Ho un buonissimo ricordo di “
Night hunter”, disco d’esordio del
Daniel Gazzoli Project, e ritrovarlo alle prese con un secondo lavoro non può che incuriosirmi, mentre al contempo m’interrogo ancora una volta sulle tante “anomalie” che caratterizzano la scena musicale contemporanea.
Pur non conoscendo nel dettaglio le circostanze che hanno condotto ad un’attesa di quasi dieci anni tra il debutto e questo “
Stranger in my own town”, è difficile comprendere come mai un talento come quello di
Daniel abbia “faticato” così tanto per ridare sfogo alla sua manifestazione espressiva, capace, peraltro, di non perdere di brillantezza in questa nuova incisione targata
Underground Symphony.
Cambiata la
backing band, oggi rappresentata dalle autorevoli effigi di
Giacomo Rossi (Embrace of Souls) e
Massimiliano Sabbadini (Voodoo Highway) e, in parte, l’approccio stilistico, a mantenersi intatte sono le capacità di un musicista competente e sagace, che conosce assai bene l’arte della melodia e dell’arrangiamento, e su questa edifica le sue canzoni.
Maggiormente votato a soluzioni musicali di natura
hard-rock (con piccoli sconfinamenti nel
power melodico), “
Stranger in my own town” si rivela un’opera scritta e interpretata con innato buongusto, disegnando strutture armoniche sempre piuttosto incisive, come accade, dopo l’arpeggio introduttivo “
Prelude”, in “
The place of my heart”, sontuoso esempio di
hard-pomp tra Uriah Heep e Magnum.
Le pulsazioni raffinate e incalzanti della
title-track avvalorano la tesi di una crescita artistica del progetto, e se “
Black heart” solca con efficacia i dogmi del “rock duro con tastiere” (con rimandi a Deep Purple e Pretty Maids, ma anche a certi Drive She Said …), “
Higher than stars” si schiude a vaporose sonorità
adulte con uguale disinvoltura e pregio.
Il clima enfatico, leggermente manieristico, di “
April”, attenua il livello di coinvolgimento emozionale, prontamente recuperato dal crescendo magniloquente di “
On the run” (una sorta di
mix tra Dio, Ten e Prophet) e dalla ballata “
Dawn for a dreamer”, in cui riecheggiano in lontananza addirittura certe atmosfere care ai The Cars.
Altre buone notizie arrivano dal fascino brumoso di
“I will carry on”, mentre l’epilogo solenne e
power-oso denominato “
Loud ‘n’ proud” sconta nuovamente un pizzico di eccessivo conformismo, in un brano non “disturbante” e tuttavia abbastanza interlocutorio nell’economia generale della raccolta.
Una resa sonora appena più incisiva e nitida avrebbe verosimilmente contribuito a valorizzare ancora meglio i contenuti di “
Stranger in my own town”, un
album che riporta in auge le notevoli qualità del
Daniel Gazzoli Project, ponendolo tra quei “ritorni” che meritano di poter dare continuità e sviluppo alla propria valente parabola artistica.
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