La storia che sta dietro al secondo concept album dei nostrani
Vanderlust è quanto di più sci-fi possa esistere: anno 2500, la razza umana vive sotto il dominio degli alieni
Coelacanth, che li trattano bene ma che li fanno vivere confinati in queste “fattorie” umane. Il disco racconterà la storia di
Abe, uno degli umani, che si porrà delle domande, riuscirà a scardinare il sistema, traslerà l’umanità verso una nuova libertà… solo per scoprire che forse le fattorie dei Coelacanth erano il male minore…
Sto disperatamente cercando di girare intorno alla storia, raccontandovene giusto il minimo, perché essa merita davvero di essere scoperta, con tutti i suoi colpi di scena ed un finale a sorpresa. Ma parliamo della musica.
I Vanderlust incarnano il prog-metal quello che piace a noi vecchietti, quello degli anni ’90, quello di Threshold, Fates Warning, quello che non sfoggia muscoli a tutti i costi, ma RACCONTA UNA STORIA, con una perizia agli strumenti che non deve necessariamente essere sfoggiata ogni secondo dell’album, ma che si può tranquillamente piegare al dipanarsi della storia, non avendo sindromi del pene piccolo o afflati narcisistici. E sì che i ragazzi della band sanno suonare e cantare come dio comanda; ma è un piacere ascoltare cose così diverse come la cattivissima “
Golden Shackles”, la morbida ma tecnica “
Connection Failed”, la bellissima intro ed un finale degno del suo nome.
Insomma, disco promosso e consigliato, per gli amanti del prog sarà acqua nel deserto, a meno che non preferiate il culturismo chitarristico fine a sé stesso degli ultimi Dream Theater e compagnia cantante.
Non è ancora stata scritta un'opinione per quest'album! Vuoi essere il primo?
Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?