Se anche voi pensate che il valore della “canzone” sia predominante sulla ricerca spasmodica dell’innovazione, e che si possa attingere dalla Grande Storia del Rock senza apparire sottomessi, vi consiglio di prendere contatto quanto prima con "Deja Vu Letters", esordio discografico dei Romeo, da poco uscito Street Symphonies Records / Burning Minds Music Group.
Un suggerimento che, dopo averlo fatto in sede di recensione, non posso che ribadire dopo la piacevole chiacchierata con la band quasi al completo che state per leggere (presenti Max Colliva, Andrea Zanolli e Rudy B.), a conferma di come idee chiare e un giusto approccio alla materia siano importanti per produrre ottimo rock n’ roll.

Buongiorno ragazzi, grazie per la disponibilità e benvenuti su Metal.it!
Come per tutti gli esordienti sulle nostre pagine (e non solo …), direi di cominciare con una presentazione della band, partendo dalla sua denominazione … hanno pesato più le opere di Shakespeare o i personaggi degli Aristogatti (😊) nella scelta del vostro monicker?
Max: grazie mille a voi per averci qui, è un enorme piacere!
Siamo 4 gatti da palco pieni d'energia ed anche gli Aristogatti sicuro sono rock 'n' roll, ma quello che suoniamo ha il tragico gusto Shakespeariano.
Passiamo al titolo del disco … cosa ci potete dire di queste "Deja Vu Letters"?
Andrea: scrivere i brani poi inclusi nell'album è stato tanto naturale da darci la sensazione di un continuo
Deja Vu: sentivamo di averli già nelle mani e in un certo senso erano già vissuti nel momento della loro stesura. Poi c'è la parola "
Letters": riflettendo a posteriori sulle canzoni, il loro carattere un po' epistolare e a tratti romantico ci ha dato l'idea delle lettere. Abbiamo unito le due idee:
Deja Vu Letters poteva funzionare!
E, infine, raccontateci qualcosa di voi … chi siete, da dove venite, qual è la vostra “storia” e come mai credete “ancora” che il rock n’ roll abbia un futuro (oltre che un presente) …
Max: personalmente sono nato a Modena ma ho dato l'addio all'Emilia per la Romagna, dove ho conosciuto tanti, tantissimi musicisti come i miei compagni romei. Qui ancora si respira una buona aria, sia per gli eventi frequenti nella zona, sia per una migliore cultura musicale collettiva. Il rock 'n' roll è per noi immortale e sarà sempre la miglior radice nonché base della miglior musica del futuro, quella proveniente dal più onesto animo umano.
Ed arriviamo così ai brillanti contenuti dell’album, intrisi del “passato” del genere, declinati in maniera “fresca” e convincente … da dove nasce la passione per certi “classici”? E qual è il “segreto” per non apparire inguaribili nostalgici?
Max: la nostra musica è l'insieme delle idee "intrappolate" nelle nostre orecchie e menti. Queste idee hanno preso forma trovandoci fra di noi e vi sono racchiuse influenze di classici e non dagli anni '60 fino agli '80s, sino al sound d'ultima generazione.
La conoscenza e l'ispirazione da ciò che esiste da prima è fondamentale per guardare avanti e creare qualcosa di unico, contribuendo all'evoluzione musicale.
Personalmente, credo che il primato della “bella canzone” sia dominante su tutto il resto … dal momento che nel vostro albo si può rilevare un’ampia adesione a tale concetto, quale ritenete possa essere il momento (o i momenti …) più rappresentativo del vostro approccio alla materia, da utilizzare per attrarre una comunità rockofila sempre meno attenta e “bombardata” dal proliferare di continue “new sensation”?
Andrea: hai centrato il punto! Il nostro focus è sempre stato comporre belle canzoni, su tutto. In questo quadro, è difficile selezionare un momento o una canzone più rappresentativa o saliente rispetto a tutto il resto. Ma se proprio volessimo sceglierne qualcuno, i nostri singoli “
True Confessions” e “
Frankfurt Lights” ed i loro videoclip potrebbero essere i brani da consigliare a chi non ha ancora sentito parlare di noi.
