Glittertind: il folk metal come spettro della vita (Torbjorn Sandvik, vocals)

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Autori di uno dei più bei dischi del 2013, i Glittertind sono passati dallo status di one man band a quello di band a tutti gli effetti, molto più matura ed alla prova con argomenti ben più seri ed angoscianti di quelli affrontati ad inizio carriera. Alla luce dell'ottima prova fornita con "Djevelsvart" ne parliamo con Torbjorn Sandvik, fondatore e leader della band norvegese.

Salve Turby! E' un piacere parlare nuovamente con te, ci eravamo sentiti l'ultima volta ben 10 anni fa nel 2004 in occasione dell'intervista di "Evige Asatro": ne è passato del tempo, i Glittertind da allora sono diventati uno dei miei gruppi preferiti e sono cambiati davvero tanto nel corso degli anni, giungendo al recente "Djevelsvart". Quanto e come siete cambiati, specie dal disco precedente "Landkjenning"?
Beh, la differenza principale è che per "Djevelsvart" abbiamo scritto noi la maggiorparte del materiale, ad eccetto di un paio di melodie folk che abbiamo usato in un paio di cori e nel brano conclusivo "Utgang".
Abbiamo passato un sacco di tempo sugli arrangiamenti ed abbiamo impiegato tre anni per completare il disco. Rispetto al lavoro precedente è uscito un cd molto più oscuro concettualmente, in quanto abbiamo provato a dire qualcosa riguardo la condizione dell'uomo moderno...
La prima volta che ho ascoltato "Landkjenning" è stato difficile per me abituarmi ai nuovi Glittertind, proveniendo dall'EP "Til Dovre Faller" (che tuttora reputo il vostro disco migliore) assai diverso per stile e direzione musicale. Ci ho messo un po' ma alla fine mi sono assuefatto ai brani, cosa che invece non è successo per il nuovo disco, che mi ha convinto immediatamente sin dal primo ascolto, trovandolo più intenso e meglio riuscito.
Questa è una gran cosa da sentire per un musicista! Spero davvero di aver imparato molto dalla creazione di "Landkjenning" e di aver continuato questa evoluzione tutt'oggi. In realtà ne sono convinto e le prime recensioni ci stanno dicendo che abbiamo raggiunto un ottimo livello sia musicalmente sia per quanto riguarda i testi.
E' veramente una gran soddisfazione quando si percepisce la piena sensazione di essere compresi da chi ti ascolta.
Sin dal primo ascolto di "Djevelsvart" ho trovato delle atmosfere assai "depresse", con atmosfere molto dark, romantiche e drammatiche: brani meravigliosi come "Sundriven", "Kvilelaus" e "Nymåne" sono completamente diversi dai primi brani dei Glittertind, come "Flaumen Gar I Noreg Er Var" o "Rolandskvadet".
E' stato naturale processo, il fatto che siete passati da one man band a vera formazione, il fatto che non hai più sedici anni o cosa? Oppure gran parte del motivo sono tutte le brutte cose che ti sono capitate nella vita?
Penso che la vita a volte ti colpisce duro dritto in faccia e che tu, da artista, debba esprimere a pieno questi sentimenti. Volevamo creare un disco scuro ma non deprimente, più malinconico e triste e questo è totalmente diverso da una deprimente rassegnazione: anche se i testi sono "dark", la musica è bella, è positiva e simboleggia qualcosa di speranzoso. Uno dei nostri scopi è stato quello di creare una sorta di "insieme" con l'ascoltatore, nei dolori e le angoscie della vita.
La cosa meravigliosa della folk music è che riesce a catturare tutte le emozioni della vita, anni fa ero ispirato dal lato festaiolo ed allegro del folk, con questo disco invece ho esplorato le parti meno positive.
Nella biografia allegata "Djevelsvart" sembra essere una specie di concept album o comunque con un filo comune che attraversa i brani...
Il disco porta l'ascoltatore in un viaggio attraverso gli aspetti negativi della vita. Storicamente, è l'uomo moderno che ha perso la propria fede in Dio, il proprio lavoro ed anche se stesso. Si è tramutato in un isola isolata ed alienata dalla collettività e dalla terra che lo circonda.
Cosa puoi dirmi degli attacchi criminali di Utoya, di cui possiamo leggere dei riferimenti nel brano "Sprekk for Sol"?
L'attacco terroristico del 22 Luglio è stato senza dubbio il capitolo più scuro, sanguinoso e diabolico della storia norvegese dopo la seconda guerra mondiale. In un disco intitolato "Devil Black" questa canzone calzava alla perfezione: una delle vittime della strage era Torjus Jakobsen Blattmann, amante dell'hard rock e dei Glittertind. Abbiamo voluto omaggiare la sua memoria con questo tributo ed anche la sua visione di una società omnicomprensiva e contro gli estremismi di destra. Questo è confluito in "Sprekk for Sol" che significa "Burnt by Sun".
Come mai avete lasciato la Napalm Records in favore della norvegese Indie Recordings?
