Viviamo tempi in cui incombe il “dubbio” che le recensioni musicali siano spesso più una forma di auto-gratificazione di chi le scrive che un’indicazione per chi (eventualmente) le legge.
In tale situazione, poi, ci sono disamine in cui tale perplessità si avvicina pericolosamente al concetto di “certezza”, un po’ perché magari il disco in questione non è di freschissima uscita e molto perché l’autore del suddetto è talmente celebre e fondamentale per il genere da immaginare che i suoi estimatori non abbiano davvero bisogno di ulteriori approfondimenti.
È questo il caso di “
Released” del leggendario
Lou Gramm, pubblicato nei primi mesi del 2026 e, sono certo, ormai parte integrante delle preziose discografie di tutti i cultori del
rock melodico.
A questo punto, analizzare l’opera, per i motivi appena addotti, può sembrare abbastanza “superfluo”, ma trattandosi di una raccolta d’inediti recuperati dagli archivi degli anni ottanta dell’ex Foreigner e integrata da porzioni strumentali supplementari, diciamo che mi appello al rischio di uno sterile “raschiamento del fondo di barile” per giustificare quello che, in fondo, è probabilmente riconducibile ad un impellente atto di casto “onanismo” musical-grafologico.
Ebbene, tranquillizziamo coloro che ancora dubitavano del valore artistico dell’
album … “
Released” è una splendida selezione di canzoni
AOR (fatalmente) classiche, interpretate alla grande (nonostante qualche sporadica “fatica” nei brani cantati di recente) da una delle VOCI essenziali e seminali del settore, supportata da musicisti e compositori (tra cui il fedele collaboratore
Bruce Turgon) di enorme levatura professionale ed espressiva.
In un periodo storico in cui l’emulazione del passato, per quanto molte volte apprezzabile e ispirata, è all’ordine del giorno, essere investiti dalla pulsante tensione melodrammatica di “
Young love”, impreziosita dal vibrante assolo di
Vivian Campbell (con il nostro e
Turgon anche nei favolosi Shadow King), cancella buona parte del lavoro certosino da amanuensi di tanti epigoni, alla fine ineluttabilmente “sconfitti” da un confronto diretto con la
Storia.
Non è da meno la successiva la crepuscolare “
Lightning strikes”, intrisa di sontuose tastiere e di un clima “cinematografico” assai suggestivo, mentre con “
Walk the walk”
Gramm e i suoi sodali (tra cui
Scott Gilman artefice di formidabili
break di
sax) si spostano su spigliati sentieri
boogie-blues, ottimi per accogliere le velleità “ballerine” dell’astante.
Appena meno “scintillante” risulta “
Long gone”, che tuttavia piace per un gradevole saliscendi melodico, soppiantato prepotentemente nell’elogio dalle trame di raffinato
hard-blues di “
Heart and soul”, in pieno ardore Foreigner-
esco.
Altre buone vibrazioni le garantisce l’inquietudine notturna di “
Long hard look”, che avrebbe dovuto essere inclusa nel secondo albo solista di
Lou (di cui porta il titolo e non si capisce perché sia stata esclusa …), disco che comprendeva pure “
True blue love”, qui ripresa in una intima versione per piano e voce.
La piccola “stravaganza” della scaletta si chiama “
Deeper side of love”, caratterizzata da riverberi armonici maggiormente cangianti, e a chi predilige il ritorno a soluzioni meno “progressive” sono dedicate la magniloquente “
Time heals the pain” (che possiamo considerare l’embrione da cui, in parte, è scaturita “
Until the end of time” dei Foreigner) e la “bomba” finale “
Word gets around”, un autorevole
anthem di
rock adulto yankee a ventiquattro carati.
Con la disturbante sensazione che in qualche caso gli “scarti” dei
Maestri siano migliori delle “prime scelte” degli allievi, non mi resta che raccomandare caldamente “
Released” a quei pochi (spero)
melodic rockers che ancora non se ne sono prontamente impossessati … fidatevi, questa “vecchia roba” non vi deluderà nemmeno per un istante.