I
Kissin’ Dynamite hanno un unico “idolo” … l’intrattenimento.
E per onorarlo al meglio attingono senza preclusioni di sorta al
metal enfatico, all’
hard-rock da “arena” e pure all’
AOR più spensierato, in un misto di innata vocazione mitteleuropea e di smaliziato apprendistato anglosassone.
Il tutto condito da una bella dose di “ruffianeria” e scaltrezza (vedasi anche la presenza abbastanza frequente nei loro dischi di ospiti selezionati …) che rende la proposta musicale ancora più affabile e attraente.
Ora, se questo approccio urta la vostra sensibilità
rockofila direi proprio che i nostri non fanno per voi, ma a vedere come è stata accolta finora la loro corposa discografia, direi che nel settore gli appassionati dello svago privo di troppi cerebralismi sono ancora parecchi.
Ed eccoci, dunque, al nuovo capitolo discografico consacrato al suddetto culto, un albo che essendo l’ultimo con la conduzione microfonica affidata a
Hannes Braun (costretto a lasciare per motivi di salute … continuerà a supportare la
band come autore e produttore), rappresenta in qualche modo sia la chiusura di un ciclo e sia l’inizio di una nuova stagione professionale, svolta in totale autonomia attraverso la neonata etichetta
Kissin’ Dynamite Records.
“
Kissin’ Dynamite” allo scopo è così composto da sei inediti e da sette brani (completamente ri-registrati) tratti dai primi due
album dei
rockers tedeschi, in una sorta di testacoda tra passato e presente da consegnare in modo particolare ai numerosi cultori di
Braun.
Un avvicendamento non facilissimo da gestire, tra l’altro, poiché il
vocalist fornisce fin da subito un motivo di “rimpianto” ai suoi estimatori, pilotando con maestria l’
opener “
Glory days”, un disinvolto numero Bon Jovi-
esco di notevole suggestione.
Con “
I salute you” il clima sonoro si tinge, grazie al contributo dei Saltatio Mortis, di festa pagana e medievale, mentre “
Heart attack” riporta la memoria ai tempi in cui i
Kissin’ Dynamite si affacciavano sul proscenio con la loro sfrontata esuberanza e un
refrain viscoso, al limite del
kitsch.
A soddisfare ulteriormente la voglia di
melodic rock graffiante e scanzonato ci pensa “
Night is calling” e a quelli che invece prediligono orientamenti espressivi maggiormente riflessivi e melodrammatici è indirizzata la nuova versione di “
Out in the rain”, una ballata che con la partecipazione di
Elize Ryd e
Nils Molin degli Amaranthe acquisisce una “modernità” adatta anche alla radiofonia contemporanea.
Si continua con “
Love me hate me”, un inno “da concerto” che nel tempo non ha perso la sua carica istintiva, per poi passare a “
Lie for me” (f
eaturing Anna Brunner di fama League of Distortion / Exit Eden), che qui mitiga il suo primordiale ascendente Guns n’ Roses-
iano per diventare uno
slow rootsy da consigliare ai
fans dei Mr. Big.
E sempre a proposito di suggerimenti, direi che chi non ha mai smesso di trascorrere il suo tempo di qualità in compagnia di Kiss e Bon Jovi troverà motivi di soddisfazione nella seducente “
I’ll be”, così come la presenza combinata di Primal Fear e
Sam Totman (Dragonforce) in "
Steel of Swabia” sarà sicuramente apprezzata dai
metal-heads più arcigni e coriacei.
L’omaggio ai Guns n’ Roses (e alla loro “
Don't cry”) denominato “
Against the world” non si giova (anzi, semmai il contrario …) del quartetto d'archi Eklipse per allontanarsi dal
cliché e anche l’ombrosa “
Nothing breaks like A heart”, dal carattere vagamente “attualizzato”, non riesce ad andare oltre una gradevole prevedibilità.
Andiamo meglio con il
chorus debordante e il tenue tocco “celtico” concesso al
repêchage di “
Only the good die young” e nel romanticismo elettroacustico di “
Good in goodbye”, con brandelli di Aerosmith ad affiorare nel coinvolgente impasto sonico.
Il “futuro” artistico dei
Kissin’ Dynamite si dovrà rivelare, ma non credo, anche sulla base del loro “presente”, che sarà tradita quella “fede” che da sempre li contraddistingue e che si estrinseca in un’esperienza emotiva, magari effimera e a volte poco raffinata e innovativa, così catartica … e peccato per i cinici intellettuali e i ricercatori infaticabili dell’originalità che non possono usufruirne.