È bello astrarsi dalla realtà in compagnia di
Jasmin Lempinen e dei suoi
Jess By The Lake.
Ed è anche abbastanza facile, perché siamo di fronte ad un soggetto artistico di rara sensibilità e profondità espressiva, capace di trasportarti in un universo fomentato dall’energia atavica del
rock e del
blues, in cui si passa senza remore dalla quiete alla catarsi, dalla malinconia al livore, immersi in un luogo magico dove si palesano le prerogative più intime e ancestrali della natura umana.
Ed è proprio “
Human” che s’intitola questa raccolta di frammenti sonori vibranti e passionali, che sembrano appartenere ad un altro tempo, ma in fondo toccano tutte le epoche, almeno per chi è ancora in grado di riconoscere una voce e una musica che dialoga direttamente con l’anima dell’ascoltatore.
Già ampiamente apprezzata nei Jess And The Ancient Ones, la cantante finlandese affida a questo progetto tutta la variegata espressività contenuta nella sua laringe, passando da viscerale rapace a creatura adescante ed eterea con un’intensità che la avvicina, e senza implicazioni (troppo) "sacrileghe", all’istrionismo (inarrivabile) di
Janis Joplin, diventando, poi, una priorità per tutti coloro che apprezzano fervide interpreti della fonazione modulata come
Rosalie Cunningham,
Jessica Toth,
Elin Larsson e (magari pure)
Florence Welch.
L’
hard-blues rituale e agonizzante di “
Jaleihou” schiude le porte dell’opera mettendo a frutto la lezione di Deep Purple e Led Zeppelin, ma è con i fascinosi tintinnii e la melodia suadente e incalzante di “
Wanderin kind” che l’albo prende veramente quota, mantenendola stabile sia grazie alla raffinata elasticità
jazzata di “
Lovely boy” e sia, soprattutto, per merito della spiccata tensione emotiva propagata da “
Sister”, uno struggente e ondeggiante
blues per il terzo millennio.
“
Alice” combina voluttuosità melodica a irrequietezza armonica, mentre “
Falling under” sembra proprio voler omaggiare la tormentata e fugace epopea dei Big Brother and the Holding Company.
Sebbene abilissimi nell’oculata gestione “retrospettiva”, i
Jess By The Lake diventano straordinari quando, come accade in “
How could you tell?” (gli
Zeps che incontrano le ninfe dei boschi secolari della penisola scandinava) e “
The shame” (con le sue ammalianti scorie
psych-dub), rendono più nervosa e dinamica la loro ispirazione “classica”, lasciando, infine, all’atmosfera livida ed evocativa di “
Holy grove” l’incombenza di aggiungere increspature di magnetismo cosmico alle palpitanti visioni sonore del disco.
Lontano da questi solchi il mondo vive di emulazione, di artifici e di mode … “
Human”, invece, suscita emozioni innate, autentiche e “assolute”, a dimostrazione che ammirazione, rispetto e riconoscenza nei confronti della
Grande Tradizione del Rock possono ancora, nelle mani giuste, generare una proficua manifestazione artistica.
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