Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2026
Durata:44 min.
Etichetta:Underground Symphony

Tracklist

  1. PRELUDE
  2. THE PLACE OF MY HEART
  3. STRANGER IN MY OWN TOWN
  4. BLACK HEART
  5. HIGHER THAN STARS
  6. APRIL
  7. ON THE RUN
  8. DAWN FOR A DREAMER
  9. I WILL CARRY ON
  10. LOUD ‘N’ PROUD

Line up

  • Daniel Gazzoli: guitars, bass, drums, backing vocals
  • Giacomo Rossi: vocals
  • Massimiliano Sabbadini: keyboards

Voto medio utenti

Ho un buonissimo ricordo di “Night hunter”, disco d’esordio del Daniel Gazzoli Project, e ritrovarlo alle prese con un secondo lavoro non può che incuriosirmi, mentre al contempo m’interrogo ancora una volta sulle tante “anomalie” che caratterizzano la scena musicale contemporanea.
Pur non conoscendo nel dettaglio le circostanze che hanno condotto ad un’attesa di quasi dieci anni tra il debutto e questo “Stranger in my own town”, è difficile comprendere come mai un talento come quello di Daniel abbia “faticato” così tanto per ridare sfogo alla sua manifestazione espressiva, capace, peraltro, di non perdere di brillantezza in questa nuova incisione targata Underground Symphony.
Cambiata la backing band, oggi rappresentata dalle autorevoli effigi di Giacomo Rossi (Embrace of Souls) e Massimiliano Sabbadini (Voodoo Highway) e, in parte, l’approccio stilistico, a mantenersi intatte sono le capacità di un musicista competente e sagace, che conosce assai bene l’arte della melodia e dell’arrangiamento, e su questa edifica le sue canzoni.
Maggiormente votato a soluzioni musicali di natura hard-rock (con piccoli sconfinamenti nel power melodico), “Stranger in my own town” si rivela un’opera scritta e interpretata con innato buongusto, disegnando strutture armoniche sempre piuttosto incisive, come accade, dopo l’arpeggio introduttivo “Prelude”, in “The place of my heart”, sontuoso esempio di hard-pomp tra Uriah Heep e Magnum.
Le pulsazioni raffinate e incalzanti della title-track avvalorano la tesi di una crescita artistica del progetto, e se “Black heart” solca con efficacia i dogmi del “rock duro con tastiere” (con rimandi a Deep Purple e Pretty Maids, ma anche a certi Drive She Said …), “Higher than stars” si schiude a vaporose sonorità adulte con uguale disinvoltura e pregio.
Il clima enfatico, leggermente manieristico, di “April”, attenua il livello di coinvolgimento emozionale, prontamente recuperato dal crescendo magniloquente di “On the run” (una sorta di mix tra Dio, Ten e Prophet) e dalla ballata “Dawn for a dreamer”, in cui riecheggiano in lontananza addirittura certe atmosfere care ai The Cars.
Altre buone notizie arrivano dal fascino brumoso di “I will carry on”, mentre l’epilogo solenne e power-oso denominato “Loud ‘n’ proud” sconta nuovamente un pizzico di eccessivo conformismo, in un brano non “disturbante” e tuttavia abbastanza interlocutorio nell’economia generale della raccolta.
Una resa sonora appena più incisiva e nitida avrebbe verosimilmente contribuito a valorizzare ancora meglio i contenuti di “Stranger in my own town”, un album che riporta in auge le notevoli qualità del Daniel Gazzoli Project, ponendolo tra quei “ritorni” che meritano di poter dare continuità e sviluppo alla propria valente parabola artistica.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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