non se ne sta chiuso in una stanza, ma esce, viene ai concerti, ti ascolta suonare live, cerca di catturare quella scintilla che rende unica la tua musica e, cosa per noi fondamentale, cerca di far sì che proprio quella tua peculiare essenza sia presente anche nell'album.
E' stato così anche per “Into The Wild Life”, ci siamo trovati tutti e quattro in studio, seduti in cerchio con i nostri strumenti ed abbiamo iniziato a suonare.
Ripensando a quegli attimi ricordo che tutti noi eravamo completamente concentrati su quanto stessimo facendo, c'era un'energia molto forte che fluiva tra noi e che ci permetteva di concentrarci completamente su quanto stavamo realizzando. Il percorso che abbiamo seguito è stato diverso da quello che di solito si segue per un album tradizionale, nel quale registri separatamente i singoli strumenti, qui abbiamo suonato insieme, catturando quanto creavamo in quei precisi momenti, tutto il buono ed il meno buono, cercando, di volta in volta, le soluzioni migliori.
Se dovessi poi descrivere l'essenza di “Into The Wild Life” mi verrebbe da dire che prima di tutto è stata la più grande sfida che gli Halestorm abbiano mai affrontato ed è anche quello che più si avvicina a ciò che è la band nel senso che in ogni disco abbiamo cercato di raccontare qualcosa di noi sia dal punto di vista musicale che dei testi ed ancora di più con quest'ultimo abbiamo voluto scoprire le carte con i nostri fan.
Riprendendo il tuo pensiero, Lzzy, parlando di “Into The Wild Life” lo ha definito come “un invito nel mondo degli Halestorm”, sei d'accordo con lei?
A: Assolutamente sì, ed anzi, cercando di spiegare anche il mio personale punto di vista posso dire che fin dal titolo “Into The Wild Life” , questo album rispecchia pienamente la volontà di staccarsi da quella comfort-zone nella quale spesso ci si ancora, senza magari neppure rendersene conto e cercare di affrontare la vita mettendosi costantemente alla prova: affrontare nuove sfide sia dal punto di vista musicale che personale, andare alla ricerca di nuovi spazi e dimensioni per catturare quell'attimo che poi cerchiamo di far vivere in una canzone. Seguendo quest'idea, questo modo d'essere, mi sento anche di dire che questo terzo disco è quello che liricamente sentiamo più vicino alla nostra dimensione. Abbiamo iniziato come una rock band, ci siamo prefissati un fine, quello di raccontare a chi ci ascoltava il nostro mondo e spesso, quando capitava di riascoltare un nostro brano alla radio mi rendevo conto che quella musica raccontava qualcosa di molto più profondo che una semplice canzone. “Into The Wild Life” è un album che ha portato all'estremo questa parte emozionale, penso che ci siamo presi un bel rischio cercando di mostrarci per quello che siamo davvero e spero che chi ci segue ed apprezza la nostra musica possa anche apprezzare il fatto che non abbiamo voluto porci nessun limite e che non abbiamo voluto fossilizzarci su cose già proposte: vogliamo continuare a seguire la nostra evoluzione musicale, ovunque essa ci porti e questo, in poche parole, è stato quello che abbiamo deciso di fare.
Poco fa hai detto che gli Halestorm hanno sempre cercato di mettere quel qualcosa di emotivo in più in ogni canzone, per questo ultimo album quale collegamento esiste tra i testi delle diverse canzoni?
A: Ogni brano nasce dall'analisi di una dimensione personale vissuta da uno di noi o anche semplicemente condivisa da noi quattro come band. Il legame parte da questa sfera emotiva e si palesa pezzo dopo pezzo, partendo anche da un brano, “Apocalyptic”, il primo singolo, che è una sorta di ponte tra i primi due dischi e quest'ultimo.
Tra tutte le tracce poi, “Hey Man” è quella che probabilmente rappresenta maggiormente gli Halestorm di oggi e proprio questa è stata la prima canzone che siamo riusciti a scrivere dall'inizio alla fine, senza mai interromperci: noi siamo così, diretti e rock proprio come lei.
E tra le tredici canzoni di “Into The Wild” quali sono quelle a cui sei più affezionato?
A: Mi diverto tantissimo a suonare “Hey Man” ed anche “I Am The Fire”, però devo dire che sono affezionato a tutte, ognuna di esse mi ricorda un momento particolare del percorso che ci ha portati a “Into the Wild Life”. Ogni volta che mi siedo dietro alla batteria per suonare i nuovi brani , non so come spiegare se non che mi si accende un fuoco dentro che mi brucia l'anima e mi fa vivere una dimensione rock piena di grandi emozioni!
Poco fa hai menzionato Jay Joice, che è stato il produttore di questo vostro nuovo disco. Cosa ricordi di questa collaborazione e che tipo di suggerimenti vi ha dato?
