Due anni fa chiudevo la recensione di 'I Am The Weapon', attualmente penultimo album dei
Flotsam And Jetsam, con parole entusiastiche, ponendo l'attenzione sulla bentrovata rivitalità della band da almeno dieci anni, lasciatasi alle spalle dischi dal sapore inconsistente come 'My God', o 'Dreams Of Death'. Puntuali dopo due anni, con una formazione ormai stabile e ben consolidata, tocca a
'Rats In The Temple' confermare tale stato di ispirazione. Partiamo subito col dire che il gruppo, nonostante si sia ormai radicato su un'identità musicale orientata più verso il thrash/power, come molti altri colleghi (avvicinandosi ad esempio al sound di band come Brainstorm, Primal Fear, o Rage), abbia mantenuto queste caratteristiche intatte da parecchio tempo, con una qualità generale del songwriting medio alta, anche con album dalla durata consistente, passando dai 45 minuti all'ora scarsa come in questo caso. Sul lato copertine, nonostante i
Flotsam And Jetsam non siano mai stati indice di affidabilità su questo, mi permetto di dire che quella di
'Rats In The Temple' si becca il premio di peggiore negli ultimi anni, fin troppo artificiosa e poco di impatto.
Sì ma quindi, la musica? Senz'altro parliamo di canzoni suonate magistralmente, come l'ottima Titletrack o l'iniziale
'Harvesting The Hate', che puntano all'immediatezza, alla voce di
Erick A.K. che è una garanzia ogni anno che passo, il quale non sembra dimostrare minimamente la sua età. Qualche coro di troppo in 'Damnation' non fa sfigurare il tutto, mentre quel cambio di tempo a metà di
'The Edge of Nowhere' aiuta a risollevare il capo dopo qualche episodio fin troppo "monolitoco". Di cosa parlo? Faccio riferimento ad esempio a
'Blame The Knife', fin troppo derivativa e immobile nel suo songwriting, o a
'First On The Spike', che si dimentica dopo pochi minuti. Il problema non è come la band suona nel complesso, ma l'ispirazione che in certi frangenti sembra ricopiare soluzioni già proposte in passato, e che si limita semplicemente a pestare tramite la batteria e riff molto simili tra loro, per dire "ecco fatto il pezzo", come accade in
'Her Blood, Your Pain' o
'Last Rites'.
Tutto confezionato perfettamente, produzione compresa, ma a differenza dei precedenti lavori, si sente che stavolta i
Flotsam And Jetsam abbiano accusato un po' di stanca, per chissà quali motivi, ma fortunatamente l'altra metà dell'album è perfettamente godibile e apprezabile da chi non ha disdegnato i loro album dal 2016 in poi.
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