C’erano fosche nubi sul destino del combo statunitense, soprattutto grazie alla tragica scomparsa dell’ex
Brent Hinds in un incidente.
Questo avvenimento aveva squadernato tutto e avrebbe potuto mettere la parola fine alla band, ed invece i tre membri originari rimasti hanno fatto gruppo, si sono compattati, raccogliendo lo spirito e forse non tradendo una promessa fatta.
Queste sono le premesse per affrontare il nuovo (corso?)
Mastodon, con una formazione che ingloba due nuovi musicisti tra cui un tastierista, figura che era perlopiù affidata in passato ad ospiti o sessionmen, qui invece diventa un elemento ufficiale.
Il disco si muove feroce, violento, con i soliti ritmi travolgenti e prog che contraddistinguono la band, forse per sfogare il dolore tenuto dentro, perché qui c’è molto pathos, devo essere sincero.
Basta ascoltare “
Your ghost again” con i suoi ritmi spezzati e le rullate ma al contempo il ritornello aperto che fa da contraltare alle strofe gridate; altro bel manifesto di questo album è la drammatica “
In the ruins” con un’apertura ispirata di chitarra, ed un chorus che ti prende, perché si sente tutto il trasporto emotivo che emana.
Se volete il prog metal qui potreste sollazzarvi con “
Moth and bones”, brano rilassato ma che si concede anche una virata potente, ma non è finita qui perché nella bella “
The vanishing” abbiamo l’introduzione al basso di un’icona come
Geezer Butler, quindi un buon disco che ricompatta il gruppo, forse questa è una sorta di terapia, ma il risultato è un valido ritorno e meno male.
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