A: Jay è stato assolutamente meraviglioso, è una di quelle persone in grado di prendere una band con poca esperienza in studio ed aiutarla a trovare la propria reale dimensione. Noi quattro ci siamo trovati subito in sintonia con Jay ed il suo team che lo segue costantemente, non so come spiegarlo, però, per i primi due dischi mi sembra quasi di aver seguito quanto qualcuno mi suggeriva, con Jay, invece, ho capito cosa stava accedendo e mi piaceva moltissimo il risultato che via via stavamo ottenendo. Devo dire che il suo modo di lavorare, la passione che mette in ogni dettaglio che segue ci hanno fatto crescere tantissimo ed alla fine di tutto lo reputo praticamente come il quinto Halestorm: non è mai stato una semplice voce dietro una parete di vetro, al contrario, è stato una presenza continua al nostro fianco che ci ha saputo guidare anche nei momenti più buoi. Spesso è capitato che ci fossero degli stop creativi, Jay era la persona che arrivava e smorzava la tensione dicendo: “Hey, andiamo a prenderci un caffè e poi ci ragioniamo di nuovo sopra...” una banalità, ma era esattamente quello che serviva per schiarirsi le idee. Come batterista, poi, mi sono trovato davvero bene perchè con lui sono riuscito a condividere il mio punto di vista e, attraverso un costante confronto ho trovato le soluzioni migliori per ognuno dei brani di questo nuovo disco!
Quali sono state le band ed i musicisti che ti hanno maggiormente influenzato come musicista?
A: Se devo essere sincero, la prima grande fonte di ispirazione è stata la mia famiglia: mio padre è un bassista, mentre mia madre ha sempre lavorato nell'ambito musicale da un punto di vista manageriale, seguendo gli interessi della band nella qual mio padre suonava. Sono stati loro il mio primo contatto con la musica e quando sia io che Lzzy abbiamo mostrato la nostra passione, entrambi erano elettrizzati! Ricordo ancora quando abbiamo scritto il nostro primo brano, o il nostro rimo live, sia mio padre che mia madre erano elettrizzati e continuavano a chiederci in che modo avrebbero potuto esserci utili... girano ancora dei video su youtue nei quali ci siamo io, Lzzy e mio padre che suoniamo insieme! Comunque, al di là di questo credo che la mia più grande fonte d'ispirazione siano state band storiche come Led Zeppelin, The Beatles, Cream e The Who, oppure vecchi batteristi come Buddy Rich e Gene Kupra hanno fortemente influenzato il mio stile. Ricordo che fin da bambino, quando mio padre mi faceva sentire i grandi classici rock, percepivo che quella musica occupava un posto importante nella mia vita ed ogni volta che sentivo una canzone che mi piaceva, chiedevo di farmela riascoltare all'infinito. Quando poi mi hanno regalato la mia prima batteria, ho iniziato a suonare i grandi classici e non mi sono mai più stancato di farlo se non quando ho capito che avrei potuto suonare anche la mia musica ed eccomi qui... completamente soddisfatto del mio presente!
Fratello e sorella nella stessa line: come si è evoluto musicalmente e personalmente il vostro rapporto?
A: (ride, ndr) La nostra passione non è mai stata un limite, tutt'altro, in questi anni ci ha avvicinati tantissimo! Io e Lzzy non siamo mai stati in competizione, fin da piccoli abbiamo imparato a condividere quanto la musica ci regalava e a farne tesoro comune. Diciott'anni fa abbiamo iniziato a pensare concretamente ad un nostro progetto ed oggi dopo tanti anni anni siamo ancora qui lavorare, fianco a fianco, a quello che reputiamo essere il progetto più importante della nostra vita, perciò, credo che la musica, con la sua magia, ci abbia resi, fratelli, colleghi e migliori amici. Questo però è quanto è accaduto anche con gli altri ragazzi della band, che ormai da dodici anni condividono quest'avventura con noi!
Ora che “Into The Wild Life” è uscito quali sono i vostri progetti per il futuro?
A: Credo che soprattutto nel rock la parola d'ordine sia “lavorare duramente” e questo è ciò che abbiamo intenzione di fare! I prossimi mesi saranno dedicati al tour per la promozione dell'album, che poi, suonare in live show è quello che amiamo fare più di ogni altra cosa!
In più cercheremo anche di avere qualche momento per raccogliere le idee per qualche progetto futuro e chissà, magari riusciremo ad avere un po' di materiale utile a qualcosa per il futuro.
Un'ultima domanda, in chiusura di questa intervista: quale consiglio ti senti di dare ai giovani musicisti che vogliono intraprendere questa carriera?
A: Oggi più che mai non è semplice emergere, però, se uno ha costanza e soprattutto voglio di mettersi in discussione, sfruttando le nuove tecnologie ed i eezzi di comunicazione, può cercare di arrivare ad un proprio pubblico. Quello che mi sento di consigliare è di cercare di spingere al massimo le proprie idee, suonare musica e creare canzoni che possano rispecchiare la propria natura più profonda e cercare di collaborare il più possibile con realtà locali che possano creare una solida fan-base. Se si segue e si asseconda la propria passione, tutto torna e prima o poi, ogni sforzo sarà ripagato!
Intervista a cura di Elisa Penati

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