Tra i pezzi del disco spicca la cover di “I need to know” di Tom Petty and the Heartbreakers, resa in una maniera davvero incisiva … da cosa nasce questa scelta, “apparentemente” un po’ lontana dalle vostre fonti ispirative primarie?
Andrea: siamo tutti dei grandissimi fan di Tom Petty e nel disco a tratti si sente: un esempio è “
No More Chances”, traccia che in termini di songwriting ed arrangiamenti è stata molto influenzata dal rocker statunitense e dai suoi Heartbreakers! Tornando ad “
I Need to Know”, la scelta è stata fortuita e quasi improvvisata: eravamo in studio e, semplicemente, l'abbiamo suonata in presa diretta. La resa ci è piaciuta tanto da volerla poi rifinire ed includere nell'album.
Osservando l’artwork del vostro debutto, traspare anche una certa “attenzione” agli aspetti esteriori della faccenda … cosa avete voluto rappresentare nella copertina di "Deja Vu Letters" e quanto conta “l’estetica” nell’economia generale della vostra proposta?
Andrea: nella copertina è rappresentato, in un'atmosfera fumosa e onirica, il momento della battitura a macchina da scrivere delle "
Letters". Ogni membro della band interpreta un personaggio che contribuisce, a modo suo, al dinamismo della scena con una gestualità definita ed allo stesso tempo interpretabile in più modi: ci piace pensare che chiunque possa dare un senso proprio a quanto accade nella copertina dell'album! E sì, l'estetica per noi conta davvero molto: è allo stesso tempo il biglietto da visita ed il valore aggiunto che può avere il prodotto della band.
Parliamo di attività live, una questione che sono certo sia particolarmente “cara” ai Romeo … quali sono le prospettive da questo punto di vista?
Andrea: i live sono davvero la dimensione naturale dei Romeo e l'intenzione è quella di promuovere “
Deja Vu Letters” il più possibile dal vivo nei prossimi mesi. A giugno abbiamo in programma date in Romagna, mentre a luglio saremo nel nord Italia, precisamente a Verona e Milano. E a breve verrà annunciato un tour europeo per promuovere il disco oltre i confini!
Tornando all’aspetto “attitudinale”, sono in molti a credere che il “rock n’ roll o ce l’hai o non ce l’hai” … siete anche voi di questo avviso o credete che in fondo la materia si possa anche “acquisire” attraverso il suo studio interpretativo?
Rudy: devi “avercela” se vuoi stare sul palco, è una sensazione che ti senti dentro che altrimenti difficilmente riesci a creare a comando.
Ogni artista poi viene modellato da tutto ciò che lo ha influenzato nel corso degli anni, pertanto è un decorso naturale delle cose ed è ciò che noi portiamo in studio e dal vivo. Non vogliamo forzare o mettere delle maschere, ma trasmettere ciò che siamo e viviamo percorrendo la strada che sentiamo più vicina a noi.
Siamo alla fine, nel rinnovare ringraziamenti e complimenti per il vostro intrigante debutto discografico, vi chiedo di congedarvi con un “messaggio” da destinare a tutti quelli che nella musica rock cercano una nobilitazione non sterile della “tradizione” …
Rudy: intanto grazie mille per i complimenti e lo spazio che ci state dedicando. Ci stai dando però un compito difficile, lo sai. Con l'intelligenza artificiale di mezzo, le previsioni del futuro le sappiamo già tutti. Però mi sento di dare due consigli.
A chi scrive: uscite dalla vostra comfort zone, ascoltate e studiate musica diversa da quella che ascoltereste abitualmente. Incorporate strumenti che non vi verrebbero subito in mente e divertitevi a comporre con quelli.
A chi ascolta: andate oltre il grande "nome" e uscite anche voi dalla vostra comfort zone. O magari, più semplicemente, uscite dal vostro salotto e andate ai concerti, c'è tanta roba fresca e interessante in giro. Cheers!!
Band photos provided by Burning Minds Music Group for free promotional use.