Rieccoli i deathsters teutonici dopo ben sette anni di attesa con il nuovo album.
Questi mazzolatori forti di un nuovo contratto con la
RPM non cambiano di una virgola i loro propositi, ovvero sommergere l’ascoltatore con del potentissimo death metal.
L’album in questione ha tutto quello che un amante del genere può chiedere, vocione cavernoso, velocità, pesantezza, nessun compromesso e qualche barlume di melodia.
In più questi ragassuoli hanno qualche vibrazione swedish, vedasi le “chrushing guitars” che fanno tanto
Entombed,
Dismember e via discorrendo.
Tutto qui? Bhe, no, la formazione tedesca non si limita a picchiare come un fabbro ferraio solamente, perché offre anche dei solidi mid tempo come in “
Embers of wrath” e “
Path of thorns” che ha anche un rallentamento quasi doom.
Se volete invece spezzarvi il collo con l’headbanging, c’è l’imbarazzo della scelta, ma vi consiglio “
Orphan god” che sembra presa paro paro dal canzoniere del compianto
Lars Goran Petrov e co. dei tempi belli.
Una pecca forse è la durata un pochino troppa per un disco del genere dato che arriva a quarantotto minuti e rotti ma ci si può passare sopra.
Album che non sarà un capolavoro, ma mantiene quanto promette, ovvero un death metal fatto come si deve, senza fronzoli e compatto, bentornati.
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