Terzo album per i texani, che secondo le regole dovrebbe essere quello della maturità, ma non spicca fra i miliardesimi di album che affollano l’underground.
L’intenzione c’è, la volontà pure ma mancano le idee in qualche punto, abbiamo alcune tracce che dimostrano un bel tiro e rallentamenti assassini ma che vengono sbilanciate invece da altre assolutamente anonime; gli ospiti speciali presenti, vedasi
Robb Flynn dei
Machine Head e compagnia danno qualcosina ma non incidono nell’economia del tutto.
L’album è tematico, sembra che il gelo sia il tema dominante o quasi, ma certe cose riuscivano agli Immortal soprattutto in virtù di un suono gelidissimo.
Veniamo alla nota dolente, la produzione, troppo compressa, con chitarrone e basso inesistente, batteria troppo alta che copre la voce e i pochi assoli presenti, non certo il massimo.
Quindi album sufficiente, ma si poteva fare di più? Forse si, ma chi ama il death underground troverà pane per i suoi denti.
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