Vaarwel non è sicuramente un nome di punta della nostra musica preferita e probabilmente - se chiedessimo al metallaro medio - non verrebbe nominato nemmeno tra i primi 50 artisti.
Eppure
Mikhail Savelyev - polistrumentista e fondatore dei
Frozen Ocean - da oltre 20 anni è fedele alla parte più atmosferica e sperimentale della fiamma nera, autore di 11 full ed un numero imprecisato di EP, forte di un'ispirazione che non sembra avere cali.
Nonostante la sua prolificità, da "
Pills of Remembrance" ad "
Askdrömmar" (12esimo album pubblicato sotto
Apocalyptic Witchcraft Recordings) sono passati ben 11 anni ed un paio di EP (uno dei quali - "
The Prowess of Dormition" recensito dal nostro Dopecity).
Tutto si può dire di
Vaarwel ma di certo non lo si potrà mai accusare di immobilismo nè di mancanza di coraggio: se negli ultimi lavori il filo conduttore era stato - musicalmente e come tematiche - il gelo, il ghiaccio ed il significato più profondo dell'inverno, "
Sogni di cenere" (
Askdrommar in svedese) è un'opera che trae ispirazione dagli scritti di
John Ajvide Lindqvist (lo Stephen King scandinavo) e dalla musica dei
Lifelover.
L'album tratteggia musicalmente l'identità propria, l'entità fatta di neon, luci abbaglianti, lampioni tremolanti al vento, mura scrostate, palazzi anonimi e senza memoria, strade tutte uguali che vengono ingoiate da altri edifici che oggi chiamiamo "città". Un'entità che vive di vita propria e che solo un sottile velo di percezione separa dalle vite degli uomini.
La musica che anima i 9 brani dell'ultima fatica di
Savelyev non è il "rassicurante" black melodico di qualche anno fa, è un disturbante insieme di drone, ambient, post-black ed elettronica creato apposta per mantenere l'ascoltatore in uno stato di tensione, malessere e disagio per tutti i 37 minuti di running time.
Le chitarre sono intense, ossessive, ripetitive, gli strati di synth non ammorbidiscono l'atmosfera ma contribuiscono ad accrescere il senso di inquietudine e le parti vocali - a volte sussurrate altre persino declamate - completano il quadro.
Purtroppo con lo scorrere dei brani affiora una certa monotonia e ripetitività nelle struttura delle composizioni - probabilmente voluta per accentuare il pathos - che impedisce al disco di decollare definitivamente.
In conclusione un disco di buon livello, cupo e senza concessioni, degna colonna sonora per i tempi apocalittici che ci tocca vivere.
Frozen Ocean - "
Bortkastade dodsrunor"
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