Copertina 7,5

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2026
Durata:35 min.
Etichetta:Dusktone
Distribuzione:Dusktone

Tracklist

  1. OUR LAST EMBRACE
  2. THE VOICE
  3. THE FOREST'S FOUL EMBRACE
  4. THE OLD SAND
  5. ESCAPE
  6. THE END I FEAR
  7. THE PERIL OF FREEDOM

Line up

  • Tom Hagen: everything
  • Rich Gray: bass

Voto medio utenti

Djevelsort è una Symphonic black metal band norvegese nata recentemente nella città di Hamar, principalmente come progetto solista guidato dal compositore e batterista Tom Hagen che, allo stato attuale, invece si prodiga prevalentemente come chitarrista.

Djevelsort giunge in questa fine agosto 2026 con il suo debut album rilasciato dalla sempre ottima Dusktone, dal titolo "Peril Of Freedom".
"Peril Of Freedom" è costituito da sette brani composti e registrati tra il 2024 e il 2025, i quali si muovono sulle linee tradizionali della variante sinfonica dell'arte oscura, con una particolare predilezione per la scuola di casa (norvegese), ripescando quindi a piene mani dai primi Dimmu Borgir, Ulver, Arcturus e Old Man's Child, a cui si uniscono anche le cromature cosmiche, più decise e gelide, distintive degli Emperor.
L'aspetto più interessante di questa opera è di riuscire a creare un paesaggio sonoro ampio, dove le sinfonie sono ben bilanciate con le consuete sferzate iconoclaste, e in cui si alternano frangenti più spediti ad altri rarefatti ed atmosferici intenti a tratteggiare una dimensione propensa all'intimismo che, altresì, dischiude il pensiero a esperienze mistiche tipicamente nere. Inoltre, tutto ciò è permeato da un senso di magniloquenza dagli echi classici, ben udibile benché mai invasivo, e da un complesso di innervazioni melodiche dai forti tratti epici assai coinvolgenti — a cui contribuisce il suono del basso fretless di Rich Gray (Annihilator) — sia per il forte pathos che riescono a esprimere che per un certo piglio quasi easy listening.
Forse il limite della proposta di Djevelsort risiede nel suo restare ancorata a determinati stilemi che gli ascoltatori più smaliziati non potranno fare a meno di riconoscere, suscitando una sensazione di ascolto su cui potrebbe, in taluni specifici segmenti, gravare l'alone del "già sentito". Tuttavia, non è un aspetto così in rilievo, poiché questo piccolo neo risulta costantemente attenuato dalla forte carica emotiva di insieme menzionata poco sopra, oltre che da alcuni inserti — talvolta tendenti al Progressive — capaci di scompigliare le carte in tavola…

A tutti gli amanti del Symphonic black metal dai sentimenti "vintage" non posso far altro che consigliarne l'ascolto… mentre per le nuove leve non ho intenzione di sbilanciarmi.

Recensione a cura di James Curzi

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