Sei Re, per un’unica Corona
I Frozen Crown sono tornati!
The Legend Of The Six Kings, sesto sigillo discografico (secondo uscito per
Napalm Records) della band guidata da
Federico Mondelli e
Giada Etro si rivela, sin dalla sua durata (36 minuti, il più breve mai scritto dai Nostri), un lavoro più snello rispetto ai suoi predecessori.
Composizioni dirette, anche se tecnicamente altrettanto articolate, brani più mirati con pochi fronzoli, chitarre (come sempre) velenose, pronte al classico assalto “mordi e fuggi”, sezione ritmica col vento in poppa e, come vuole la tradizione power, via di doppia cassa, dritti all’obiettivo!
Tutto qui? Assolutamente NO.
Quanto sopra, è ovviamente solo una visione sintetica e superficiale di un disco che, in realtà, è ben più profondo e istrionico di quanto esso stesso voglia apparire, ma l'immediata efficacia della sua resa sonora, mostra chiaramente qual è l’obiettivo dei
Frozen Crown in questo nuovo album, palese già nella opener
Lightning In The Sky.
The Legend Of The Six Kings, in cui, accanto a
Federico Mondelli e
Alessia Lanzone, fa il suo esordio (da studio)
Alexandra Lioness (al posto di Fabiola Bellomo) come terza chitarra, è un lavoro pieno di canzoni solide e coinvolgenti, dalle trame melodiche indovinate (su tutte, l’onirica
River Of Time), con un retrogusto magico (
Reborn, Winter Hearts) e dalle atmosfere maestose (
Who Wants To Burn In Heaven, The One, o la title-track) in cui
Giada, rispetto a quello a cui ci ha abituato, sembra puntare maggiormente sull’espressività, piuttosto che sull’estensione vocale, dando prova di grande maturità e sfoderando un’ottima prestazione.
L’intensità emotiva, enfatizzata dal timbro della cantante, viene tuttavia controbilanciata dal growl incisivo di
Federico Mondelli e dalla corposità della sfera strumentale dove, oltre alle 3 chitarre che macinano, senza sosta, assoli veloci e riffs ruvidi dannatamente accattivanti (
Through The Fire), emergono la batteria, mai sazia e perfino con qualche tempo dispari, del bravo
Niso Tomasini (ormai non più una sorpresa) ed il pungente basso di
Francesco Zof.
The Legend Of The Six Kings è un disco “di pancia”, partorito da una band che si lascia guidare dal proprio istinto, osando maggiormente rispetto al passato, senza strafare, ma anzi, attraverso una scrittura meno ridondante, che però, conserva gelosamente le sue caratteristiche di profondità, sostanza e musicalità; ne beneficia il song-writing, che si rivela alleggerito da inutili orpelli e dunque, più efficace. Un lieve, ma saggio ed inevitabile, cambio di passo (se cosi si può definire), che permette ai
Frozen Crown, pur rimanendo fedeli al proprio credo artistico, di esplorare nuove soluzioni compositive, dando libero sfoggio alla propria creatività ed evitando cosi, di rimanere impantanati nelle sabbie mobili di un sound che, pur essendosi sempre mantenuto su alti livelli, difficilmente avrebbe potuto evolversi ulteriormente in futuro.
Keep The Crown Freezing!