Questo secondo album di questa one woman band ti fa precipitare in una deliziosa melanconia autunnale.
Solo i figli/e della terra d’Albione sanno esaltare questi sentimenti ma senza melensaggini assortite.
Lavoro acustico con pochi elementi elettrici privi di distorsione, le chitarre reggono un impianto sonoro semplice che esalta il pathos con pochi elementi ma messi nei punti giusti e con una ritmica che a volte fa capolino come in “
Ghosts of time past”.
La voce è riverberata, come se provenisse da un tempo lontano, una sorta di rievocazione di uno spirito ove il corpo di esso è già polvere.
Bel ritorno che è umbratile e va ascoltato in silenzio durante il tramonto autunnale o nelle grigie giornate di pioggia segnate da campane lontane.
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