“
L’impulso era diventato irresistibile, c’era una sola risposta alla furia che lo torturava, e così commise il suo primo assassinio; aveva infranto il più profondo tabù, e non si sentiva colpevole ne provava ansia, o paura, ma libertà; ogni ostacolo umano, ogni umiliazione che gli sbarrava la strada poteva essere spazzato via da questo semplice atto d’annientamento, L’OMICIDIO”
(
Dario Argento, Tenebre, 1982)
Continua l’opera di recupero della propria storia artistica condivisa con il “maestro del brivido”
Dario Argento per i
Goblin di
Claudio Simonetti.
Questa volta tocca una pietra miliare, non solo come colonna sonora ma anche come pellicola, allora segnava il ritorno per
Argento al thriller e la modernità di questo commento sonoro non è cambiata di un millimetro; la formazione romana non fa un’operazione copia e incolla”, ma cerca di unire lo spirito originario senza intaccare nulla delle atmosfere legate a queste tracce.
Basta sentire la mitica apertura e titletrack, con quel tempo dettato dalla sezione ritmica di
Federico Maragoni e
Cecilia Nappo e la melodia generata dalle tastiere dell’iconico
Claudio Simonetti.
Altra perla è “
Lesbo” dal tiro rock, questo mid tempo viene condotto abilmente dalla chitarra di
Daniele Amador coadiuvato dal tastierista e compositore di origine brasiliana.
Per non parlare della moderna ed attualissima “
Flashing” dove l’elettronica la fa da padrona e non sembra vero che sia stata composta più di quarant’anni fa.
Altro da dire non ce n’è, perché la colonna sonora originale è storicizzata ma questa rilettura rispettosa ne è un gran bell’omaggio fatto col cuore, fatelo vostro.
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