Il centocinquantesimo album dei
Flower Kings dimostra, qualora ce ne fosse bisogno, quanto questi signori amino quello che fanno. Una prolissità simile potrebbe portare ad una diluzione della qualità, ma non è stato quasi mai il caso della band di Roine Stolt, che per fortuna sua e nostra ha mantenuto coerenza stilistica e una gran mano in fase di scrittura.
E anche il qui presente "
Hope" non fa eccezione, tuffandosi di testa nella definizione di 'prog rock', e vi basta dare un'occhiata alla tracklist per capire di che sto parlando (stavolta ho pure lasciato i minutaggi). Qui c'è voglia di suonarsi addosso, di lasciare che l'idea creativa vaghi quanto e dove vuole, tenendola dolcemente per le redini quel tanto che basta per riuscire a renderla coerente, fruibile, gestibile. E la prima suite è tutto questo e molto più: "
Final Curtain" vi racconterà la storia della band in 18 minuti velocissimi di puro godimento prog.
Vi basti sentire come volino le tastiere di
Lalle Larson anche in brani più contenuti come la solare "A
World of Fools", che sa di erba verde tagliata di fresco e di cieli tersi. il tutto condito dal meraviglioso basso fretless di Michael Stolt, che rende il tutto un filo più Floydiano.
Ma è nella lunghissima "
Gods of Rome", scritta 10 anni fa e finalmente completata, che i Flower Kings dimostrano di averne ancora, e parecchia: miele per i progghettari all'ascolto, un mini album nell'album, con uno sfoggio di perizia ma soprattutto con un sorriso complice sempre stampato in faccia, che non può cancellarsi data la pienezza delle composizioni.
Insomma, altro centro pieno per una band che non la vuol smettere di deliziare. E noi, felicissimi, ci lasciamo coccolare un'altra volta.
Non è ancora stata scritta un'opinione per quest'album! Vuoi essere il primo?
Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?