Gli
Iron Brigade, da Pittsburgh (Pennsylvania, USA), partono per la loro prima vera crociata (in precedenza solo un paio di EP), ma prima di fare sul serio con "
Crusader" dobbiamo lasciar scorrere l'intro "
Deus Vult". Quello che poi incontriamo è un valoroso US Power che, a dispetto della presenza di quelle anacronistiche cornamuse che incalzano questi due episodi, rinverdisce la tradizione di formazioni come Gothic Knights, Zaxas, Twisted Tower Dire, Onward, Zandelle, etc.
Che non si tratti solo di un'impressione lo ribadisce la seguente "
Afterlife Confessions", sulla quale si erge la voce poderosa (che oltre a palesare un evidente approccio
dickinsoniano mi ricorda un po' Michael Grant) di
Daniel Butch, mentre
Caden Butch e
Jonathan Stanley si spostano fino in Germania a rinverdire le melodie di "Black Hand Inn" dei Running Wild. Sono ancora le chitarre a dare il via alla titletrack e poi alla seguente "
Faith in Battle", dove, per quanto siano ben incalzate anche dal drumming di
Lorne Moska, si inizia a percepire un po' di stanca e la mancanza dello spunto vincente, nonostante gli sforzi di
Daniel Butch e dei due chitarristi, che indubbiamente si dannano l'anima, alternando pattern melodici e rasoioate affilate. Sfilano via praticamente sulla stessa lunghezza d'onda anche "
Days of Glory" e la conclusiva "
Keepers of the Flame" (con quei suoi insistiti "
ohohho" maideniani), mentre qualche risultato in più lo raccoglie "
All Hail the Guardian" che si rivela un po' più aggressiva, direi con qualcosa dei Jag Panzer, mentre "
Herculean Destiny" ha un approccio maggiormente affine alla N.W.O.B.H.M. sia nel cantato (un po' nello stile di Blaze Bayley) sia nel guitarwork.
Indubbiamente gli statunitensi si danno da fare e non gli manca certo la volontà, ma talvolta la canzoni non sfuggono alle insidie del già sentito e non riescono a imporre una propria personalità… e alla fine ci si rende che conto che - tenendo anche fede al titolo - gli
Iron Brigade in questo primo viaggio sulla lunga distanza non sempre hanno avuto il vento in poppa.
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