Rimasti orfani dello storico chitarrista
Alessandro Sansone, recentemente uscito dalla band, i
Game Over decidono di proseguire la loro attività con una formazione a 4 elementi; tale pesante defezione tuttavia, non scalfisce minimamente l’esplosività del sound della band che non ha perso un’oncia della propria incisività! Il combo ferrarese infatti, ci regala l’ennesimo gran bel lavoro di una carriera, in cui oggettivamente, fino adesso, non si registra nessun passo falso.
When Darkness Falls, uscito per
Scarlet Records, settimo sigillo discografico dei Nostri, si rivela un album corposo, passionale, feroce, dirompente, fomentante, ma anche, all’occorrenza, tecnico e melodico; insomma, possiede tutti i requisiti che del sano thrash metal, suonato con cuore e sudore, dovrebbe avere, come ci insegnano, non solo i “Padri Fondatori” del genere (specialmente quelli della Bay Area) a cui tutti noi dobbiamo tanto, ma anche numerose realtà nostrane, quali
Extrema,
In.Si.Dia,
Hyades e tante altre, da cui i
Game Over sicuramente attingono nel loro song-writing.
Come da tradizione, la durata del disco è abbastanza limitata (32 minuti) eppure, in questa mezzoretta scarsa, la band si scatena, riversando nei 9 brani (più un’intro), tutta la propria irrequietezza e dando luogo a composizioni brevi ma selvagge, caratterizzate da trame melodiche velenose e schizofreniche, scandite dalla voce efficace di
Danny Schiavina, dalla sezione ritmica martellante di
Anthony “Vender” Dantone (batteria) e
Leonardo Molinari (basso), e naturalmente, dalla chitarra più che mai agguerrita (in virtù dell’assenza della seconda ascia) di
Luca “Ziro” Zironelli che si rivela, manco a dirlo, il vero valore aggiunto dell’intero lavoro.
La prima parte del disco è particolarmente aggressiva, dall’iniziale
Two Souls One Flesh, fino all’intermezzo
Scream It Out, sarebbe necessario un headbanging continuo e spietato, poi, dopo l’intermezzo
What Fate Brings, il ritmo rallenta leggermente con la marziale ma energica
Curse Of Strahd, prima di chiudere in bellezza con la “panteriane”
Beneath The Ground,
Self-Denied e con la conclusiva
Command To Die, in cui i
Game Over mostrano il loro lato (si fa per dire) più intimo e profondo, ma ovviamente, lo fanno a modo loro, pertanto, non temete che c’è comunque da scapocciarsi!
When Darkness Falls resta cosi scolpito nelle orecchie dell’ascoltatore anche dopo la sua conclusione, a dimostrazione delle notevoli abilità compositive della band, capace di creare tracce feroci ed efficaci, ricorrendo a sonorità spigolose e a opportuni tecnicismi, senza rinunciare alla musicalità, affidandosi anche ad astuti (ma mai banali) ritornelli “catchy” che rimangono in testa, aumentando cosi la presa dei brani sul pubblico.
Dopo ben 7 album (è bene ribadirlo: TUTTI decisamente VALIDI e GENUINI), possiamo finalmente affermarlo con orgoglio: i
Game Over sono da considerarsi, a ragion veduta, una grande realtà del thrash metal italiano (e non solo).
Avanti cosi!