La stravagante copertina di "
Atomic Spies" ci offre subito due mondi contrapposti, raffigurati da un inquietante fungo atomico che campeggia sullo sfondo di un paesaggio bucolico (per quanto il tenero coniglietto abbia tra le mani - vabbè zampette - un detonatore). Un accostamento un po' azzardato, ma anche la proposta musicale dei
Masquerage stupisce proprio per la varietà messa in campo, soprattutto da parte di
Kimmo Perämäki che passa con disinvoltura da un cantato dickinsoniano (già da "On the Edge of Beliefs") ai ringhi alla Boltendahl ("
Atomic Spies"), e non mi stupisce scoprire (ammetto… senza un'occhiata alla biografia non me lo sarei certo ricordato) come, oltre agli Shadow Tribe,
Perämäki fosse passato fugacemente nelle fila dei Celesty, cantando sul più che discreto "Reign of Elements", album che avevo recensito nel lontano 2002.
E a questo punto mi azzarderei pure a suggerire come le coordinate dei
Masquerage non siano poi tanto distanti dall'appena citato "Reign of Elements", per quanto non mi pare si siano fossilizzati su una proposta stantia - sono attivi dal 2000 e con altri 5 album alle spalle - ma riescono ad essere eclettici ed accattivanti, ora più che in passato, con rimandi ai Freedom Call ed Avantasia, per l'approccio melodico e corale, cui uniscono marcate influenze Hard Rock che spesso e volentieri mi hanno fatto pensare al Bruce Dickinson solista.
A questa seconda categoria appartengono la seventies "
In the Vault" e l'evocativa "
Pain Of Punishment", entrambe ben tratteggiate dalla chitarra dello stesso
Perämäki, ed in parte le più robuste "
By Design" e "
The Healthiest Man to Die", mentre poi si sfocia quasi nell'AOR con la conclusiva "
Waves". Gli episodi più Power del lotto sono invece la già citata opener (ben incalzata dal drumming di
Marko Ylä-Häkkinen), l'epicheggiante "
Everfrost" ed una "
The Devil to Pay" dove i
Masquerage affiancano al loro animo più hardeggiante certe palpitazioni che sanno molto di Running Wild e Stormwitch, questi ultimi coverizzati in passato, con "Rats in the Attic" inclusa su "Breaking the Masks".
"
Atomic Spies" è un lavoro dalle diverse sfaccettature, ma anche godevole, fresco e - ammetto - inaspettato, cui spetta un caloroso benvenuto.
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