Il titolo di questo debutto discografico griffato
Scheff Tolle Adriaens mi ricorda quel “
fermate il mondo voglio scendere!” con cui
Mafalda, la bimba curiosa, arguta, riflessiva e “scomoda” uscita dalle geniali matite di
Quino, esprimeva il pensiero di chi vive con profondo disagio le frenesie di un mondo che per di più, troppo spesso, sembra girare vorticosamente nella direzione sbagliata.
Una sensazione che credo tanti hanno provato, soprattutto oggi in cui i temi affrontati dal fumettista argentino tramite il suo personaggio più famoso continuano ad essere tragicamente attuali.
Senza voler trasformare la disamina di “
Let’s stop the world” in un’analisi delle aberrazioni della società contemporanea, diciamo solo che affidarsi ad una bella raccolta di canzoni elegantemente spigliate è un buon modo per “alleggerire” la propria esistenza e magari allontanare ansie e preoccupazioni.
Chi meglio di
Darin Scheff, figlio del leggendario
Jerry (collaboratore di
Elvis Presley, dei Doors e di
Bob Dylan) e fratello di
Jason (celebre soprattutto per la militanza dei Chicago ... oggi nei Generation Radio) può assicurare tale sollievo?
Difficile trovare una garanzia “genetica” (al disco collaborano, tra l’altro, sia
Lauren, il più giovane dei rampolli di
Jerry, e sia lo stesso
Jason …) più rassicurante, e se aggiungiamo l’abilità e la competenza del chitarrista e produttore tedesco
Christian Tolle (C.T.P., Tiffany Kills, AOR, …) e la perizia del multistrumentista
Morris Adriaens (AOR, C.T.P., Chasing Violets, …), ecco fugare ogni eventuale dubbio sulla vocazione della
partnership e sulla pertinenza della proposta musicale.
Insomma, se vi piacciono i suoni satinati ma dinamici, spensierati ed evocativi, intrisi di
rock adulto tipicamente
yankee,
beh, in “
Let’s stop the world” troverete esattamente ciò che vi soddisfa, a cominciare dalle scorie
rootsy dell’accattivante “
Headstone on the highway”, perfetta per le vostre scorribande automobilistiche capelli (per chi ancora li ha …) al vento.
I
fans di
Bryan Adams ritroveranno barlumi della sua magistrale arte “narrativa” nella
title-track dell’opera, mentre agli animi romantici è dedicata "
How do I get over you” una delle ballate più toccanti degli ultimi tempi.
Con “
Walk through the fire” ritorna l’elettricità
bluesy e un
refrain da contagio istantaneo, e situazione analoga la esibisce il
groove pulsante e stratificato di “
What love’s done to us”, di evidente ispirazione Def Leppard-
esca.
Impossibile, poi, “resistere” alla melodia suggestiva e palpitante di “
Let’s rise”, un autentico
highlight del disco, alla pari con l’incedere vibrante e soffuso di “
Fly” e il fascino magnetico di “
Standing on the age of the world”, discendenti “legittime” di
Maestri del calibro di Toto e Asia.
All’appello manca la sola “
Rain”, molto gradevole nella sua vaporosa disinvoltura e tuttavia da considerare il momento leggermente meno appassionante di un
album in cui, sia chiaro, non c’è nulla da scartare.
Il mondo non si potrà fermare, ma grazie a coalizioni come quella ordita da
Scheff,
Tolle e
Adriaens il peso delle sue convulse distorsioni è un po’ meno gravoso, almeno per la durata di un ristoro in note denominato “
Let’s stop the world”.