Copertina 7

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2026
Durata:37 min.
Etichetta:Apocalyptic Witchcraft Recordings

Tracklist

  1. MåNGATA
  2. BORTKASTADE DöDSRUNOR
  3. ANDAS IN NEONREGN
  4. GRISTIMMAR
  5. JAG SOVER
  6. I LYKTORNAS SKEN
  7. KöTTKVARN
  8. LåNGT LOPP GENOM MöRKRET
  9. BRUNKEBERGSTUNNELN

Line up

  • Vaarwel: all instruments, vocals

Voto medio utenti

Vaarwel non è sicuramente un nome di punta della nostra musica preferita e probabilmente - se chiedessimo al metallaro medio - non verrebbe nominato nemmeno tra i primi 50 artisti.
Eppure Mikhail Savelyev - polistrumentista e fondatore dei Frozen Ocean - da oltre 20 anni è fedele alla parte più atmosferica e sperimentale della fiamma nera, autore di 11 full ed un numero imprecisato di EP, forte di un'ispirazione che non sembra avere cali.
Nonostante la sua prolificità, da "Pills of Remembrance" ad "Askdrömmar" (12esimo album pubblicato sotto Apocalyptic Witchcraft Recordings) sono passati ben 11 anni ed un paio di EP (uno dei quali - "The Prowess of Dormition" recensito dal nostro Dopecity).

Tutto si può dire di Vaarwel ma di certo non lo si potrà mai accusare di immobilismo nè di mancanza di coraggio: se negli ultimi lavori il filo conduttore era stato - musicalmente e come tematiche - il gelo, il ghiaccio ed il significato più profondo dell'inverno, "Sogni di cenere" (Askdrommar in svedese) è un'opera che trae ispirazione dagli scritti di John Ajvide Lindqvist (lo Stephen King scandinavo) e dalla musica dei Lifelover.
L'album tratteggia musicalmente l'identità propria, l'entità fatta di neon, luci abbaglianti, lampioni tremolanti al vento, mura scrostate, palazzi anonimi e senza memoria, strade tutte uguali che vengono ingoiate da altri edifici che oggi chiamiamo "città". Un'entità che vive di vita propria e che solo un sottile velo di percezione separa dalle vite degli uomini.

La musica che anima i 9 brani dell'ultima fatica di Savelyev non è il "rassicurante" black melodico di qualche anno fa, è un disturbante insieme di drone, ambient, post-black ed elettronica creato apposta per mantenere l'ascoltatore in uno stato di tensione, malessere e disagio per tutti i 37 minuti di running time.
Le chitarre sono intense, ossessive, ripetitive, gli strati di synth non ammorbidiscono l'atmosfera ma contribuiscono ad accrescere il senso di inquietudine e le parti vocali - a volte sussurrate altre persino declamate - completano il quadro.
Purtroppo con lo scorrere dei brani affiora una certa monotonia e ripetitività nelle struttura delle composizioni - probabilmente voluta per accentuare il pathos - che impedisce al disco di decollare definitivamente.
In conclusione un disco di buon livello, cupo e senza concessioni, degna colonna sonora per i tempi apocalittici che ci tocca vivere.

Frozen Ocean - "Bortkastade dodsrunor"

Recensione a cura di Alessandro Zaina

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