(11 luglio 2026) Opeth + Blood Incantation @ Bologna

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Provincia:BO
Costo:non disponibile
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Tra i vari tour estivi di questa estate, uno era davvero succulento per gli amanti del Metal, del Progressive e in generale di tutte quelle sonorità libere da ristretti confini musicali, uniti però a dei bei chitarroni pesanti: sto parlando della doppietta composta da Opeth in veste di headliner e Blood Incantation come opener.

Chi venerdì 10 luglio 2026 si è visto questo pacchetto Prog/Death in quel di Pompei, ha assistito ad un momento storico per la musica live: si è trattato della prima volta per delle band Death Metal (in senso più ampio, certo) all'interno dell'antico anfiteatro romano, un posto carico di significato fin dalla storica esibizione dei Pink Floyd avvenuta a più di cinquant'anni fa (sempre che non venga Massara a ricordare di quando con gli Extrema ci suonò nel mesozoico).

A proposito di Pink Floyd segnalo che lo scorso anno è uscita la ristampa restaurata di quello storico concerto, con un sound a dir poco stratosferico: fatevi un favore e accattatevela.
Tornando in topic con questo live report improvvisato, il giorno dopo, questa doppietta era presente al Sequoie Music Park di Bologna, una città che nonostante una certa difficoltà ad organizzare eventi di musica alternativa nel Bel Paese, rimane sempre una piazza molto generosa per molte sottoculture, dalle cose più underground, passando a cose più sbrilluccicose e fighette.

Parliamo dell'organizzazione e vabbè, che c'è da dire? Solita organizzazione all'italiana: gli orari sono stati rispettati al minuto e i suoni tutto sommato erano di buon livello (buoni, non eccellenti, ma visto certi pasticci che si sentono in giro non c'è da star troppo bacchettare i fonici in questo caso), però i prezzi all'interno di cibo e bere erano assolutamente criminali (ora arriverà qualche idiota a scrivere che è così dappertutto, ma questa non è assolutamente un'attenuante ed è ora di dire le cose come stanno).

Altra grave lacuna è la presenza di un solo ingresso per un posto che ha la capienza di qualche migliaio di persone: certo, chi è arrivato in concomitanza con l'apertura porte (come il sottoscritto) è arrivato poco prima dell'inizio della band d'apertura e poco male, ma chi è arrivato anche solo qualche minuto dopo, visto l'ingorgo che si è creato, ha rischiato di perdersi anche una parte consistente dell'esibizione della band iniziale, cosa inaccettabile sia perché una persona il biglietto lo paga per TUTTO il pacchetto e non solo per la band principale, sia perché la presenza dei Blood Incantation è veramente un antipasto di lusso.
E dire che basterebbe così poco a sistemare certe deficienze, ma ovviamente bisogna perdersi in un bicchiere d'acqua.

Però adesso parliamo delle cose belle, perché la serata a livello puramente musicale è stata davvero di prim'ordine: la band americana forte del successo di "Hidden History of the Human Race" (2019) e dell'ancor più spericolato "Absolute Elsewhere" (2024) sta avendo un successo che mi sento di dire senza alcun timore di essere smentito, che è assolutamente meritato.
Visto il tempo limitato che solitamente una band d'apertura ha, che scaletta hanno fatto i Blood Incantation? Da musicisti che rendono conto solo a sé stessi e alla loro arte, ripropongono tutto il disco del 2024 che consta di due suite visionarie, lunghe, intrippanti, piene di stimoli e anche dal vivo assolutamente ipnotiche.

In un mondo che vuole andare sempre più verso soluzioni facili, questo quintetto sta sperimentando e la sua peculiare unione tra Death Metal, Rock Psichedelico e Krautrock sta dando davvero tanta soddisfazione a chi è stanco di recinti musicali ristretti e limitanti. I Blood Incantation con le loro "The Stargate" (da 20'') e "The Message" (23'') ti fanno viaggiare con la fantasia ad occhi aperti: l'esplorazione di alcuni degli anfratti più misteriosi ed oscuri del cosmo passa con disinvoltura da blast beat, growl e riffs distorti, a parti dal forte sapore esotico e mediorientale, per poi confluire in evidenti richiami al fantasma dei Pink Floyd (e in qualche occasione sfiorando pure il plagio). Se ai tempi del buon "Starspawn" (2016) era la Musica Cosmica ad essere al servizio del Death Metal, adesso è l'esatto contrario. Band che anche dal vivo risulta di grande livello e se continuano di questo passo chissà dove li porterà la loro mutazione stilistica. In un mondo dominato da brutture e banalità come Sabaton, Lorna Shore, Sleep Token o Bring Me The Horizon, il quintetto di Denver rappresenta letteralmente un faro nell'oscurità.