Abbiamo lasciato la Napalm poichè a loro non piaceva la direzione musicale che avevamo preso, troppo poco "estrema" e troppo crossover tra vari generi. Quando ci hanno messo sotto contratto volevano i TYR parte seconda e non glieli abbiamo dati. Inoltre la nostra madrepatria, la Norvegia, è ovviamente il luogo dove siamo più popolari e quindi è stato logico tornare lì. Per fortuna la Indie Recordings ha creduto in noi e ci ha dato questa possibilità, in Norvegia ha molto più potere e diffusione rispetto alla Napalm, ma hanno intenzione di crescere molto di più anche per quanto riguarda l'audience metal.
Sei soddisfatto di come è venuto fuori "Landkjenning" e di come è stato recepito?
Molto. Indubbiamente ci sono delle cose che oggi cambierei, tuttavia è irrilevante pensare in questo modo. La vita va condotta in avanti e riflessa indietro, come diceva Kierkegaard.
Non avrai mai la visione dell'oggi senza gli errori del passato, credo che creare musica sia un processo di continuo apprendimento e, si spera, una persona continuerà costantemente a svilupparsi. La cosa più importante è credere sempre in se stessi e fare quello che si ritiene giusto nel momento in cui lo stai facendo.
Cosa mi dici della copertina del nuovo disco e del look "antico" che avete usato per il vostro abbigliamento?
Abbiamo incontrato l'artista Linda Kristin Røed atl Karmøygeddon metal festival, uno dei principali metal festivals qui in Norvegia, si è esibita e siamo divenuti amici. E' stato naturale per noi chiederle di collaborare, ha molto talento e ci ha aiutato volentieri anche perchè è divenuta fan dei Glittertind.
Le foto di gruppo vogliono rappreentare un insediamento del 1800 che punta al concetto di uomo moderno, ma anche alle influenze folk e tradizionali della band. Sono davvero soddisfatto di come siamo stati ritratti e Julien Riesen ha fatto un lavoro splendido "invecchiando" le fotografie.
E' stato difficile per te lavorare in un vero gruppo dopo tanti anni come singolo progetto? in che modo sei entrato in contatto con gli altri ragazzi?
All'inizio vivevo in un piccolo villaggio in Norvegia e non avevo alcun amico interessato alla musica. Dopo qualche anno mi sono trasferito ad Oslo e trovato numerose amicizie. La motivazione principale nel suonare in una band dovrebbe essere duplice: da una parte musicale, dall'altra sociale. Perciò una delle cose più importanti è di assumere gente che abbia capacità musicali, e secondariamente gente con cui si abbia un buon rapporto personale.
Io e Geirmund siamo stati fortunati ad avere molti amici che sono belle persone e bravi musicisti.
E' una gran cosa avere un giro di persone che si divertono e suonano buona musica insieme.
Una curiosità riguardo i brani conclusivi di "Til Dovre Faller", ovvero "Svart Natt" e "The Battle of Stiklestad", a mio avviso assolutamente entusiasmanti che hanno mostrato l'anima più estrema dei Glittertind, quasi una sorta di black metal. Poi subito dopo avete abbandonato questa svolta: come mai e perchè al tempo decideste di provare queste sonorità?
Questa è una buona domanda. Presumo che siamo sempre stati influenzati da tanti stili diversi di musica e ci è piaciuto mischiare insieme elementi diversi tra loro. Con la nuova band adesso suoniamo "Svart Natt" dal vivo, insieme a ballads come "Kvilelaus" e la cosa funziona. Per “Landkjenning” volevamo avere vocals pulite semplicemente perchè volevamo una espressione più soft e morbida rispetto a "Til Dovre Faller”. Invece su "Djevelsvart" abbiamo più parti estreme, elementi black metal, sia sulla title tracks sia su “Sundriven”, ma abbiamo mantenuto le clean vocals.
Cosa mi dici della tua vita quotidiana? Rapporti con l'Italia?
Vivo ad Oslo, qui ho tutte le mie amicizie ed i miei affetti, anche se non mi piace affatto quella sensazione da "città" per la quale non si conoscono i vicini di casa, nemmeno di appartamento. Sono stato in Italia molte volte, sono stato fortunato nel visitare Venezia, Roma, Bologna e Pescara (Pescara?? ndGraz). Chissà che un giorno riesca a suonarci con i Glittertind, sarebbe un sogno. Circa 10-15 anni fa ero perso per i Rhapsody e per Luca Turilli, l'unica band italiana che abbia ascoltato davvero tanto!
Cosa bolle in pentola adesso per i Glittertind?
Recentemente il nostro singolo "Kvilelaus" (eng. Restless) è stato in heavy rotation nella stazione radio NRK P1, la più famosa in Norvegia, trasmesso ben 11 volte a settimana; siamo in procinto di partecipare a molti festival norvegesi come il Blastfest o il leggendario Inferno Metal Fest. Effettivamente credo che siamo la prima band norvegese ad ottenere risultati così "ampi", possiamo suonare in festival estremi e passare in una radio mainstream!
Inoltre sono in preparazione un paio di videoclip...sperando di suonare in tour in giro per l'Europa!
Perfetto Torbjorn, ti ringrazio e mi congratulo ancora per il vostro disco ed in generale la vostra carriera.
Grazie a te Gianluca, è stata una grande opportunità per noi quella di rivolgerci ad un audience italiana, speriamo di vederci un giorno!!!
Intervista a cura di Gianluca 'Graz' Grazioli

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