Angus McSix - Angus McSix and the All-Seeing Astral Eye

Copertina SV

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2026
Durata:42 min.
Etichetta:Napalm Records

Tracklist

  1. 6666
  2. THE FIRE OF YORE
  3. I AM ADAM MCSIX
  4. DIG DOWN
  5. TECHNO MEN
  6. ORK ZERO
  7. STARLIGHT STRONGHOLD
  8. AETHERIYJA
  9. LET THE SEARCH BEGIN
  10. THE POWER OF METAL
  11. INTO BATTLE

Line up

  • Thalestris, Queen of the Lazer-Amazons of Caledonia: guitars
  • Arch Demon Seebulon, The Origin of all Evil: guitars, bass
  • Ork Zero: drums
  • The Dwarf: guitars
  • Prince Adam McSix: vocals

Voto medio utenti

Ho veramente difficoltà nel dovervi descrivere questo disco. Premetto, non perchè quello che Angus McSix ha presentato questa volta sia qualcosa di talmente complicato e difficile da comprendere, anzi totalmente il contrario, ma perchè potrei concludere questa recensione con quattro parole: questo album è osceno.

Al termine di (ripetuti) ascolti, le domande sorte nella mia testa sono state molteplici: a chi è indirizzato un prodotto del genere? Perchè la gente dovrebbe comprarlo? Perchè la Napalm tiene a progetti del genere, e continua a mandarli avanti? Perchè non spendere quei 20,00 euro, o quello che sono, per spese più ragionevoli? Non voglio passare per il metallaro duro e puro, dove qualunque cosa esca fuori dai ritmi di un incedere maideniano è blasfemia, anzi, ma questi prodotti usa e getta (in brevissimo tempo, tra l'altro) che finalità hanno? Indubbiamente hanno il loro pubblico sotto il palco, dato che ad esempio durante l'edizione 2023 del Wacken (lo trovate su YouTube) le persone erano estasiate e divertire nel vedere la band suonare, tra pupazzi di dinosauri gonfiabili, finte spade, armature e quant'altro. Ho provato inoltre - con difficoltà, lo ammetto - a capire il concept o la storia dietro il disco, che credo sia collegata con qualcosa dei Gloryhammer, ma purtroppo non sono riuscito ad essere più preciso. Sempre che la cosa interessi, comunque.

Musicalmente cosa ci troviamo davanti? Una sequela di pezzi talmente zuccherosi da far venire il diabete, ad esempio 'The Fire Of Yore', con un incipit che renderebbe fieri i Manowar, l'orripilante 'Techno Man' con un uso delle tastiere strabusato, arrivando a 'The Power Of Metal', che non vi sto neanche a descrivere, andrebbe ascoltata, e poi riposta nell'angolo più buio del cervello. Se sul precedente disco riuscivo a salvare alcune parti di chitarra, per quanto globalmente fosse insufficiente, qui neanche quelle. Le chitarre sono relegate al compitino, tra riff di stampo moderno e abbastanza monotono, e dove a prevalere, come detto, sono tastiere e piccoli inserti quasi da videogame ('Ork Zero'). Passiamo oltre anche 'Dig Down' con la partecipazione dei Van Canto, mentre se c'è da trovare la canzone "meno peggio", quel premio va senza dubbio a 'Let The Search Begin', dove finalmente sembra di tornare a respirare un'aria più 'pura', tornando a riveder le stelle come direbbe qualcun altro, anche in questo caso se ne vede solo una in un cielo completamente nuvoloso.

Gli Angus Mc Six continueranno a fare il botto e a vendere? Sì, ne sono certo, e gli faccio i complimenti. Ma per quanto mi riguarda, un paio di ascolti mi sono bastati per allontanarmi da questa proposta musicale. Se avete 40 minuti liberi, ascoltate altro, qualsiasi cosa, ma non questa.
Recensione a cura di Francesco Metelli

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