Blood Incantation set list:
The Stargate [Tablet I]
The Stargate [Tablet II]
The Stargate [Tablet III]
The Message [Tablet I]
The Message [Tablet II]
The Message [Tablet III]




E poi, alle 20:30 ecco che è il turno degli Opeth. Che dire della band svedese capitanata da quel genio egocentrico che è Mikael Åkerfeldt? Più di trent'anni di carriera e non sentirli, ecco cosa.

La band svedese ne ha vissute di cose, tra un inizio acerbo e le successive levigature e una svolta stilistica improvvisa e per molti, pure traumatica. Eppure nonostante il tanto discusso percorso intrapreso da "Heritage" (2011) in avanti, la band è ancora qui e con il vento in poppa. L'ultimo "The Last Will and Testament" (2024) non rinnega quanto fatto negli ultimi 15 anni di attività, ma al tempo stesso va a recuperare alcuni tratti caratteristici della prima parte di carriera, con un album molto ambizioso. Con band del genere che hanno un nutrito canzoniere da cui attingere, le scalette sono sempre un gran casino da comporre: nel caso specifico c'è chi avrebbe voluto più "Blackwater Park" o che avrebbe fatto carte false per qualche ripescaggio da "Morningrise" di cui casca il trentennale… ma alla fine considerando che la band deve supportare l'ultimo parto discografico e che la sua discografia conta ben 14 full, la scaletta era sicuramente buona, con una leggera preponderanza verso la prima parte di carriera, com'è giusto che sia.

Tre brani (anzi, tre "paragrafi" trattandosi di un album monotraccia) presi dall'ultimo platter, la solita cover scherzosa di "You Suffer" dei Napalm Death ed infine "Hjärtat vet vad handen gör" da "In Cauda Venenum" e "The Devil's Orchard" del 2011 sono qui per dare qualche istantanea di quelli che sono gli ultimi anni di carriera di questa band dalle mille sfaccettature. Sfaccettature che sono destinate ad aumentare con le altre canzoni che vanno a pescare dal periodo più florido e virtuoso della band, dove Death Metal, Progressive Rock d'annata (rigorosamente anni '70!) ed un certo mood contemplativo tipico del Nord Europa confluivano in un sound unico e stratificato.

In questa malinconica girandola stilistica, gli Opeth si sono dimenticati dei primi due lavori in studio, però hanno pescato due chicche per i fans di lunga data, ovvero la bellissima "Demon of the Fall" (perla presente da quel "My Arms, Your Hearse" spesso poco ricordato) e "Godhead’s Lament" dall'amatissimo "Still Life". Il resto della scaletta va su scelte più telefonate se vogliamo, ma sempre di livello eccellente: dopotutto dovunque peschi da quello che è stato fatto tra il 2001 e il 2008 peschi bene, quindi… e con "Deliverance" posta in calce all'esibizione, si finisce dopo un paio di ore di concerto ad un'orario insolito per gli standard italiani.

Sull'esibizione dei cinque musicisti svedesi non c'è assolutamente nulla da muovere contro, anzi, stupisce sempre l'interplay pazzesco che hanno tra di loro.
Mikael con il suo umorismo si sa che è molto chiacchierone, pure troppo a volte e il pensiero che forse una canzone in più la si potrebbe ascoltare se stesse un po' zitto a volte balena nella mente, ma è anche vero che ogni pane ha la sua crosta.

Se sull'organizzazione c'è da muovere qualche critica anche piuttosto pesante, per quanto riguarda invece le perfomance live delle due band c'è poco da recriminare e quel poco sono dei piccoli nei che non vanno ad intaccare la bontà di quanto fatto sopra le assi del palco.

L'ennesima dimostrazione di come Opeth e Blood Incantation siano un rifugio sicuro per tutti gli amanti della musica di grande qualità: i fans delle rispettive band saranno usciti dal concerto soddisfatti ed emozionati, senz'ombra di dubbio.

Poi dulcis in fundo, nonostante fossero previste burrasche, tuoni, fulmini e lampi, il mal tempo ha avuto pietà di noi metallari, mentre gli spettatori presenti ad un concerto adiacente non sono stati così fortunati. Forse.

Opeth set list:
§1
Hjärtat vet vad handen gör
Godhead's Lament
§7
The Devil's Orchard
Windowpane
The Grand Conjuration
Demon of the Fall
§3
You Suffer (Napalm Death cover)
The Drapery Falls
Hex Omega
Deliverance


Report a cura di Seba Dall

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