I
rockofili della mia generazione ormai vivono spesso una sorta di piccolo “dilemma esistenziale”, e questo succede ogni volta che un gruppo “storico” ritorna sul proscenio con una formazione profondamente diversa da quella capace di riservare loro momenti di puro e assoluto coinvolgimento emotivo.
Come accogliere tale misto di dubbi, aspettative e speranze?
La risposta non è semplice, ma anche se il “ricordo” è una “brutta bestia” da affrontare, fortunatamente ci sono artisti che riescono a conservare una propria identità a dispetto dei cambiamenti e forti di un’ispirazione costante, allontanano il loro prestigioso e, per molti versi impareggiabile, passato, risultando credibili e coinvolgenti anche nel presente.
Tra queste encomiabili formazioni ci sono sicuramente gli
Hardline, che pur non essendo più quel
supergruppo che contrastava il ciclone
grunge con il
masterpiece “
Double eclipse”, negli anni ha saputo offrire
performance sempre all’altezza della situazione.
Circostanza ampiamente confermata anche da questo “
Shout”, che tra le novità vede l’ingresso in
line-up di
Luca Princiotta (Doro, Sunstorm … ottimo il suo contributo, anche in sede di scrittura) e il patrocinio della
Steamhammer.
A garantire la necessaria continuità temporale ed espressiva ci pensa un sempre strepitoso
Johnny Gioeli, mentre ad
Alessandro Del Vecchio tocca il compito di rassicurare chi ha apprezzato il
songwriting e la vitalità della
band anche nei periodi più recenti, marchiandola come un raro esempio di coerenza non fastidiosamente “nostalgica”.
Tante parole, probabilmente pure un po’ superflue, che sono certo gli estimatori degli
Hardline e dell’
hard melodico in generale, non potranno che condividere non appena la
title-track dell’opera, “
Rise up” e la
bluesy “
It owns you” irrompono negli
speaker dei loro dispositivi di riproduzione sonora (avrei voluto scrivere impianti stereofonici, ma non vorrei passare per eccessivamente “vetusto” …) con tutta la carica emozionale che possiedono gli
anthem brucianti intrisi di classe ed eleganza.
La scelta di celebrare gli Scorpions, con il
remake della
ballatona “
When you came into my life”, mi ha costretto a “ripassare” l’originale (e rivalutare, almeno in parte, “
Pure instinct”) e accorgermi, visti i risultati davvero emozionanti, dei motivi che hanno condotto gli
Hardline a riproporre proprio questo brano, non esattamente uno dei più noti del ricco
songbook degli artropodi tedeschi.
Su un’analoga linea stilistica si colloca “
Mother love”, confermando l’anima raffinata e intensa di una coalizione artistica (ormai profondamente italica, tra l’altro …) assai affiatata e ispirata, in grado, poi, di mostrare nuovamente i “muscoli” nelle vibranti cromature di “
Rise above no fear”, nelle scintillanti pulsazioni
hard-blues di “
Candy love” e
“I’m leaning on it” e ancora nell’impeto Rainbow-
esco di “
Welcome to the thunder”, forse l’unico leggermente troppo prevedibile.
A chiudere la scaletta arriva, infine, “
Glow”, un altro passaggio sonico impregnato di sentimento e passionalità, esaltato dal toccante duetto vocale tra
Gioeli e
Del Vecchio.
In un
rockrama popolato da “veterani” fatalmente sottoposti a paragoni tanto stucchevoli e irrazionali quanto pressoché inevitabili, gli
Hardline di “
Shout” sostengono le responsabilità di un
brand così blasonato con stile, vigore, passione e disinvoltura, meritandosi un convinto elogio anche da parte di chi ritiene che diventare una specie di
tribute band di sé stessa sia uno dei pericoli più diffusi e stigmatizzabili dalla scena musicale contemporanea.