Ah, i canadesi
Annihilator… ma al mondo esiste una band più altalenante, incostante e discontinua della creatura del poliedrico chitarrista
Jeff Waters?
Vero che quasi tutte le band campano di rendita del passato, in alcuni casi estremi addirittura per uno o due dischi azzeccati decenni fa, ma con gli
Annihilator è anche vero che a parte poche lodevoli eccezioni, dopo i primi quattro album (di cui alla fine solo i primi due mettono realmente d'accordo tutti), il canzoniere di qualità è ahinoi scarno.
Tra improbabili svolte moderne e alternative ("
Remains" del '97 o "
All For You" del 2004), blandi ritorni alle origini di cui si ricorda poco ("
Refresh The Demon" o gli ultimi capitoli discografici), o un'inutile ammucchiata di ospiti con idee rinfuse o raffazzonate (difficile dimenticare quella porcheria di "
Metal" del 2007 già inaccettabilmente banale dal titolo), o album con lampi di genio alternati da filler ("
Schizo Deluxe" del 2005), dopo il '94 la carriera dei canadesi è stata davvero travagliata e complessa.
Nonostante la line up instabile, nonostante gli anni bui in qui il nome scese parecchio per brancolare nell'underground, nonostante tutti i passi falsi, gli scivoloni e vicissitudini vissuti in questi decenni di carriera,
Jeff Waters è un'artista che ci ha sempre creduto molto nella sua creatura, tant'è che fece alcuni album quasi in solitaria. Al di là di tutto, il chitarrista è uno che vive per la musica.
Dopo questo pippone iniziale, dico però che alcuni album degli ultimi trent'anni di carriera degli
Annihilator meritano non solo di essere riscoperti, ma pure rivalutati e a mio parere "
Carnival Diablos" del 2001 è proprio uno di questi.
Anzi, in generale proprio la (purtroppo!) breve parentesi con
Comeau alla voce meriterebbe un'opera di riscoperta e rivalutazione, perché pure il successivo "
Waking the Fury" è un bel disco (con una produzione molto strana e divisiva) e il doppio live "
Double Live Annihilation" è una mina fotonica senza se e senza ma!
Già il precedente "
Criteria for a Black Widow" del '99 aveva fatto rialzare gli
Annihilator dopo dei lavori francamente terribili giocando la carta della nostalgia, con "
Carnival Diablos" si ritorna sempre sul Thrash Metal smaccatamente nord americano, ma con tanta modernità (per quei tempi s'intende!) di fondo e una vena Groove Metal molto accentuata: un riffing nervoso e ritmato, strutture meno complesse rispetto ai due capolavori del combo canadese, una sezione ritmica lineare, ma una ritrovata ispirazione in fase di songwriting unita alla voce arcigna e maleducata del nuovo cantante ed ecco che finalmente la qualità musicale torna in maniera prepotente in casa.
Ma qui è soprattutto il leader maximo ad aver ritrovato la smarrita vena compositiva, inanellando un riffing molto efficace ed ispirato, quasi più dei suoi funambolici assoli.
Anche la produzione con il giusto grado di grezzume, dà più credibilità al sound globale, se poi la si confronta con le produzioni tutte perfettine, laccate, piatte e ingentilite degli ultimi anni, beh è quasi commovente risentire dei suoni così ruvidi.
Operazione necessaria anche perché l'ultima ristampa fu fatta nel 2010 dalla
Earache.
Per gli amanti del fisico segnalo che disgraziatamente il formato della versione cd è il tanto odiato digipack e quest'ultima versione rispetto a quella lp ha due belle bonus track, ovvero le versioni live di "
Refresh The Demon" e di "
Shallow Grave".
Detto questo, a quando le ristampe di "
Waking the Fury" e di "
Double Live Annihilation"?